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SHIN SHIN AIKIDO - IWAMA RYU

Il saluto (reigi o reishiki: insieme delle regole giapponesi di etichetta)

E' un sistema tradizionale giapponese che potrebbe assumere diversi significati: una forma di ringraziamento, cortesia e rispetto per chi si ha davanti, un momento di diversificazione tra quello che c'è prima e quanto viene dopo, un'introduzione ad una fase di concentrazione.….

Nel saluto c'è sempre la ricerca dell'armonia e dell'unione (awase), si cercherà quindi di eseguirlo assieme, cioè contemporaneamente e respirando allo stesso modo e momento, in uno stato di zanshin (letteralmente: lasciare il cuore), cioè uno stato di continua vigilanza e percezione di ciò che ci circonda.

In senso generale esistono due tipi di saluto: in piedi (ritsu-rei) ed in ginocchio (za-rei). Il saluto in piedi è comunemente usato tra allievi e si esegue semplicemente stando in piedi, di fronte e piegando leggermente il busto con le mani che scorrono naturalmente, davanti le ginocchia. Durante gli allenamenti (keiko) si usa la posizione za-rei pronunciando la frase "o negai shimasu" prima e "domo arigato gozaimashita" dopo la pratica.

Tradizionalmente sono previste tre posizioni di ritsu-rei a seconda di chi si deve salutare: 1°) con piegamento del busto di circa 30° dall'asse sagittale di fronte ad un pari grado, un grado inferiore, o una persona più giovane; 2°) con piegamento a 45° per un maestro, o un grado superiore, o una persona più anziana; 3°) con piegamento a 90° in presenza dell'Imperatore (per i giapponesi), o comunque una persona di altissimo rango, o una persona che si intende onorare moltissimo.

Il saluto più cerimonioso è il za-rei nella sua forma completa. Deriva dal rito religioso shintoista (Shin-to: la via degli Dei) e viene eseguito, nella nostra pratica, all'inizio ed alla fine di ogni allenamento, lezione, stage.

Si parte da una posizione in piedi e si scende con il ginocchio sinistro (il lato dove il samurai teneva la spada) perpendicolarmente al terreno e tenendo il piede puntato dietro, successivamente scende il ginocchio destro, sempre con il piede puntato: c'è una distanza di tre pugni fra un ginocchio e l'altro.

Si distendono i piedi semplicemente o accavallando gli alluci e ci si siede comodamente sui talloni divaricati, il busto è diritto, le spalle aperte e le mani naturalmente appoggiate sulle cosce con le dita all'interno. (Solo il Maestro può tenere le mani appoggiate alle ginocchia.)

Solitamente, all'inizio della lezione gli allievi attendono l'arrivo del Maestro già schierati nella posizione in ginocchio (sei-za) e aspettano la sua uscita, alla fine della lezione, alla stessa maniera.

Il Maestro, o il più alto in grado presente sul tappeto (tatami), prenderà posto davanti al Kamiza (luogo dove sono posti i simboli o fotografie dei Kami protettori del luogo e altri sobri ornamenti), di fronte a tutti gli altri da sinistra a destra (visti dal Maestro) per ordine di grado o di età, tra allievi di grado uguale.

Prima del saluto vero e proprio si usa fare mokuso un breve periodo di silenzio e meditazione/concentrazione, con le mani (dita distese) appoggiate all'addome (hara), la sinistra sopra la destra, i pollici che si toccano (o altri mudra: posizioni gestuali), gli occhi semi chiusi, cercando di liberarsi da tutti i pensieri e fare il "vuoto" mentale (ku/mu) per ricercare il satori (illuminazione).

Successivamente il Maestro si gira verso il Kamiza, dove ci sarà un quadro o una foto di O-Sensei (Grande/Onorevole Maestro) Morihei Ueshiba, il caposcuola nonché ideatore del metodo Aikido e inizia la cerimonia del saluto. Tradizionalmente O-sensei è il Kami protettore del dojo, luogo dove si pratica per ricercare la via (per la cultura religiosa giapponese anche gli spiriti degli antenati sono considerati Kami).

Tutti assieme si congiungono le mani rappresentando lo Yin e lo Yang (l’energia complementare, il "positivo" e il "negativo", l'energia dell'universo e la propria congiunte) e raccogliendo l'energia (ki) della terra e quella del cielo con un movimento figurato, ci si inchina appoggiando le mani poco davanti alle ginocchia, lo sguardo basso che esprime ringraziamento, sicurezza e fiducia.

Questo gesto si ripete per tre volte (a simboleggiare corpo/mente/spirito, quadrato/triangolo/cerchio, passato/presente/futuro), dopo la seconda volta le braccia e le mani giunte si distendono in avanti e vengono battute per quattro volte (le quattro direzioni cardinali nord/sud/est/ovest, i quattro elementi terra/aria/fuoco/acqua) ritmicamente ed allo stesso tempo (per simboleggiare la purificazione, scacciare le negatività, richiamare l'attenzione dei Kami e riunire la loro con la propria energia), si esegue quindi il terzo inchino e, mentre tutti conservano questa posizione, il Maestro si gira verso gli allievi e pronuncia la frase: "o negai shimasu" (chiedo di poter fare una buona pratica con voi), gli allievi rispondono ad alta voce: "o negai shimasu", dando con questa formula la propria disponibilità a confrontarsi e praticare insieme nella ricerca della Via ovvero, attraverso la tecnica, ritrovare la riunificazione mente-corpo-spirito ed armonizzarsi con gli altri per far parte consapevolmente dell'Universo e delle forze che lo animano (l'Amore e la Compassione).

Il Maestro (Sen-sei, che letteralmente significa "nato prima") risolleva il busto e anche gli allievi lo imitano, salendo assieme, il Maestro a questo punto si alza in piedi rifacendo la procedura iniziale in senso inverso (l'ultimo a sollevarsi sarà il ginocchio sinistro) seguito dagli allievi per ordine di grado.

Nel saluto finale cambia solo la frase rituale: il Maestro dice "arigatoo gozaimashita" ovvero: "vi ringrazio per quello che è stato fatto" (inteso in senso ampio e completo) e gli allievi rispondono "Domo arigatoo gozaimashita" (stesso significato con una sfumatura di cortesia e rispetto in più).

Fatto ciò, il Maestro esce dal tatami. Quando il Maestro se ne è andato gli allievi lo imitano, senza dimenticare un ultimo "saluto" al proprio partner di quell'allenamento o dell'ultima tecnica praticata.

Takamori sensei

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