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Inzia oggi una serie di articoletti su argomenti vari di matrice giapponese. Curiosità, tradizioni, leggende e quant'altro a cura di Stefano Lazzarotto, nuovo collaboratore del sito, che ringraziamo a nome della redazione.

Sei dragoni giapponesi

I miti giapponesi sono meglio conosciuti per i fantasmi terrificanti e i mostri acquatici. I draghi giapponesi invece non sono così ben conosciuti. Ciò nonostante, i draghi fanno apparizioni in diverse leggende classiche del Giappone. I dragoni giapponesi di solito vivono nell’acqua e hanno la tendenza a mutare la loro forma in quella umana (spesso si trasformano in belle donne). Queste sono alcune delle storie più famose sui draghi giapponesi.

Ryujin - Come rubare gioielli a un dio dragone

Ryujin è un dio dragone giapponese che vive nel mare. Appare molto spesso nei miti giapponesi, così come le sue numerose figlie. In una leggenda, Ryujin rubò dei gioielli dal valore inestimabile a un principe. Il principe si imbarcò in un viaggio per recuperare i gioielli quando incontrò una bella pescatrice di perle (Ama) su di una spiaggia. Si sposarono ed ebbero un figlio. La pescatrice di perle diventò così una principessa (conosciuta come principessa Tamatori). La principessa Tamatori trovò un modo per riprendere i gioielli rubati dal drago, suonando della musica così dolce da farlo addormentare. Quando il dragone scoprì che i gioielli erano spariti, iniziò a darle la caccia. Lei si tagliò il seno per nascondere i gioielli all’interno e il sangue sgorgato dalla sua ferita, intorbidì le acque quel tanto da permetterle di fuggire. Alla fine però la principessa morì, ma riuscì a recuperare i gioielli per la sua nuova famiglia.

Otohime - Attenzione ai regali da una principessa dragone

Otohime è una delle belle figlie di Ryujin. La leggenda vuole che lei sia la nonna del primo imperatore del Giappone, l’imperatore Jimmu (in Giappone i primi 15 imperatori si presumono essere figure mitologiche). Otohime appare in Urashima Taro, uno dei miti più conosciuti del Giappone. Urashima Taro era un giovane pescatore che salvò una piccola tartaruga dalle torture di una banda di bambini. Si scoprì poi che la tartaruga era Otohime. Il giovane Taro venne ricompensato con una visita al palazzo del re drago, sotto il mare. Trascorse tre giorni presso il palazzo con la bella principessa Otohime (che nel frattempo assunse forma umana). Quando venne il momento per il pescatore di tornare a casa, Otohime gli diede una piccola scatola. Gli disse che la scatola lo avrebbe protetto, ma che lui non avrebbe mai dovuto aprirla. Quando il pescatore ritornò al suo villaggio scoprì che erano passati in realtà 300 anni. La sua famiglia, gli amici e tutti quelli che avesse mai conosciuto erano morti. Disperato, decise di aprire la scatola e così facendo divenne immediatamente un vecchio.

Mizuchi - Sacrifici umani per il dragone del fiume

Un antico mito giapponese cita sacrifici umani fatti sulla riva di un fiume per un dio dragone di nome Mizuchi. Non è chiaro se tali sacrifici in realtà si siano verificati nei tempi antichi, o se questo sia puramente un mito.

Kiyohime - La donna drago

Kiyohime era la figlia di un uomo ricco. Lei si innamorò di un bel prete itinerante chiamato Anchin. Ebbero una breve storia d’amore, ma poi lui perse rapidamente interesse nei suoi confronti. Kiyohime fu così arrabbiata dal suo improvviso cambiamento che si trasformò in un drago e gli diede la caccia. Anchin, fuggendo, si imbattè in un tempio e si nascose all’interno di una enorme campana di ferro. Kiyohime però fuse la campana con il suo alito infuocato con Anchin dentro (i miti giapponesi sono pieni di storie che narrano di temibili poteri di donne disprezzate dagli amanti).

Nureonna - Come i draghi si lavano i capelli

I Nureonna (letteralmente donna bagnata) sono fantasmi drago che fanno frequenti apparizioni nei miti giapponesi. Essi sono soliti lavare i propri capelli in riva a qualche fiume. Sono temuti perché tendono ad attaccare se vengono disturbati.

Kuniyoshi - La leggenda del sacco di riso eterno

Kuniyoshi è un’altra figlia di Ryujin. Appare in un mito giapponese dal titolo “Mio Signore, sacco di riso”. Un giorno un guerriero di nome Hidesato voleva attraversare un ponte, ma notò un drago gigante disteso su di esso. Nonostante ciò, Hidesato con noncuranza scavalcò il drago e continuò per la sua strada. Più tardi, quel giorno, fu avvicinato da una bella donna (la principessa Kuniyoshi). Lei gli disse che in realtà era quel drago che giaceva sul ponte, e che era rimasta colpita dal suo coraggio. Era rimasta sdraiata su quel ponte per 2000 anni e mai nessuno aveva osato attraversarlo. A quel punto la principessa gli chiese un favore, quello di uccidere il suo peggior nemico, un millepiedi gigante. Il guerriero accettò la proposta. Il millepiedi si avvicinò con gli occhi ardenti, ma il guerriero, con la stessa disinvoltura mostrata precedentemente, uccise la bestia con il suo arco. Hidesato venne così premiato con un viaggio al Palazzo del Drago e con dei regali sontuosi. Tra i doni vi era un sacchetto di riso che non si sarebbe mai svuotato.

by Stefano Lazzarotto

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