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Ed ecco il secondo articoletto curato da Stefano Lazzarotto. Questa volta si parla dei famosi "Love Hotel", caratteristici del Giappone. Buona lettura!

ENSHOKU

Il Giappone è un paese che ama prendersi cura non solo dei suoi abitanti, ma anche dei suoi turisti.

Offre ogni giorno innumerevoli servizi, dai più classici e utili, come i Conbini: negozietti aperti ventiquattrore su ventiquattro per rifornirsi di cibo, piccoli oggetti di uso quotidiano e molto altro anche alle più improponibili ore della notte, arrivando poi ai più stravaganti, come l’affitto di un amico per trascorrere una giornata in compagnia, o ancora i bar degli abbracci, dove i clienti potranno godersi qualche minuto di affetto e tranquillità assieme ad “abbracciatrici” professioniste.

Tutt’oggi, nelle vite dei giapponesi, le relazioni sentimentali vengono lasciate in secondo piano, il tasso di natalità è spaventosamente in calo, e ormai è quasi impossibile non solo riuscire a trovare tempo ed energie per costruirsi una famiglia, ma anche per trascorrere qualche serata piacevole e rilassante assieme al proprio partner.

Proprio il Giappone, uno dei paesi più frenetici e produttivi dell’intero pianeta, non poteva che essere il luogo natale dei famosissimi e invidiati “Love Hotel”.

Prima di addentrarci all’interno di un Love Hotel e svelarne i servizi e le offerte, facciamo un passo indietro e andiamo a scoprire quando e come hanno avuto origine e, soprattutto, come si sono evoluti nel panorama della società giapponese.

Recenti studi hanno affermato che le prime case chiuse ufficialmente riconosciute fossero già “in servizio” nella lontana Epoca Edo (1603-1868), e venivano utilizzate le classiche stanze da tè (Chaya), gestite da prostitute che gli incontri e ricevevano i clienti.

Ma è solo nell’Epoca Showa (1926-89) che le coppie iniziano a usufruire delle Enshoku, letteralmente tradotto con “stanze a uno yen”.

Le Enshoku, infatti, sono fra i primi esempi di alloggi pagati a ore, e non a giornata. Il loro costo era di, appunto, solamente uno yen all’ora, anche se ovviamente si poteva decidere di soggiornare una notte intera. Decisamente un servizio molto comodo per le coppie passeggere.

Molte di queste case chiuse, tuttavia, furono costrette a sigillare i battenti durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, sorte che colpì anche i bordelli dell’Occidente. Le uscite romantiche fra le giovani coppie o gli incontri a pagamento tornarono così a consumarsi in luoghi all’aperto o di dominio pubblico. Sicuramente meno sicuri e meno privati rispetto a come può risultare una regolare casa chiusa, nella quale la privacy e la tranquillità sono assicurate.

Nel periodo del Dopoguerra, dopo un inizio tragico e di profonda crisi economica, anche il Giappone trovò il modo di rimboccarsi le maniche e di risanare l’economia e la società. Il nuovo boom economico comportò un rapido progresso delle aree urbane che vennero modernizzate e ampliate, i servizi aumentarono sia in qualità che in quantità, e molti si adattarono prendendo ispirazione dalla cultura occidentale, nuovo punto di riferimento degli abitanti giapponesi. È proprio durante questo periodo di grande crescita che gli alberghi a ore tornarono ad accogliere la clientela.

Tuttavia, nel 1958 fu approvata la legge per la prevenzione della prostituzione, quella che da noi è conosciuta come Legge Merlin. Anche in Giappone tutte le case chiuse e i bordelli furono costretti ad abbandonare i servizi che, nonostante gli impedimenti, non cessarono di deliziare la popolazione.

Fu proprio in questo lasso di tempo e in queste circostanze che sul suolo nipponico iniziarono a comparire i primi Tsurekomi Inns. La parola “Tsurekomi” deriva dal verbo “portare con sé”, chiaro riferimento alla presenza del partner che ci accompagnerà durante il periodo di soggiorno. Nel 1961, solo nella zona di Tokio, se ne contano ben 2700!

Gli Tsurekomi non vanno intesi come vere e proprie case chiuse gestite unicamente da prostitute e accompagnatrici. Infatti, anche le giovani coppie desiderose di intimità o le coppie sposate possono usufruire dei loro servizi.

Soprattutto per quanto riguarda gli sposini, molti di loro affermano come sia difficile riuscire a ritagliare uno spazio unicamente per loro, visti gli impegni con la gestione della casa, dei figli e del lavoro.

Un paio di giorni, o anche solo una nottata, in questi speciali Inn può essere la soluzione adatta per conservare i piccoli momenti di affetto fra due innamorati, anche semplicemente godendosi un bagno caldo insieme.

C’è anche da considerare che, intorno agli anni Sessanta o Settanta, le abitazioni di molti giapponesi erano sfornite di vasca da bagno, e molti di loro andavano a lavarsi nei bagni pubblici. Gli Tsurekomi Inn, rigorosamente forniti di bagno, vasca, e servizi da toilette, diventavano un vero e proprio piccolo lusso.

Il nome “Love Hotel” (Rabuho Hoteru – ラブホテル) comincia a diffondersi durante il periodo di occidentalizzazione del Giappone, quindi verso la prima metà degli anni Settanta.

Dato l’enorme interesse verso il mondo occidentale e il desiderio di globalizzazione che inizia a insinuarsi nella società giapponese, anche questi luoghi di incontri privati cominciano a subirne l’influenza.

Si vivacizzano, diventano più particolari, sfoggiano temi bizzarri e stravaganti, molti di palese ispirazione ad ambientazioni occidentali quali castelli medievali.

Il primo vero e proprio Love Hotel viene aperto proprio nella capitale Tokio nel 1973, nel quartiere di Meguro. Proprio per questo prese il nome di Meguro Emperor, e venne costruito in modo che somigliasse a un castello, con tanto di torri e mura di cinta.

Uno dei motivi per i quali i Love Hotel furono fin da subito così appariscenti all’esterno è proprio per far capire immediatamente al potenziale cliente la natura di quell’edificio, senza bisogno di cartelli e scritte particolari. Tutti vorrebbero evitare di essere spiati da qualche passante mentre si valica la soglia di un edificio su cui troneggiano le parole “Love Hotel”.

In questo modo, poi, c’è un rischio più basso che un turista inesperto lo scambiasse per un normalissimo hotel dove riposarsi, rischiando poi di mettersi in imbarazzo.

Intorno agli inizi degli Anni Ottanta, l’industria dei Love Hotel forniva all’economia giapponese la bellezza di quaranta milioni di yen al mese (circa trecentotrentanovemila euro odierni).

Nel 1984 subentra un’altra legge: quella sui cosiddetti lavori di intrattenimento. I Love Hotel non sono stati smantellati, ma semplicemente riconosciuti ufficialmente come tali e categorizzati come ufficiali stabilimenti immobili legati alle attività sessuali.

Oggi si contano circa 25.000 Love Hotel solamente in Giappone, e la loro industria fornisce più di quaranta miliardi l’anno! Quasi il doppio rispetto al commercio di anime e manga. Persino Hiroshi Yamaguchi, l’ex presidente della Nintendo, deceduto a settembre del 2013, ne possedeva uno.

Ma come funziona un semplice soggiorno in uno di questi rinomati hotel?

In primo luogo, c’è da considerare il fatto che tutto viene svolto nel totale anonimato e nel rispetto della privacy del cliente. Giunti all’entrata, vi troverete di fronte al listino dei prezzi, dove vi sarà possibile scegliere fra due opzioni: “Rest” e “Stay”.

Se sceglierete la prima, pagherete un servizio a tempo che vi darà la possibilità di soggiornare per due o tre ore, e il prezzo varierà fra i 3.000 e i 6.000 yen a camera. Ricordiamo che le tariffe dei Love Hotel si calcolano in base alla stanza e alle ore consumate, e non a persona.

A volte, è possibile anche scegliere un servizio più breve, non meno di mezz’ora, pensato per i lavoratori pendolari che non possono fermarsi troppo fuori casa o lontano dall’ufficio.

Se, invece, opterete per la seconda scelta: “Stay”, spenderete circa 7.000 o 8.000 yen, ma potrete soggiornare una notte intera. Questa opzione sarà disponibile solitamente solo dopo le dieci di sera.

Molti turisti scelgono di trascorrere la notte nei Love Hotel proprio perché possono risultare meno cari degli “hotel standard”, anche se non sempre gli stranieri sono ammessi.

Una volta dentro, potrete trovare una reception dai vetri oscurati che vi impedirà di trovarvi faccia a faccia con il personale dell’hotel. Molto spesso non sarà possibile prenotare, e verrà tutto eseguito sul luogo, esattamente come per i motel a stampo americano.

I pagamenti avverranno in contanti, senza il bisogno di fornire documenti o carte di credito, anche questo è un sistema per il rispetto della vostra privacy.

In altre occasioni ancora, non verrete nemmeno a contatto con il personale, e vi affiderete all’uso di un selezionatore automatico. Potrete visualizzare le fotografie delle stanze a tema con i prezzi, e scegliere quella che preferite.

Una volta selezionata la camera ed effettuato il pagamento, vi verrà fornita la chiave da una serratura, e allora potrete consumare il vostro soggiorno. Sarà facile proprio come acquistare uno snack ai distributori automatici!

I Love Hotel a tema sono sicuramente i più bizzarri e originali in cui trascorrere una notte, anche solo per il gusto di soggiornare in un ambiente divertente e particolare. Ma non è raro trovare camere molto simili a quelle degli alberghi normali.

Le ambientazioni sono molto varie, e accontentano i gusti e le fantasie di ogni cliente. Si va dalla più classica stanza dell’amore con cuscini a cuori, tende rosse e vasca idromassaggio, a quelle più eccentriche, come l’aula scolastica, la bancarella di ramen, la sala giochi, l’ambientazione alla marinara, e molto altro ancora.

by Stefano Lazzarotto

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