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16 giugno

Sveglia di buon mattino per visitare il santuario di Itsukushima, il famoso santuario sull’acqua, che apre alle 6 di mattina, così possiamo ammirarlo senza la folla di turisti che invade l’isola durante la giornata. Anche i daini che scorrazzano liberi, in quanto considerati messaggeri degli dei, sono ancora un po’ addormentati.

In realtà anche l’isola si chiama formalmente Itsukushima, ma viene ormai universalmente conosciuta come Miyajima, cioè “Isola del Santuario”.

Il santuario è molto antico e fu costruito nel 1168 da Taira no Kiyomori, guerriero molto famoso e potente durante il periodo Heian, celebrato anche nei racconti “Heike Monogatari”, che lo dedicò agli antenati del suo clan.

Il percorso ci porta ad ammirare tutti i padiglioni del santuario e ci offre una meravigliosa vista (questa volta mattutina) al grande Torii sull’acqua… acqua che, a causa delle maree, la mattina non c’è!

Si dice che il Grande Torii non sia l’ingresso al santuario, bensì al mare, vero santuario offerto dalla natura.

Proseguiamo poi per il Senjokaku, nome comune del santuario Hokaku.

Il nome descrive la sua maestosità, all’interno infatti trovano spazio 1000 tatami. Commissionato nel 1587 da Toyotomi Hideyoshi, che però morì prima di vederlo ultimato. Il suo successore Tokugawa Ieyasu (che aveva sconfitto i successori di Toyotomi Hideyoshi) non ne portò a termine la costruzione.
Soltanto nel 1872 il santuario fu dedicato al kami Toyotomi Hideyoshi.

Accanto al santuario una pagoda a cinque piani, antecedente al santuario, costruita nel 1407.

Il santuario si trova su una piccola collina, così dopo le ultime foto su uno splendido panorama, riprendiamo la strada per l’albergo a ritirare i bagagli e per il traghetto.

Preso il traghetto e lasciata la magia di Miyajima, prendiamo il treno che in mezz’ora ci porta alla stazione di Hiroshima.

Veniamo accolti da una simpatica e molto efficiente “assistente turistica” che ci indica il bus da prendere e, come da usanza giapponese, ci accompagna fino alla fermata.

Hiroshima si presenta come una bella e moderna città, quasi una sfida alla distruzione. Cominciamo la visita del “Peace memorial Park” dal “A-Bomb Dome”, uno dei pochi edifici rimasti in piedi dopo lo scoppio della bomba e oggi simbolo dell’immane tragedia.

Non è la prima volta che visito Hiroshima e, come la prima volta, vedere questo edificio, mi mette sempre una grande angoscia, pensando a ciò che può essere stato vivere a Hiroshima in quei giorni e negli anni seguenti.

Un altro monumento molto toccante è il Monumento della Pace dei Bambini”, che commemora Sadako Sasaki e le migliaia di bambini vittime della bomba.
Sadako, una giovane ragazza, morì di leucemia a causa delle radiazioni.

Una leggenda dice che se uno riesce a fare 1000 gru di origami, avrà esaudito un desiderio. Il desiderio di Sadako fu quello di avere un mondo senza armi nucleari. Lei non riuscì nel suo intento, ma ogni giorno vengono offerte migliaia di gru di carta, da ogni parte del mondo, affinché il desiderio di Sadako venga esaudito.

Alla base del monumento una lapide di marmo nero porta queste parole:

これはぼくらの叫びです これは私たちの祈りです 世界に平和をきずくための
(Kore wa bokura no sakebi desu. Kore wa watashitachi no inori desu. Sekai ni heiwa o kizuku tame no)
"This is our cry, this is our prayer: for building peace in the world"
(Queste sono le nostre lacrime, queste sono le nostre preghiere: per la costruzione della pace nel mondo)

Proseguiamo lungo il parco verso il “Cenotafio per le vittime della bomba”, dedicato a quanti morirono per gli effetti immediati e postumi delle radiazioni.

All’interno una fiamma perenne che verrà spenta solo quando non ci saranno più armi nucleari nel mondo.

Lungo il percorso verso il Museo è quasi un “must” venire fermati da allegre scolaresche che fanno le loro interviste ai turisti per impratichirsi con la lingua inglese. La loro allegria e simpatia ci rasserena, dopo la tristezza provata.

Proseguiamo quindi per il Museo che purtroppo è in ristrutturazione fino al 2018, così che solo un’ala è visitabile.

Ricordo che la volta precedente nella quale l’ho visitato mi ha molti turbato. Soprattutto le storie personali che vengono raccontate sono abbastanza sconvolgenti e servono a ricordare che non dobbiamo prendere la pace per scontata.

Torniamo alla stazione e prendiamo il treno per Kyoto, dove arriviamo nel pomeriggio.

Sistemati nella simpatica e accogliente Kaede Guest House, situata a due passi dalla zona centrale, partiamo subito alla scoperta di quella che io considero la “mia città del cuore”.

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