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18 giugno

Partenza di buon mattino per incontrarci con Giorgio Ferraro un nostro amico di Padova che vive a Kyoto già da qualche anno.
Insieme a lui visitiamo il complesso dei templi del Daitoku-ji nella zona nord di Kyoto, sede del buddhismo zen della setta Rinzai. L’intera area conta circa 24 templi ed è una delle zone più belle per ammirare i famosi giardini di pietra. Purtroppo molti templi, in particolare quelli minori sono solitamente chiusi e vengono aperti solo in particolari ricorrenze o esposizioni.

L’area fu fondata nel 1319 e fu severamente danneggiata durante la Guerra Onin (1467-1477).
Fu una delle aree di maggiore importanza per lo sviluppo della “Cerimonia del tè” (Cha no yu), qui codificata da Sen no Rikyu, tra i più importanti e certamente il più famoso Maestro di questa disciplina.

Nell’area e precisamente nel tempio Sokenin si trova la tomba di Oda Nobunaga, il primo dei tre grandi unificatori del Giappone (gli altri sono Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu).

         

 Oda Nobunaga       Toyotomi Hideyoshi       Tokugawa Ieyasu

Il più famoso tempio dell’area (e quello che visitiamo) è il Daisen-in. Fondato nel 1509 ha al suo interno il più antico esempio di “tokonoma”, uno spazio dove vengono esposte calligrafie e composizioni di ikebana nelle case giapponesi, tradotto solitamente con alcova.

Nel Daisen-in possiamo ammirare uno dei più famosi giardini rocciosi, che in occidente vengono comunemente chiamati “giardini zen”, ma il cui nome in realtà è “karesansui”.

Questo giardino, il cui disegno è attribuito a Soami, monaco zen e famoso disegnatore di giardini, oltre che pittore, si compone di varie aree, molto diverse tra di loro, dalla forma descrittiva, ove viene rappresentato, come in un dipinto cinese, il corso della vita attraverso il fluire dell’acqua (“giardino cascata”, “giardino fiume”), acqua, rappresentata dai sassi, che poi si divide andando a formare il “giardino mare di mezzo”, con poche rocce  ed un albero, e il “giardino oceano”, completamente vuoto, con solo due coni di ghiaia al centro.

Stranamente questo complesso di templi non è mai molto affollato, pertanto si può godere di una vera immersione nella quiete.
Lasciata quest’oasi e grazie alla guida di Giorgio raggiungiamo la collina del parco Funaoka Yama, che più che una montagna è una collina dalla quale si può ammirare una bella vista panoramica della città di Kyoto.

Scendiamo e a andiamo a prendere i mezzi per raggiungere Arashiyama, sobborgo a nord di Kyoto.
Una volta arrivati ci inoltriamo per le viuzze tradizionali e ci dirigiamo al tempio Tenryu-ji.
Appartenente alla setta zen Rinzai, fu fondato nel 1339, dallo shogun Ashikaga Takauji, per placare lo spirito dell’imperatore Go-Daigo. È stato dichiarato dall’Unesco sito patrimonio dell’umanità, nonostante le sue strutture siano state ricostruite più volte, l’ultima nel periodo Meiji, a causa di incendi.

A differenza del tempio, il suo giardino è sopravvissuto nei secoli nella sua forma originaria.
Creato dal famoso disegnatore di giardini Muso Soseki (lo stesso che disegnò il famoso giardino dei muschi Kokedera/Saihoji, sempre a Kyoto). Il giardino è famoso perché fu il primo nello stile “paesaggio in prestito”, dove il paesaggio intorno viene incorporato nel giardino stesso. Muso Soseki fu anche il primo abate di questo tempio.

Percorriamo quindi tutto il perimetro del giardino e arriviamo ai margini della foresta di bambù, una vera cattedrale della natura. Questa foresta di bambù occupa un territorio di 16 chilometri quadrati, con bambù alti più di dieci metri.
Questa piante filtrano la luce ma anche il vento, e regalano giochi di luce e soprattutto di suoni unici.

Una curiosità: questo “suono della foresta di bambù” è stato inserito dal governo giapponese, all’interno del progetto “Paesaggio sonoro” nell’ambito dell’ecologia acustica, nella lista dei 100 suoni da preservare.
Rientrando verso il centro del paese ammiriamo il famoso ponte Togetsukyo, originariamente costruito durante il periodo Heian (794-1185), ma quello che vediamo oggi risale al 1930.

La località è sempre molto affollata, ma grazie alla nostra guida riusciamo facilmente a trovare un posto molto carino dove mangiare un piatto di ottima “zaru soba”.

Rientriamo a Kyoto e ci immergiamo nel famoso Nishiki market, non lontano dal nostro albergo.
Il Nishiki market è il mercato alimentare (ma non solo) più famoso di Kyoto dove si può acquistare, ma anche assaggiare, veramente di tutto!

Il mercato ha una storia di parecchi secoli e molti negozi sono stati gestiti dalle stesse famiglie per generazioni. Il quartiere era inizialmente una rivendita di pesce all'ingrosso, con il primo negozio aperto intorno al 1310. A questo se ne sono poi aggiunti una grande varietà, cosicché l’area si è trasformata da mercato all'ingrosso a mercato al dettaglio.

E’ sempre molto affollato, sia da turisti che da locali che vengono ad acquistare le specialità culinarie di Kyoto, la cui cucina è tra le più sofisticate del Giappone.

Molti negozi sono specializzati in particolari tipi di cibo, prodotti localmente, quali tsukemono, pesce secco, dolci giapponesi e, naturalmente, sushi e ramen.

Dopo esserci deliziati gli occhi e la bocca, torniamo in albergo ad aspettare i “reduci” da Iwama.
Riunito il gruppo ci avviamo subito al santuario di Fushimi Inari, il santuario dei mille torii.

Il cammino inizia alle spalle dell’edificio principale e, sotto migliaia di torii rosso vermiglio si risale il sacro Monte Inari, in realtà una collina di 233 metri.

Il cammino si snoda all’interno di un bosco e, anche se in questi ultimi anni hanno potenziato le luci, il cammino resta comunque molto suggestivo.
All’entrata troviamo la Porta Rōmon (Porta Torre), che fu donata nel 1589 da Toyotomi Hideyoshi, alle spalle del portale si trova l’edificio principale (Honden).

I torii lungo il cammino sono una donazione sia di società che di singoli individui e il loro nome e la data di donazione è riportata sulla base del torii.
Il costo di un torii medio può partire da 400.000 yen e raggiungere, se non superare, il milione di yen per le misure più grandi. Fin dai tempi antichi questo fu un santuario dedicato agli affari, e in particolare al riso, che era la moneta dell’epoca. Le prime strutture infatti risalgono al 711, ma il santuario fu poi spostato nel luogo attuale dal monaco Kukai e divenne oggetto del mecenatismo imperiale durante la prima parte del periodo Heian. La struttura che vediamo oggi risale al 1499.

Il Fushimi Inari Taisha è il principale santuario dedicato al kami Inari, impersonato dalla volpe, animale ambivalente: rappresenta infatti sia la pazzia e la gelosia, che il raccolto, in particolare il riso e gli affari.
Qui la volpe (kitsune) è considerata come messaggero. Un attributo ricorrente è la chiave (del deposito di riso) che porta in bocca o direttamente una spiga di riso.

Nella realtà si pensa che la volpe sia venerata come protettrice del riso in quanto mangia i roditori che ne danneggiano i campi.
La salita sembra abbastanza facile, ma il caldo umido fa la sua parte, così arriviamo in cima dopo circa 30/40 minuti.

Dopo le foto di rito riprendiamo la discesa, certamente più facile, anche se rumori che vengono dal bosco contribuiscono all’atmosfera un po’ inquietante. In realtà dovrebbero essere cinghiali e altri animali che vivono nel bosco.

Riprendiamo gli efficienti mezzi pubblici e andiamo a metterci in coda per mangiare il più buon ramen di kyoto, al Dai-ichi asahi.

Dopo circa mezz'ora di coda ci sediamo in un minuscolo locale, confusionario, estremamente modesto ed economico, dove però ci godiamo una vera squisitezza.

Rientro al nostro albergo per un super meritato riposo.

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