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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

IL CALENDARIO GIAPPONESE

Il calendario giapponese, noto anche come calendario Wareki , era il calendario in uso in Giappone fino al 1873. Tale calendario era lunisolare ed era adattato dal calendario cinese. Attualmente di questo calendario viene usata soltanto la suddivisione in ere e conseguentemente la numerazione degli anni.

LE ERE

Il calendario giapponese riconosce un'era per ciascun regno di un imperatore. L'era corrente è l'era Heisei (平成), iniziata nell'anno 1989 del calendario gregoriano: l'anno 2001 del calendario gregoriano, ad esempio, corrisponde all'anno Heisei (平成) 13 del calendario giapponese. Il primo anno di un'era, inoltre, viene denominato gannen (元年). Pertanto, l'anno 1989 del calendario gregoriano era il primo anno di Heisei ( 平成 元年 ) del calendario giapponese. L'anno 1 di ogni era va dal giorno dell'insediamento del nuovo imperatore fino alla fine dell'anno, mentre l'ultimo anno va dal 1º gennaio fino al giorno della morte dell'imperatore. Perciò il primo e l'ultimo anno di ogni era sono generalmente più corti. L'attuale imperatore Akihito (明仁) è salito al trono l’8 gennaio del 1989, che è diventato il primo anno d'Heisei (平成元年). Dunque il 2014 è l'anno Heisei 26. L'era precedente è stata l'era "Showa" (昭和), durante il regno dell’Imperatore Hirohito (裕仁). Poiché Hirohito morì il 7 gennaio 1989, i primi sette giorni del 1989 appartengono all'anno Showa 64, e i restanti giorni del 1989 all'anno Heisei 1.

L'antico calendario giapponese prevedeva una settimana (Rokuyo) di sei giorni: Taian, Butsumetsu, Senpu, Tomobiki, Shakko e Sensho.

IL CALENDARIO LUNI-SOLARE

L’antico calendario giapponese fu stabilito nel 604 dopo Cristo, ma la primissima origine del computo del tempo e della suddivisione sistematica delle stagioni risale al 602 d.C., quando Kanroku, missionario buddhista proveniente dalla Corea, portò in Giappone un almanacco cinese e ne diffuse l’impiego. Due anni più tardi la corte imperiale assunse ufficialmente il calendario cinese, rimasto in vigore fino alla data di adozione del calendario gregoriano (1° gennaio 1873). Il calendario tradizionale giapponese è lunare-solare, poiché è regolato sui movimenti reali del sole e della luna: vi sono dodici mesi lunari, ma quando il ritardo dell’anno solare diventa troppo lungo, viene aggiunto un tredicesimo mese intercalare (urutsuki). Il primo mese inizia quando il sole entra nella costellazione dell’Acquario: ciò significa che il primo giorno dell’anno cade tra il 20 gennaio ed il 19 febbraio, cioè molto vicino al principio della primavera vegetativa, che ancor oggi nelle campagne giapponesi comincia il 5 febbraio.

CICLO SESSAGESIMALE (eto)

Il sistema sessagesimale, ideato quindi per indicare mesi, giorni, direzioni, si articola in 60 simboli di classificazione di origine cinese, alla cui ideazione contribuirono dottrine astronomiche e filosofiche:

  • dottrina Yin e Yang: "e" fratello maggiore, cioè Yang (valenza positiva) e "to", fratello minore, cioè valenza negativa);
  • dottrina taoista: secondo cui l’Universo è costituito da 5 elementi: legno, fuoco, terra, metallo e acqua, a loro volta distinti in positivo e negativo (dieci segni ideografici);
  • dottrina astronomica: basata sul moto di rotazione di Giove che assume 12 posizioni, cui corrispondono 12 segni ideografici, indicati con 12 nomi di animali.

Questo sistema, come detto introdotto anticamente dalla Cina al Giappone, venne utilizzato ufficialmente fino alla Riforma Meiji (1868-1912).

I SEGNI ZODIACALI

01 topo.gif02 bue.gif03 tigre.gif04 coniglio.gif05 drago.gif06 serpente.gif07 cavallo.gif08 pecora.gif09 scimmia.gif10 gallo.gif11 cane.gif12 maiale.gif

Topo (nezumi) - Bue (ushi) - Tigre (tora) - Coniglio (usagi) - Drago (tatsu) - Serpente (hebi) - Cavallo (uma) - Pecora (hitsuji) - Scimmia (saru) - Gallo (tori) - Cane (inu) - Maiale/cinghiale (inoshishi)

Il calendario tradizionale rappresenta con grande precisione i cambiamenti stagionali e atmosferici, perciò è ancora utilizzato nelle campagne per stabilire date e periodi di parecchie attività agricole. Ecco quindi i mesi:

  • mutsuki 睦月 che ha il significato di "armonia", era il primo mese dell’anno e coincideva con febbraio/marzo;
  • kisaragi 如月 mese del cambio d’abito stagionale;
  • yayohi 弥生 mese della crescita dell’erba;
  • utzuki 卯月 mese in cui si pianta il riso;
  • satsuki 早月 mese dei germogli di riso;
  • minatzuki 水無月 mese senza acqua (1);
  • fumitzuki 文月 mese in cui si scrivono lettere;
  • hatzuki 葉月 mese delle foglie;
  • nagatsuki 長月 mese lungo;
  • kanatzuki 神無月 mese senza Dei (2);
  • shimotsuki 霜月 mese del gelo;
  • shihasu 師走 mese degli affari (3).

(1) in Giappone giugno è il mese delle piogge, ma nell’antico calendario questo mese cadeva tra luglio ed agosto;

(2) E’ così chiamato perche la leggenda narra che gli dei si recavano tutti nel tempio di Izumo per incontrarsi. In questa prefettura il mese veniva chiamato invece Kamiaritzuki;

(3) E’ chiamato il mese degli affari, perché tutti gli affari andavano conclusi prima della fine dell’anno.

Oggi i mesi si chiamano Ici-gatsu, indicando "Primo mese", e così via, fino al dodicesimo Juni-gatsu. Anche oggi, comunque, la parola "mese" è legata all’uso del calendario lunare: "mese", infatti, in giapponese si dice "gatsu" e si scrive con il kanji di "luna"! L’annata tradizionale è punteggiata di festività, tra le quali hanno particolare importanza cinque ricorrenze celebrate nei giorni: primo del primo mese, terzo del terzo mese, quinto del quinto mese, settimo del settimo mese e nono del nono mese. Queste cinque feste, chiamate collettivamente gosekku, segnano e sottolineano i cambiamenti di stagione - eventi ciclici che, secondo credenze universalmente diffuse, influiscono profondamente sull’uomo e sulla sua alimentazione, comportando tra l’altro il pericolo di malattie e la minaccia di mali ignoti. Questi, stando alle vedute e superstizioni popolari, hanno modo d’infiltrarsi nascostamente nell’esistenza appunto nei momenti di transizione stagionale. Anche se le origini delle gosekku restano complessivamente alquanto oscure, si comprende chiaramente che le celebrazioni ebbero origine dalle magie e dai riti di passaggio istituiti per allontanare la malasorte, deviare gli influssi malefici, richiamare la protezione delle divinità e invocare fertilità, prosperità e salute. In breve, questi rituali consistevano anticamente nel praticare particolari osservanze di purificazione ed esorcismo seguite da festeggiamenti. Infatti la parola matsuri, con la quale ci si riferisce abitualmente a queste celebrazioni, è un termine shinto dalle accezioni numerose e varie che fondamentalmente designa un atto simbolico mediante il quale l’uomo si pone in comunicazione attiva con le divinità (kami). Il verbo matsuri significa infatti "divinizzare, tributare culto, venerare come dio".

Le cinque feste, sovente cantate in poesia e spesso rappresentate nella pittura del periodo Edo o Tokugawa (1603-1868), sono ancora popolari al giorno d’oggi e comportano la preparazione e l’allestimento di decorazioni sia all’interno che all’esterno delle abitazioni. Stando alla tradizione, esse risalgono molto indietro nel tempo, all’epoca dell’imperatore Uda (887-897), ma la loro denominazione collettiva gosekku cominciò ad essere usata solo all’inizio dell’epoca Tokugawa. Durante l’anno, descriveremo (in successivi articoli, dei quali ora proponiamo, più sotto, il primo) i principali significati di ciascuna delle gosekku nella sua forma consolidata, viva a tutt’oggi:

  • Oshogatsu - Capodanno - primo giorno del primo mese;
  • Hina Matsuri - Festa delle bambine, delle bambole e dei fiori di pesco - terzo giorno del terzo mese;
  • Kodomo no Hi - festa dei maschietti, delle carpe volanti e dei fiori d’iris - quinto giorno del quinto mese;
  • Tanabata Matsuri - Festa delle stelle e dei desideri - settimo giorno del settimo mese;
  • Kiku no Sekku - festa dei crisantemi - nono giorno del nono mese.

Oshogatsu - Capodanno

Celebrata il primo giorno del primo mese, la festa di Capodanno coincideva con l’inizio della primavera vegetativa: era certamente la più significativa e la più felice delle cinque solennità e ad essa partecipavano tutti, senza distinzione di censo, classe sociale, età o sesso. Il giorno di Capodanno era chiamato ganjitsu, "giorno dell’origine", poiché dava principio al ciclo del tempo, oppure anche gansan, "i tre cominciamenti", poiché segnava contemporaneamente l’inizio di un nuovo giorno, di un nuovo mese e di un nuovo anno. Quanto al nome Shogatsu, esso significa "mese modello": si riteneva infatti che gli eventi del principio orientassero l’andamento dell’intera annata. Tutte le negatività e le sfortune, le sofferenze e i disagi, venivano abbandonati e avevano termine con l’anno vecchio, mentre il nuovo ciclo temporale apriva l’animo alla speranza del benessere e del successo. Tra i più antichi simboli del nuovo anno vi sono fiori, frutti e piante che non soltanto rappresentano il risveglio della natura, ma sono anche intimamente connessi a credenze, attese e superstizioni riguardanti la felicità e la riuscita dell’annata.

La preparazione della festa dura diverse settimane e comporta, tra l’altro, un’approfondita pulizia della casa, parte molto importante della celebrazione, che come si è visto pone grande enfasi nella freschezza del nuovo inizio. La sera della vigilia, setsubun, la casa viene liberata dai dèmoni (oni) mediante un apposito rito (oniya-rai), consistente nel lanciare con forza grandi manciate di fagioli neri gridando la formula "fuori i diavoli, dentro la felicità" (oni wa soto fuku wa uchi). Gli angoli della casa vengono decorati con rami di pino e bambù (kadomatsu), con corde rituali di paglia di riso (shimenawa) adorne di pendoni di carta (gohei), felci e crostacei. I tipici vassoi a piede alto per offerte rituali (sanbo) colmi di crostacei, castagne, tortine di riso e un grosso pesce tai, vengono decorati con rami di pino, felci e fiori primaverili, tra i quali in particolare il fukujuso (Adonis admirabilis). Durante i tre giorni della festa, amici e parenti si scambiano doni, visite e auguri per il Nuovo Anno. Si visitano templi e santuari, si va in campagna per la raccolta di pianticelle di pino (ko-tsubiki), si fanno gite sulla spiaggia di Futamigaura per guardare il sole che sorge nel primo giorno dell’anno. In città i danzatori manzai passano di casa in casa, e viene eseguita la "danza del leone" (shishimai).

Passatempi dell’Anno Nuovo sono ad esempio i giochi di carte, il volano (hanetsuki) e il sorteggio dei fili di paglia (fukubiki). Si annette inoltre particolare significato ad eventi naturali e attività umane che hanno luogo per la prima volta nel Nuovo Anno, come ad esempio il primo sorgere del sole (hatsuhinode), il primo trucco delle donne (hat-sukagami), la prima cosa che si scrive (kakisome), la prima acqua tirata su dal pozzo (hatsu-teuzu), il primo bagno (hatsuyu) e, soprattutto, il primo sogno (hatsuyume). Il secondo giorno si tiene il primo mercato dell’anno nuovo e si rappresenta il primo spettacolo teatrale. Il settimo giorno si va in campagna per raccogliere le "sette erbe di primavera" (haru no na-nakusa), con le quali viene preparata una densa zuppa (nanakusa no kayu) alla quale si attribuisce la grande virtù di prevenire le malattie durante tutto l’anno.

A questi simboli del Nuovo Anno si aggiungono vari elementi della religiosità popolare. Nell’alcova della stanza da ricevimento (toko-noma) si espongono dipinti augurali. I soggetti preferiti e più diffusi sono le gru (tsuru) su alberi di pino con un grande sole rosso che sorge sullo sfondo, la millenaria tartaruga col mantello di alghe sul carapace (minogame) e le Sette Divinità della Fortuna (Shichi-fukujin). Questo gruppo di divinità di disparate provenienze straniere è formato da sei figure maschili e una femminile le cui origini, in Cina e in India, hanno radici nelle antiche tradizioni religiose del Taoismo, del Buddhismo e dell’Induismo. Secondo la leggenda, le Sette Divinità della Fortuna navigano sulla "nave dei tesori" (takarabune) e approdano al suolo giapponese la mattina del primo dell’anno, apportando lunga vita (Fukurokuju), ricchezza e abbondanza di raccolti (Daikoku), nutrimento quotidiano (Ebisu), felicità e buona sorte (Hotei), saggezza (Jurojin), coraggio (Bishamonten), amore e bellezza (Benzaiten).

 

Nell'immagine qui sopra: Le Sette Divinità della Fortuna (Shichifukujin), dipinto a rotolo verticale, inchiostro, colori e oro su seta, cm. 67,5x82,5. Iscrizione con data 1810. In questo dipinto eccezionale ciascuna delle sette figure è stata eseguita e firmata da ciascuno dei sette pittori, che come dichiara l’iscrizione, erano "i sette famosi pennelli di Edo, piacevolmente convenuti per dipingere tutti i tesori su una sola tela". UTAGAWA TOYOHARU (1732-1811), UTAGAWA TOYOKUNI (1769-1825), UTAGAWA TOYOHIRO (1773-1828), UTAGAWA KUNISADA (1786-1865), TORII KIYONAGA (1752-1815), KATSUKAWA SHUNEI (1762-1819), KATSUSHIKA HOKUSAI (1760-1849).

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