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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Feste Giapponesi di Maggio

Nome: Gōruden Uīku (ゴールデンウィーク) - Settimana d’Oro
Breve Descrizione: In questa settimana si susseguono diverse festività e celebrazioni; in particolare si segnala l’Hamamatsu Matsuri, parata di aquiloni che si tiene dal 3 al 5 maggio nella città omonima sita nella prefettura di Shizuoka.
Tipologia: Festa Nazionale

Data: 03 Maggio
Nome: Kenpō kinenbi (憲法記念日) - Celebrazione della Costituzione del Giappone
Breve Descrizione: In questo giorno si celebra la promulgazione della Costituzione giapponese, entrata in vigore nel 1947.
Tipologia: Festa Nazionale

Data: 04 Maggio
Nome: Midori no hi (みどりの日) - Il Giorno Verde
Breve Descrizione: Inizialmente era l’anniversario della nascita dell’imperatore Hirohito, trasformata dopo la sua morte in una festa nazionale dedicate all’ambiente che lui amava moltissimo.
Tipologia: Festa Nazionale

Data: 05 Maggio
Nome: Kodomo no hi (こどもの日) - Festa dei Bambini
Breve Descrizione: È il corrispondente maschile della festa delle bambole, in cui I genitori augurano ai loro figli maschi un futuro felice. Vengono appese fuori carpe di carta e esposte in casa bambole che raffigurano samurai a simboleggiare potere e successo.
Tipologia: Festa Nazionale

Kodomo no hi - Festa dei maschietti, delle carpe volanti e dei fiori d’iris

Il quinto giorno del quinto mese (gogatsu no itsuka) è dedicato alla festa dei maschietti. La ricorrenza è detta anche “giorno del cinque ripetuto” (ju go no hi), poiché cinque è un numero fausto, tanto più se raddoppiato.

Anticamente, prima dell’avvento del calendario gregoriano (1873), la festa si chiamava Tango no Sekku e veniva celebrata nel giorno del cavallo zodiacale (tango), che segnava la fine della primavera e dava inizio alla stagione delle piogge, apportatrici di fertilità e di raccolti abbondanti.

Ancor oggi il 5 Maggio le famiglie con figli maschi legano al colmo del tetto delle loro case stendardi e gigantesche carpe di carta o stoffa colorata, chiamate koi no bori “carpe volanti” esse fluttuano nell’aria calda della tarda primavera e sono simbolo di energia virile, perseveranza, tenacia e futura riuscita. Infatti, secondo un’antica leggenda di origine cinese, le carpe sono capaci di nuotare contro corrente e di risalire altissime cascate, trasformandosi in draghi possenti.

In passato la ricorrenza era anche denominata Shobu no Sekku, “festa degli iris shobu”: questi fiori, tipici della stagione, hanno foglie appuntite, lunghe e snelle come spade. Inoltre, il loro nome suona identico all’espressione “reverenza per le arti marziali” (shobu). Così, si credeva che la sera della festa le grandi virtù della pianta si trasmettessero ai bambini e ai ragazzi di casa immergendo un fascio di foglie d’iris nell’acqua del loro bagno.

L’occasione richiedeva anche numerose libagioni di vino di riso aromatizzato con petali  d’iris (shobu sake), bevanda in grado di prevenire le malattie e apportare longevità.
Infine, cespi di fiori e foglie di shobu sistemati sul tetto difendevano la casa da infestazioni maligne.

In casa, nella stanza da ricevimento, si allestisce ancor oggi la decorazione festiva: su un palco a cinque gradini rivestito di panno verde o di una stuoia di giunchi freschi, si espongono “articoli militari” (bugu) in miniatura e bambole    (ningyo ) raffiguranti i più grandi eroi giapponesi della storia e della leggenda: condottieri, statisti e figure mitiche o di fantasia.
Gli articoli militari in miniatura comprendono una piccola armatura completa (yoroi) accomodata sul suo baule (yoroibitsu), un’alabarda (naginata), una spada da cerimonia (itomaki no tachi), arco e frecce, un elmo (kabuto) e un cappello da guerra (jingasa).

Le “bambole militari” (musha ningyo) raffiguranti eroici condottieri sono ritenute “ambasciatori di storia” non solo perché evocano le gesta di grandi uomini, ma anche perché ciascun personaggio è rappresentato con perfetta caratterizzazione di fisionomia, attributi, stile e vestiario dell’epoca sua propria. Gli eroi preferiti e più onorati sono Minamoto Yoshitsune, Kusunoki Masashige, Minamoto Yorimitsu, Hachiman Taro Yoshiie, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.

La bambola dello statista Sugawara Michizane, dio della letteratura e della calligrafia, incarna l’augurio di raggiungere elevata competenza nelle arti civili e letterarie.
Così, la parata delle “bambole militari” dà modo ai padri d’istruire i figli sui grandi eventi del tempo andato e sulle imprese gloriose degli antichi, esortandoli all’emulazione delle prodezze, alla gratitudine per l’esempio, al rispetto memore e profondo.

Infine, tre sono le ningyo di figure mitiche e di fantasia: i fanciulli prodigio Momotaro e Kintaro e Shoki l’acchiappadiavoli , affiancato quest’ultimo da un cavallo bianco e da una tigre, che rappresentano rispettivamente il sole e le potenze telluriche.

Accanto all’ingresso della stanza con il palco allestito viene appesa una grande sfera chiamata kusudama, formata da innumerevoli, variopinti fiori di carta e adorna di un pendone di nastri di cinque colori (bianco, giallo, rosso, blu o verde, viola o nero), protezione contro sventure e malattie e immagine del legame dell’anima del fanciullo con questa vita.

 

La kusudama – in verità effigie floreale del sole, immagine della sua potenza purificatrice e stimolatrice di crescita – anticamente era fatta di erbe medicinali (kusu) e fiori freschi, spiriti vivi di salute e fertilità. Le foglie di quercia (kashiwa) e il bambù erbaceo (sasa) – rispettivamente simbolo di forza e bravura, sobrietà morale e perseveranza nelle avversità – sono pure emblemi della festa, associati a cibi speciali: le polpette di riso avvolte in foglie di quercia (kashiwa mochi), che rendono intelligenti e bravissimi (kashikoi), e le “polpette della saggezza” (chimaki dango), fasciate in foglie di bambù.

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