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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

TANABATA MATSURI, festa delle stelle e dei desideri

In Giappone le stelle sono assai meno ammirate e cantate dai poeti di quanto non lo siano in Occidente. La sola eccezione ricorre per Tanabata (七夕, letteralmente: settima notte) Matsuri, quarta delle gosekku (le 5 feste stagionali), che si celebra la settima notte del settimo mese, nel periodo più caldo dell’estate, per commemorare l’incontro di due stelle innamorate, il Mandriano e la Tessitrice.

Detta anche Ginga Matsuri “Festa del Fiume Argenteo”, e Hoshi Matsuri “Festa delle Stelle”, anticamente era anche denominata Kikoten, espressione che si riferisce alla richiesta di esaudimento dei desideri mediante offerte devozionali.

Ancor oggi tenuta ovunque in Giappone, Tanabata Matsuri conserva intatto il suo incanto misterioso, il suo fascino remoto e soave. Poiché è credenza comune e diffusa che i desideri buoni, belli e onesti espressi in questa notte siano destinati a compiersi nel giro di tre anni, le richieste riguardano speranze individuali numerose e diverse.

La festa trae ispirazione da un’antica leggenda di origine cinese.

Nell’era degli Dei, due stelle che abitavano sulle sponde opposte del Fiume Celeste (Ama-no-gawa, la Via Lattea) s’innamorarono perdutamente: lei era Shokujo (Vega, nella costellazione della Lyra), figlia di Tentei l’Imperatore Celeste, la “Principessa Tessitrice” (Tanaba-Tatsume) che creava stoffe meravigliose per vestire le divinità; lui era Kengyu (Altair, nella costellazione dell’Aquila), il Mandriano, chiamato anche Hiko-Boshi, “Principe Stellare”.

Un giorno, mentre tesseva un abito per il padre, Shokujo alzò lo sguardo e vide un pastore che vegliava sulla sua mandria. Attratta dal giovane lasciò il suo lavoro e andò a conoscerlo.
Presi da folle passione amorosa, si dedicarono totalmente l’una all’altro, dimenticando ogni cosa e trascurando i loro doveri per lungo tempo: Shokujo smise di tessere, Kengyu tralasciò di portare il suo toro alla pastura facendolo diventare pelle e ossa.

Quando gli Dei protestarono di non avere più di che vestirsi, l’Imperatore Celeste si adirò: decretò così che i due innamorati tornassero a vivere separati, sulle sponde opposte del Fiume Celeste, concedendo loro un solo incontro all’anno, nella settima notte del settimo mese.

Ma il Fiume Celeste è ampio, impetuoso, privo di ponti, difficile da attraversare: così, quando giunge la fatidica notte, stormi di uccelli compassionevoli volano fino alla Via Lattea e, affinché Tanaba-Tatsume vada a incontrare il suo amato sulla sponda opposta, formano un ponte con le ali aperte.

Il desiderio d’amore, divenuto struggente e tormentoso nella lunga attesa, viene così finalmente esaudito, ma dopo il breve incontro gli amanti debbono dividersi nuovamente.

Voce popolare dice che le copiose piogge di mezza e tarda estate sono in verità le molte lacrime di Tanaba-Tatsume e Hiko-Boshi costretti a separarsi.

Decorazione principale della festa sono frondose canne di bambù sistemate un po’ ovunque. In filari per strada, davanti alle case, lungo le gronde dei tetti, sugli usci e nelle stanze: queste eleganti verzure vengono ornate di “cartigli di cinque colori” (goshiki no kami) recanti poesie in lode di Tanaba-Tatsume, composte e scritte in bella calligrafia la sera della vigilia da giovinette e bambini.

L’inchiostro usato per scrivere le poesie viene diluito con la rugiada raccolta durante la notte precedente nel cavo di grandi foglie di loto o di altre piante.

Nell’antichità, quando la tessitura era una delle più importanti attività femminili, le ragazze pregavano per diventare abili tessitrici e ricamatrici, oltre che per trovare un marito affettuoso e fedele come Hiko-Boshi, mentre bambini e ragazzi offrivano orazioni per progredire negli studi e nella calligrafia, sperando inoltre di avere un giorno una sposa amorevole e laboriosa come Tanaba-Tatsume.

Altri emblemi della festa, talora esposti in casa quali offerte alle divinità, sono il koto (cetra giapponese) e il kochyoho (flauto), strumenti musicali che, formando un duo melodioso, simboleggiano donna e uomo e rappresentano l’armonia coniugale.

Si offrono anche incenso e fiori, foglie di gelso kaji, aghi speciali a cinque crune con fili di cinque colori e, infine, un abito bellissimo deposto su uno speciale cavalletto di lacca (iko).

Tanabata è dunque, per tutti, notte di desideri d’amore adempiuti, notte di speranza, di musica e di poesia.

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