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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

KIKU NO SEKKU – LA FESTA DEI CRISANTEMI
9 settembre

Celebrata il nono giorno del nono mese, la festa dei crisantemi (kiku) coincideva con l’inizio della stagione fredda e concludeva il periodo attivo e creativo dell’annata. Poiché nella corolla di crisantemo è sempre stata ravvisata l’immagine del disco solare circondato dalla sua corona di raggi, la celebrazione aveva lo scopo d’impedire il decadimento della luce solare e il calo dell’energia vitale degli uomini, garantendo il benessere della comunità.

Altri nomi di questa festa sono Jugoya o Choyo no Sekku. Questa seconda denominazione  si può tradurre “festa dello yo raddoppiato”, dove yo corrisponde al cinese yang e significa “principio attivo” - cioè solare, cioè maschile, dell’universo.

Come ben noto, la corolla stilizzata di un crisantemo a sedici petali è l’emblema della Casa Imperiale giapponese, che secondo la tradizione deriva la propria legittimità dall’investitura ricevuta dalla dea del sole Amaterasu.

Il Crisantemo simbolo dell’Imperatore (e quindi simbolo della Nazione) è di una particolare specie chiamata crisantemo hironishi, con una corolla a 16 petali frontali e 16 petali sul retro, sfalsati (che ricorda quindi anche un sole con i suoi raggi).

In origine era concesso coltivare questa specie solo all'Imperatore, all'interno dei Giardini Imperiali, e la riproduzione dell'immagine di questo fiore era autorizzata solo a pochi artigiani accuratamente scelti.

La spinta iniziale all'adozione di questo simbolo fu data dall'Imperatore Gotoba (1183-1198) che si fece costruire una spada decorata con crisantemi, simbolo appunto di longevità.

Anche il trono su cui siede l'Imperatore è detto "del Crisantemo", o “takamikura”, l’esemplare più antico si trova nel palazzo di Kyoto. Risale al 1913, e riprende il modello originario, infatti viene usato per la cerimonia di incoronazione fin dal  707.

Il crisantemo (tranne quello a 16 petali, esclusivo dell’Imperatore) è presente in più di 150 stemmi di clan, utilizzati soprattutto da famiglie nobiliari o templi Shinto.
 Questi stemmi solitamente hanno 14 petali, a ricordare la loro vicinanza con la Casa imperiale.

Il "Supremo Ordine del Crisantemo" è il più importante riconoscimento che l'Imperatore può concedere e fu istituito nel 1888.

Al giorno d'oggi, ogni anno presso i Giardini Imperiali, per Kiku no Sekku la corte dà una “festa per la contemplazione dei crisantemi” (kangikukai), invitando ospiti di grande distinzione e rango.

La festa dunque, nata in origine per celebrare il sole, col tempo, fu trasformata in una festa dedicata ai fiori.

Dall’associazione del fiore con il sole, oltre che dall’interpretazione magica di alcune sue caratteristiche, deriva la tradizionale attribuzione di eccellenti virtù curative e medicinali: i crisantemi, infatti, crescono rigogliosi anche in luoghi aridi, resistendo al gelo senza perdere i petali anche quando appassiscono e ciò, secondo remote credenze, ne manifesta la speciale e perdurante vitalità.
Per queste ragioni gli infusi di fiori, foglie e steli di crisantemo e la rugiada che nottetempo si raccoglie sulle corolle erano usati dai maghi taoisti della Cina come elisir di lunga vita.

Da queste usanze dell’antichità discende la preparazione di kiku sake, vino di riso aromatizzato con petali di crisantemo, al quale si riconosce grande efficacia (kiku) nel prevenire le malattie e prolungare la vita.

Al tema della longevità è legata la leggenda cinese di Kikujido, fatato fanciullo eternamente giovane, spesso rappresentato nella pittura dell’Asia Orientale.

La favola racconta che Kikujido era il paggio favorito dell’Imperatore Muwang della dinastia Zhou (IX secolo a.c.).
Questo giovinetto bello e gentile commise involontariamente un atto di lesa maestà inciampando in un cuscino dell’Imperatore, perciò fu esiliato in un luogo remoto e selvaggio chiamato Valle dei Crisantemi, dove visse in solitudine nutrendosi di erbe e radici e bevendo la rugiada dei fiori.
Ma Kikujido non patì né fame né sete e, anziché sfiorire, prosperò in una freschezza senza declino, divenuta gioventù eterna e immortale.

Le prime cronache giapponesi riferiscono che i crisantemi furono importati dalla Cina nel 386 d.c. durante il regno dell’Imperatore Nintoku.
Da quel momento si diffusero rapidamente ovunque, ma poiché sul suolo giapponese crescevano varie specie autoctone di piccoli crisantemi selvatici (nogiku), è molto probabile che l’accenno riguardi l’importazione di una specie selezionata alla quale è legata la prima forma della festa.

Nella foto: il crisantemo Nogiku

Peraltro, occorre osservare che nella più antica antologia  imperiale di poesia, il Manyoshu1, il crisantemo non è mai nominato, mentre i poeti del Kokinshu2 sovente ne tessono le lodi.

Nella foto: Manyoshu (vedi nota 1, in fondo alla pagina)

Nella foto: Kokinshu (vedi nota 2, in fondo alla pagina)

La festa, che nella forma ancor oggi celebrata venne istituita ufficialmente durante il XVII secolo, consiste nell’allestire ed esporre all’aperto, nei parchi delle città e nei villaggi, crisantemi in vaso di innumerevoli varietà al riparo di apposite tettoie. Coltivatori appassionati ed esperti riescono a far fiorire parecchie centinaia di corolle da una singola pianta, la cui chioma viene cresciuta e modellata nelle forme più bizzarre su leggeri sostegni sagomati in carta, canniccio o filo metallico: si possono creare ammassi di fiori a coda di pavone, a cascata, a vela, a ventaglio e in altre forme ancora.

Nelle prime decadi del secolo XVIII la coltivazione dei crisantemi e la selezione di numerose specie nuove divenne una vera e propria passione tra i Samurai, a tal punto che un feudatario dedicò all’argomento un manuale in quindici tomi intitolato Kikuyo.

Nella stessa epoca svariati signori feudali istituirono speciali esposizioni di crisantemi nei parchi delle loro residenze, indicendo feste per un privilegiato e ristretto numero d’invitati, chiamati a gioire della bellezza dei fiori.
Queste manifestazioni vennero presto imitate dal popolo, che si accalcava nei parchi pubblici e nei giardini dei templi dalla mattina presto, restando a contemplare i crisantemi fino a notte, nella luce tenue delle lanterne di carta.

Un evento sviluppatosi in seno alle tradizioni popolari in occasione di Kiku no Sekku era la processione in pompa magna delle cortigiane dei quartieri dei piaceri, che sfilavano anche in occasione della fioritura dei ciliegi nel quarto mese e degli iris nel quinto.

Le case d’appuntamento di Yoshiwara a Edo, di Shimabara a Kyoto e degli omologhi quartieri di altre città giapponesi esponevano crisantemi in vaso davanti all’entrata, mentre le strade si riempivano di donne magnificamente vestite, seguite da fanciulle apprendiste (kamuro) e da servi e famigli recanti parasoli e lanterne.

 

Il popolo guardava, ammirava e faceva commenti salaci. La processione terminava di solito in un santuario Inari dove si facevano offerte e preghiere per una perdurante giovinezza e una lunga vita rallegrate da prosperità e ricchezza.

La crescente passione per i crisantemi culminò nell’ultimo quarto del secolo XVIII nella creazione delle kiku ningyo, “bambole di crisantemi”, figure umane a grandezza naturale che si ottenevano col metodo seguente: si preparava una leggera struttura in canne intrecciate o filo metallico, raffigurante un corpo umano nella posa desiderata e, all’interno di questa forma, si facevano crescere le piante che avrebbero formato le vesti della figura.

La testa, le mani e i piedi, modellati in cera e opportunamente colorati, avevano aspetto molto realistico e raffiguravano solitamente famosi personaggi e attori del teatro popolare Kabuki tratti dagli spettacoli di maggior successo.

Il biglietto d’ingresso per le mostre di kiku ningyo era piuttosto caro, dati i costi di produzione molto alti.
Questo particolare tipo di esposizione è sopravvissuto fino a una cinquantina di anni fa, ma al giorno d’oggi è scomparso, sia a causa dei costi elevati, sia a motivo del diverso orientamento dei passatempi e dei gusti dei giapponesi.

A seconda dei colori, il crisantemo assume diversi significati: il bianco per il dolore, il rosso per amore ed affetto.
Un crisantemo bianco non si regala mai, soprattutto a una persona malata.

NOTE
1 Letteralmente, “Antologia delle diecimila foglie”, raccolta di poesia compilata nell’VIII-IX secolo raccogliendo materiali risalenti a vari secoli prima, certamente almeno al V secolo, e forse ancora più antichi.
2 Letteralmente “Antologia di poesia antica e moderna”, compilata attorno alla metà del X secolo.

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