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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

DONNE SAMURAI

Il termine “samurai” è sempre e solo riferito a uomini, non è corretto, infatti, parlare di “donne samurai” in quanto queste erano solitamente figlie o mogli di samurai e, frequentemente sposavano samurai, vista la divisione in caste della società giapponese dell’epoca, ma non assumevano quasi mai direttamente il titolo o il ruolo di samurai.
In caso di matrimonio di una donna di casta samurai con un uomo di un'altra casta (esclusa quella degli “intoccabili”, gli eta), è  interessante  notare che in questo caso i genitori della sposa adottavano il genero, così che la figlia restasse nel clan, ed il marito, diventato figlio a tutti gli effetti, ereditari compresi, diventava di casta samurai.
Le donne però potevano accedere alle scuole di arti marziali, in particolar modo se il maestro era un loro stretto parente, e quindi la pratica avveniva in casa.
Tra l’altro le donne erano spesso chiamate a difendere la casa, soprattutto quando i parenti maschi erano assenti per seguire il loro Daimyo, per attività diplomatiche o bellicose.
In particolare le donne erano istruite nell’uso della “naginata”, arma che trovò quindi un’ampia diffusione tra loro, tant’è che le “donne guerriero” sono quasi sempre ritratte  armate di naginata.
Non sono molte le donne guerriere, o quanto meno, sono poche quelle divenute famose, o ricordate nei racconti.
La più conosciuta è senz’altro Tomoe Gozen (Lady Tomoe – signora “vortice”), la cui storia è già stata narrata.

Hangaku Gozen

Nello stesso periodo in cui visse Tomoe Gozen viene ricordata un’altra donna guerriera: Hangaku Gozen (Lady Hangaku), conosiuta anche come Itagaki, facente parte del clan Taira.
Anche lei, come Tomoe, combatté nella guerra Genpei negli anni intorno al 1200.
La guerra Genpei oppose il clan Taira al clan Minamoto ed è stata narrata nei “Heike Monogatari” (I Racconti di Heike).
Le cronache narrano che Hangaku Gozen e suo nipote , Jo Sukemori, si unirono alla rivolta Kennin del 1201, rivolta che cercava di deporre il nuovo Shogunato Kamakura.
Hangaku Gozen radunò truppe armate di 3.000 soldati e portò queste in difesa del castello di Torisakayama, attaccato dalle armate fedeli allo Shogunato Kamakura, che contavano più di 10.000 soldati.
Le truppe guidate da Hangaku Gozen si arresero dopo che Hangaku fu ferita da una freccia e lei stessa fu fatta prigioniera e portata al cospetto dello Shogun che le ordinò di fare “seppuku”.
Le storie narrano però che un samurai del clan Minamoto, Asari Yohito, s’innamorò di lei, e ottenne dallo Shogun il permesso di sposarla, salvandole la vita.

Yamakawa Futaba (1844-1909)

La guerra Genpei del tardo XII secolo, narrato nei Heike Monogatari, pare abbiano ispirato molte donne guerriere, anche in anni più recenti, ed in particolare durante l’ultimo periodo di gloria della storia dei samurai.
Nella guerra Boshin (1868-1869) si distinsero in particolare tre donne.
La guerra Boshin oppose lo Shogunato Tokugawa contro i fautori di un ritorno del potere all’Imperatore.
Il giovene imperatore Meiji aveva il sostegno dei potenti clan Choshu e Satsuma; questi clan avevano molte meno truppe, rispetto a quello dello Shogun, anche se molto meglio e più modernamente equipaggiate. 
Dopo varie battaglie, lo Shogun abdicò e il comandante militare dello Shogun si arrese a Edo (Tokyo) nel maggio del 1868.
Nonostante tale resa le truppe fedeli allo Shogun continuarono a combattere ancora per molti mesi nel nord del paese.
Una delle più importanti battaglie contro il movimento favorevole alla “Restaurazione Meiji”, che vide la partecipazione di molte donne, fu la battaglia di Aizu (ottobre-novembre 1868).
Dopo un assedio durato più di un mese, la regione di Aizu si arrese, i suoi samurai furono fatti prigionieri e inviati a campi di lavoro.
Il territorio fu espropriato e diviso tra le truppe leali all’imperatore.
Yamakawa Futaba era figlia e moglie di samurai, funzionari dello Shogunato di Aizu, e fu addestrata anche alle arti marziali.
Yamakawa partecipò alla difesa del castello di Tsuruga contro le forze imperiali.
Quando la difesa del castello fu vinta, molti dei difensori commisero seppuku.
Yamakawa Futuba sopravvisse e fu riabilitata, andando a ricoprire importanti ruoli nell’amministrazione dell’imperatore Meiji.
In particolare si occupò di sviluppare l’educazione delle donne e delle ragazze in Giappone.

Yamamoto Yaeko (1845 -1932)

Un’altra donna combattente per la difesa della regione di Aizu fu Yamamoto Yaeko.
Suo padre fu un istruttore di artiglieria del Daimyo della regione di Aizu , ed anche la giovane Yaeko fu un tiratrice molto esperta.
Dopo l’ultima disfatta delle forze dello Shogunato nel 1869, Yamamoto Yaeko, andò a Kyoto per prendersi cura del fratello, Yamamoto Kakuma. Questo, infatti, era stato fatto prigioniero dal clan Satsuma negli ultimi giorni della guerra Boshin, e probabilmente durante tale prigionia, fu trattato duramente.
Yaeko si convertì al Cristianesimo e sposò un predicatore evangelico.
Ella visse fino a tarda età ed aiutò a fondare la Doshisha University, una scuola cristiana a Kyoto.


Nakano Takeko (1847-1868)

La terza di donna guerriera che si distinse nella difesa di Aizu fu Nakano Takeko, anch’essa figlia di un samurai ed ufficiale di Aizu.
Nakano Takeko fu istruita nelle arti marziali di cui fu anche Maestra, non ancora ventenne.
Durante la battaglia di Aizu, Nakano Takeko guidò un corpo di donne samurai , armate con il naginata, contro le forze imperiali.
Takeko stava guidando un attacco contro le forze imperiali quando fu colpita da un proiettile al petto. Sapendo che stava per morire, la ventunenne guerriera ordinò alla sorella Yuko di tagliarle la testa così da salvarla dal nemico.
La sorella Yuko fece come richiesto, e la testa di Nakano Takeko fu sepolta sotto un albero di pino nel Tempio Hokaiji (oggi Aizubange, Fukushima).
Un monumento fu eretto sulla sua tomba.
Durante il Festival d’Autunno di Aizu, un corteo di giovani donne, vestite con l’hakama ed una bandana bianca prendono parte ad una processione, per commemorare le gesta di Nakano ed il suo corpo di donne samurai, che combatterono nella guerra Boshin. 


La Restaurazione Meiji del 1868 terminò con la vittoria dell’Imperatore e la guerra Boshin segnò la fine dell’era dei samurai.
Alla fine pertanto, le donne samurai, come Nakano Takeko, combatterono, vinsero e morirono coraggiosamente come i samurai uomini.

Tomoe

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