Questo sito utilizza i cookie per semplificare e personalizzare l'esperienza di navigazione.

Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra informativa cookies

150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

1a donna Tenno: L’IMPERATRICE SUIKO


Suiko Tenno, che regnò con il nome di Toyomike Kashikiya Hime no Mikoto, (554-628), è stata il 33° Tenno del Giappone secondo il tradizionale ordine di successione e regnò dal 592 fino alla morte, avvenuta nel 628.

Fu la prima donna a salire sul trono del crisantemo. Il suo regno fu caratterizzato da grandi avvenimenti in campo sociale, culturale e religioso, che trasformarono il paese in un periodo che fu tra i più fiorenti della storia giapponese. I Nihongi (Annali del Giappone) la descrivono come una donna di rara bellezza.

Era una delle figlie dell'imperatore Kimmei e della principessa Katashi-Hime, quest’ultima facente parte dell’importante clan Soga. Il suo nome alla nascita era principessa Nukatabe.
Nel 571, a 18 anni, sposò come seconda consorte il principe ereditario e suo fratellastro da parte di padre Nunakuro no Futotamashiki, che sarebbe poi divenuto imperatore nel 572, con il nome postumo di Bidatsu. Nello stesso anno morì la prima consorte, Hiro-Hime, e Nukatabe divenne la nuova imperatrice consorte. Ebbe dal sovrano due figli e cinque figlie.

Dopo la morte di Bidatsu, nel 585, Suiko giocò un ruolo importante nella scena politica giapponese, grazie all'appoggio dello zio, capo del clan Soga.
Il fratello Yomei, fervente buddhista, salì al trono dopo Bidatsu, e durante il suo breve regno (585-587) promosse l'adozione a corte del buddismo, ma le lotte intestine tra i clan imperiali, Soga e Mononobe ostacolarono i suoi progetti.

La disputa si era accesa per la successione, ma aveva assunto connotati religiosi: da una parte il clan Soga, che favoriva il buddismo in opposizione alla classe dominante, dall’altra i clan Mononobe (che controllavano l’esercito) e Nakatomi (maestri di cerimonie shinto, alleati dei Mononobe).

Lo scontro, culminato con la battaglia di Shigisan, vide il trionfo dell'armata Soga e la distruzione del clan Mononobe, il cui capo, Moriya, trovò la morte assieme al principe Anahobe e al capo-clan dei Nakatomi.
Salì quindi al trono Hatsusebe, fratellastro di Suiko, che, con il nome di Sushun, regnò dal 587 al 592.

Alla morte di Sushun, gli succedette la sorellastra Nukatabe, che divenne imperatrice con il nome Toyomike Kashikiya Hime no Mikoto, mentre il nome Suiko le sarebbe stato dato postumo.
Soga no Umako, lo zio, le affiancò l'anno dopo come reggente il principe Umayado, detto anche Shōtoku, nipote di Suiko, la quale gli diede in moglie una delle sue figlie, Uji no Shitsukai. Ebbe inizio un periodo di pace e prosperità per il Giappone e per la sua corte, logorata da decenni di lotte intestine fra i suoi clan.

Quando salì al trono, Suiko spostò la capitale dall'odierno distretto di Shiki alla vicina Asuka kyo, la capitale classica dell'omonimo periodo Asuka.
La corte si insediò nel nuovo palazzo Toyura, secondo la tradizione che vedeva di cattivo auspicio per un imperatore giapponese risiedere nello stesso palazzo del defunto predecessore. Nel 603 la corte si spostò ancora, insediandosi a palazzo Owarida, fatto costruire sempre ad Asuka Kyō.

Fu ripresa la strada delle riforme cominciate durante il regno del suo predecessore e vennero raggiunti grandi traguardi, grazie alla fine delle lotte che avevano dilaniato la corte per molti anni. L'amministrazione statale venne rifondata, il buddismo divenne religione di corte (594), ebbero un grande sviluppo le arti e gli studi, e gli scambi commerciali e diplomatici con l'estero si moltiplicarono. Inoltre nel 604 fu compilata la costituzione di 17 articoli, che fissava i codici di comportamento di governanti e sudditi nell'ambito di una società buddista, e che sarebbe rimasta in vigore fino al 1890, sempre nel 604 fu adottato il calendario cinese e venne ufficialmente adottata a corte la scrittura in caratteri cinesi.

Fervente buddista, poco prima di diventare imperatrice Suiko si era fatta monaca e aveva trascorso un periodo in monastero. Viene ricordata come una sovrana saggia e giusta e, malgrado le iniziative più importanti fossero state prese da Umayado e Soga no Umako, seppe ritagliarsi importanti spazi e affermare la propria personalità.

Dopo la sua morte, avvenuta il 15 aprile del 628, si aprì una lotta tra le due fazioni del clan Soga, che appoggiavano i due principi: Tamura, figlio del primogenito che Bidatsu ebbe con la prima consorte, e Yamashiro, figlio primogenito di Umayado.
Ebbe la meglio il principe Tamura, che nel 629 salì al trono con il titolo di imperatore Jomei.

2a donna Tenno: L’IMPERATRICE KOGYOKU / SAIMEI


A differenza dell’Imperatrice Suiko, poco si sa della Principessa Takara, che salì al trono due volte, con due nomi diversi: col nome di Kogyoku come 35° Tenno, e con il nome di Saimei la seconda volta, come 37° Tenno.

Alla morte di Suiko salì quindi al trono l'imperatore Jomei, ma alla morte di questi, nel 641, sempre per problemi politici, sua moglie principessa Takara salì al trono quale 35° Tenno col nome di Kogyaku.
Essa abdicò dopo 3 anni in favore del figlio Principe Nakano Oe, che, per poter governare veramente dietro le quinte, preferì rifiutare il titolo in favore dello zio, fratello di Kogyoku, che divenne Imperatore Kotoku.

Quest'ultimo mori nove anni dopo e, per la seconda volta, Kogyoku fu elevata al trono imperiale come 37° Tenno, assumendo il nome Saimei e rimanendo sul trono fino alla morte nel 661.

E’ interessante notare che durante i regni di Kogyoku/Saimei ci fu la restaurazione dello shintoismo, o più precisamente iniziò un processo di sincretismo delle due religioni, ad opera del clan Nakatomo e la nascita del potente clan Fujiwara.

In particolare il figlio di Kogyoku/Saimei (che era del clan Soga), Nakano Oe (poi salito al trono imperiale dopo la morte della madre con il nome di Imperatore Tenji), si alleò con  Nakatomi no Kamatari, capo del clan Nakatomi, poi diventato consigliere imperiale. A quest’ultimo venne assegnato il feudo e il nome Fujiwara e l’autorizzazione a creare un nuovo clan.
I Fujiwara divennero famosi e potenti principalmente perché le spose imperiale provenivano da questo clan.

3a donna Tenno: L’IMPERATRICE JITO


Jito, (645-703), è stata la 41a imperatrice del Giappone, dal 686 al 697), nata col nome di principessa Unonosarara o Sarara. Era figlia dell'imperatore Tenji e moglie dell’imperatore Temmu , che essendo fratello di Tenji, era anche suo zio.

Suo padre Tenji ebbe due figlie, Ota e Unonosarara, nate da una donna nobile, che fece sposare col proprio fratello minore e principe ereditario Oama (poi imperatore Temmu). Sarara e Oama ebbero un unico figlio, il principe Kusakabe.

Quando Oama (poi imperatore Temmu) salì al trono, fece Sarara imperatrice. Poi rese il figlio Kusakabe principe ereditario.

Alla morte del marito per alcuni anni il trono rimase vacante. Sarara voleva che Kusakabe salisse al trono, ma lui morì nel 689. L'erede era dunque il figlio di Kusakabe, nipote di Sarara, il principe Karu, che però era ancora bambino.

Sarara pertanto decise di salire al trono con il nome di Jito, e rimanerci, finché il nipote Karu non avesse potuto prendere il suo posto. Fu incoronata imperatrice  nel 696. Seguì le orme del marito e si impegnò per migliorare il sistema politico.

Fu anche una valente poetessa e i suoi waka furono inclusi nel Manyoshu o “Raccolta di diecimila foglie”, la più antica collezione di poesia giapponese.
Questo testo è una raccolta di circa cinquecento autori, di cui settanta sono donne, e appartengono a tutti i ceti sociali: membri della famiglia imperiale, contadini, soldati, artigiani e monaci.

Nel 697 quando Karu ebbe quindici anni, Jito lo rese principe ereditario, poi gli cedette il trono e si dette il titolo di Daijō Tennō, l'imperatrice precedente.

4a donna Tenno: L’IMPERATRICE GEMMEI


L'imperatrice Gemmei ( 661-722) è stata la 43a imperatrice del Giappone e la quarta donna che salì al trono del Giappone. Era figlia dell'imperatore Tenji e moglie del principe Kusakabe che fu il solo figlio di Temmu e dell'imperatrice Jito.

Dal matrimonio di Kusakabe e Gemmei nacque il figlio Mommu, che morì nel 707, pertanto Gemmei salì al trono, sperando che suo nipote, il principe Obito, avrebbe regnato dopo di lei.

Alla morte di Mommu, Obito aveva sei anni; perciò nel 715 Gemmei, ormai vecchia, cedette il trono alla figlia maggiore principessa Hidaka (che salita al trono prenderà il nome di  Gensho), sorella di Mommu, Obito sarebbe salito al trono nel 724.

Durante il suo regno, e precisamente nel 710, trasferì la capitale da Fujiwara-kyo a Heijo-kyo, l’odierna Nara, e nello stesso anno fu presentato a corte il Kojiki (Cronache di antichi eventi), il più antico documento letterario della storia nipponica, iniziato sotto il regno dell’imperatore Temmu e finalizzato al riconoscimento della discendenza divina dalla dea Amaterasu, della casa imperiale giapponese.

5a donna Tenno: L’IMPERATRICE GENSHO


La principessa Hidaka, figlia maggiore dell’imperatrice Gemmei, salì al trono nel 715 con il nome di Gensho e regnò fino al 724. Fu il 44° Tenno e la 5a donna imperatrice. Questo fu l’unico caso in tutta la storia giapponese di successione al trono da una donna ad una donna: da Gemmei a Gensho. Si considerava infatti la nomina a imperatrice di una donna come fatto transitorio al successivo governo di un uomo.

Durante il suo regno fu scritto il Nihon Shoki (Cronache del Giappone) che, come il Kojiki, ripete, con delle varianti, ed estende la cronologia, mitizzata, della stirpe Yamato.

Durante il suo regno fu promulgato nel 723 per iniziativa del principe Nagaya (cognato dell’imperatrice Gemmei)  “L’atto di possesso per tre generazioni” per modificare il sistema fiscale precedentemente introdotto dall’imperatrice Jito.

Secondo questo atto le persone erano autorizzate a possedere la terra che coltivavano per tre generazioni al massimo. Alla quarta generazione, la proprietà veniva annullata e tornava nuovamente al governo centrale. Lo scopo della legge fu, oltre a quello di mantenere un controllo sulle terre, anche quello di promuovere nuove culture. La legge restò in vigore per 20 anni.

6a donna Tenno: L’IMPERATRICE KOKEN / SHOTOKU


L’imperatrice Kōken, poi Shōtoku (718-770) è stata imperatrice del Giappone con il nome Koken dal 749 al 758, 46° Tenno della lista ufficiale, e con il nome di Shotoku dal 764 al 770, 48° della lista ufficiale. Fu la sola figlia del principe Obito, salito al trono con il nome di Shomu e dell'imperatrice consorte Komyo.

Il suo vero nome era Abe. Poiché il padre Shomu non ebbe figli maschi, nel 748 la nominò principessa ereditaria, la prima donna in Giappone ad avere questo titolo. Nel 749 Shomu abdicò in favore della figlia e si ritirò a vita monastica. Nello stesso anno Koken salì al trono e regnò per 9 anni.

Nel 757, alla morte del padre, nominò il cugino e figlio adottivo, il principe Oni, suo erede al trono.
Koken non si sposò né ebbe figli, e quando abdicò, nel 758, lasciò il trono al principe Oni, che avrebbe preso il nome di imperatore Junnin.

Il potere di quest'ultimo fu limitato e Koken continuò di fatto a governare, assistita dalla madre Komyo e da Fujiwara no Nakamaro, figlio naturale del potente statista Fujiwara no Fuhito.

Nel 760 Komyo morì. Nell'anno successivo Koken si ammalò e venne curata da un monaco buddhista, Dokyo, che per questo si guadagnò i favori dell'imperatrice che lo considerò il suo guaritore.
Il monaco ottene titoli sempre più importanti e nel 764 si tentò di ostacolarlo con un intervento armato, che venne sventato con il risultato di porre nuovamente Koken sul trono, col nome di Shotoku.

Da questa posizione la donna elevò ulteriormente il rango del monaco Dokyo, concedendogli il titolo di hoo, normalmente riservato agli imperatori che abdicavano per ricevere i voti.
Dokyo pretese pure di essere fatto imperatore, secondo quanto gli sarebbe stato predetto dagli oracoli, ma l'imperatrice si rifiutò di abdicare in suo favore, anche perché fortemente ostacolata dalla corte che non tollerava l’ascesa al trono di un comune cittadino, non discendente dalla stirpe imperiale.
Era evidente che il clero buddista dominava ormai la Corte e fu solo la morte di Shotoku nel 770 a determinare la fine del potere di Dokyo, che venne esiliato dalla capitale.

In seguito la vicenda spinse gli imperatori successivi a ridurre drasticamente il sostegno alle istituzioni religiose e a spostare, nel 784, la capitale da Nara a Nagaoka, a sud-est dell'odierna Kyoto, con lo scopo di allontanare, anche fisicamente, l'influenza dei grandi templi buddisti e dei loro sacerdoti dagli affari di Stato.

A Shotoku succedette il cognato e cugino, imperatore Konin.

Come conseguenza del comportamento di quest'ultimo Tenno donna, da allora e per più di 800 anni, si evitò di nominarne altre; infatti nessuna donna venne eletta alla funzione di Tenno nei periodi successivi, fino al periodo Edo.

La vicenda dell'imperatrice Shotoku e il monaco Dokyo spinse la corte a rivedere i rapporti con il Buddismo, in favore della filosofia laica confuciana.
Si cercò di ridimensionare i finanziamenti destinati alla religione buddista, sovvenzionati con una maggiore pressione fiscale, che ebbe l'effetto di allontanare i contadini dalle campagne.
In questo modo la grande aristocrazia e le istituzioni buddiste si erano impadronite di ampi territori, che vennero esentati dal pagamento delle imposte, e sfruttarono i contadini allontanatisi dalle loro terre per l'eccessiva pressione fiscale.

Da ricordare infine che l’imperatrice Shotoku commissionò la fabbricazione dei Hyakumanto Dharani o “Un milione di pagode e preghiere Dharani”, primo esempio documentato di stampa xilografica in Giappone.
Si tratta della fabbricazione di un milione di piccole pagode in legno, ognuna contenente una piccola pergamena xilografia (tipicamente 6 x 45 cm) stampata con un testo buddista.
Queste sono state distribuite ai templi di tutto il paese, come ringraziamento per la soppressione della Ribellione Emi del 764 (che riportò sul trono l’imperatrice). Sono i primi esempi di stampa xilografia noti, o documentati, dal Giappone.

Alcuni esemplari di queste pagode in legno sono ancora esistenti.
La fabbricazione degli stampi e le relative stampe delle preghiere fu completata intorno al 770, ma costò una tale quantità di denaro che causò la mancata diffusione della tecnologia di stampa, privilegiando quindi la distribuzione dei libri solo nella forme di manoscritti.

7a donna Tenno: L’IMPERATRICE MEISHO


Solo durante il periodo Edo (1600-1868 ), nel 1629, ci fu la 7ª donna Tenno , una bambina, che assunse il nome MEISHO.

L’imperatrice Meisho (9 gennaio 1624- 4 dicembre 1696) è stata la 109a Imperatrice del Giappone secondo il tradizionale ordine di successione. Regnò dal 22 dicembre 1629 sino al 14 novembre 1643 e il suo nome personale era Oki-ko. Era la seconda figlia dell'imperatore Go-Mizunoo, avuta con Tokugawa Masako, figlia dello shogun Tokugawa Hidetada.

Nell’epoca Edo l’impero aveva di fatto perso ogni potere che era gestito invece dallo Shogunato.
L’imperatrice Mesho salì al trono a seghito dell’abdicazione del padre, imperatore Go-Mizunoo. La storia narra che l’imperatore decise di abdicare a seguito di quello che fu chiamato “l’incidente dei vestiti viola”.

L'imperatore, a fini economici oltre che di potere, venne accusato di aver concesso onorificenze e capi di vestiario di colore viola, colore riservato alla nobiltà, ai monaci, nonostante l'editto dello shogun lo proibisse. Lo shogunato intervenne e proibì tale pratica.

L’imperatore allora abdicò in favore di sua figlia (e nipote dello Shogun) Principessa Okiko, di soli 6 anni, per mettere in una situazione imbarazzante lo Shogun che si trovava a dover sottostare (solo in teoria ma le apparenze erano importantissime ) a una bambina e per di più sua nipote.
Meisho divenne così Tenno (sotto la reggenza di un Fujiwara) per 14 anni, poi abdicò in favore del fratellastro e si fece monaca.
Morì il 4 dicembre 1696 all’età di 74 anni.

All’inizio dello Shogunato Tokugawa ci fu la repressione dei cristiani in Giappone. In particolare, durante il regno dell’imperatrice Meisho ci furono, nel 1637, la rivolta di Arima e Shimabara, conclusasi nel 1638 con l’uccisione di 37.000 ribelli e la chiusura definitiva del Giappone al Cristianesimo.

8a donna Tenno: L’IMPERATRICE GO-SAKURAMACHI


Go-Sakuramachi (23 settembre 1740 - 24 dicembre 1813) fu il 117° Tenno del Giappone, secondo l'ordine tradizionale della successione. Regnò dal 1762 al 1771.

Questa sovrana del 18° secolo prese il nome dal padre Sakuramachi. “Go”, letteralmente si traduce come "più avanti", quindi il suo nome sta a significare che ha regnato dopo Sakuramachi, o Sakuramachi II.
Nella storia del Giappone, Go-Sakuramachi è stata l'ultima di otto donne ad assumere il ruolo di imperatrice regnante.

Salì al trono a seguito alla morte del fratello, imperatore Momozono , avvenuta nel 1762 all’età di 21 anni.

A quell’epoca il figlio di Momozono aveva solo 4 anni, pertanto l’imperatore abdicò in favore della sorella Toshiko, che salì al trono con il nome di Go-Sakuramachi e regnò fino all’età di 13 anni del nipote, che salì al trono nel 1771 con il nome di Go-Momozono.

Il regno del nipote non durò a lungo, infatti egli morì nel 1779, senza lasciare eredi. L’ ex Imperatrice Go Sakuramachi (Daijo Tenno) si consultò pertanto con il Consiglio di Corte e propose di adottare il principe Fushimi-no-miya come un figlio adottivo.
Il Consiglio decise però per il principe Morohito, sostenuto dal Kampaku (capo del Consiglio Imperiale).

IL Principe Morohito, venne frettolosamente adottato dall’imperatore Go-Momozono sul letto di morte, e divenne imperatore con il nome di Kokaku.

Poiché il trono era passato a un nuovo ramo della linea imperiale, Go-Sakuramachi, nel suo ruolo di “Imperatrice Ritirata”, fu indicata come il “Guardiano della giovane Signore” (Kokaku). Il titolo le fu dato in quanto, a seguito di uno scandalo nel 1789 ammonì l’Imperatore, richiamandolo ai suoi doveri.

Sakuramachi-Go ebbe fama di valente calligrafa e scrisse un libro di poemi intitolato “Kinchu-nenju no koto” o  “Soggetti della corte imperiale”, l'opera si compone di poesie, lettere imperiali e cronache imperiali.

Da allora non ci furono più donne Tenno e la Casa Imperiale stabilì nel 19° secolo che nella Famiglia Imperiale solo il primogenito maschio potesse assumere il ruolo di Tenno, regola che sembrava potesse cambiare a favore della principessa Aiko, ma dopo la nascita del Principe Hisahito, terzo in linea di successione, sembra che la proposta di modifica della legge sia stata accantonata.

Copyright © 2013 - All Rights Reserved