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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

"1615 - HASEKURA TSUNENAGA ROKUEMON: UN GIAPPONESE A ROMA"
Storia e vicende della prima missione diplomatica giapponese in Europa, a 400 anni da allora.

ANTEFATTO: PRIMI CONTATTI TRA IL GIAPPONE E LA SPAGNA

Gli spagnoli iniziarono i viaggi attraverso il Pacifico tra la Nuova Spagna (Messico e Stati Uniti, odierna California) e le Filippine nel 1565.
I famosi galeoni di Manila portavano l’argento dalle miniere verso ovest, ai magazzini di Manila, nei possedimenti spagnoli delle Filippine.
Lì, l'argento veniva utilizzato per l'acquisto di spezie e merci commerciali raccolte da tutta l'Asia, incluse (fino al 1638) le merci dal Giappone.
Il percorso di ritorno dei galeoni di Manila, dapprima tracciata dal navigatore spagnolo Andrés de Urdaneta, percorreva le rotte verso nord-est, nella corrente Kuroshio (nota anche come la Corrente del Giappone) al largo delle coste del Giappone e poi, attraverso il Pacifico, fino alla costa occidentale del Messico, con arrivo nel porto di Acapulco.
Le navi spagnole periodicamente naufragavano sulle coste del Giappone a causa del maltempo, così si avviarono i contatti con il paese del Sol Levante.
Gli spagnoli desideravano portare laggiù la fede cristiana, ma gli sforzi per espandere la loro influenza in Giappone trovarono una forte resistenza da parte dei gesuiti che avevano iniziato l'evangelizzatrice del paese già dal 1549, oltre che dall'opposizione dei portoghesi e degli olandesi che non desiderano vedere la Spagna partecipare al commercio con i giapponesi.
Tuttavia alcuni giapponesi, come Christopher e Cosma, sono noti per aver attraversato il Pacifico a bordo di galeoni spagnoli già nel 1587. E' noto che doni furono scambiati tra il governatore delle Filippine e Toyotomi Hideyoshi che in una lettera a lui indirizzata nel 1597, scrisse "...L'elefante nero, in particolare, ho trovato più insolito...".
Nel 1609 il galeone spagnolo San Francisco, partito da Manila, trovò e naufragò sulle coste giapponesi a Chiba, vicino all'odierna Tokyo. I marinai furono salvati e accolti, e il capitano della nave, Rodrigo de Vivero, ex governatore ad interim delle Filippine, si incontrò con lo shogun Tokugawa Ieyasu, che nel 1605 aveva abdicato a favore del figlio, ma continuava a mantenere il potere (potere del chiostro).
Rodrigo de Vivero firmò con quest’ultimo un trattato, il 29 novembre 1609, per cui gli spagnoli potevano stabilire una base operativa nel Giappone orientale.
Nel trattato si stabiliva anche che: specialisti minerari dovevano arrivare dalla Nuova Spagna (Messico), le navi spagnole avrebbero avuto il permesso di visitare il Giappone in caso di necessità e un'ambasciata giapponese sarebbe stata inviata alla corte spagnola.

1610 - LA SAN BUENA VENTURA

Un frate francescano di nome Luis Sotelo che risiedeva ad Edo (oggi Tokyo), per fare proselitismo convinse Tokugawa Ieyasu e suo figlio Tokugawa Hidetada a mandarlo come rappresentante nella Nuova Spagna (Messico) con una delle loro navi, al fine di migliorare il trattato commerciale. Rodrigo de Vivero si offrì di salpare sulla nave giapponese al fine di garantirne la sicurezza e l’accoglienza in Nuova Spagna, ma insistette che un altro francescano, di nome Alonso Muños, fosse inviato invece come rappresentante dello Shogun.
Nel 1610 Rodrigo de Vivero, diversi marinai spagnoli, il padre francescano e 22 rappresentanti giapponesi guidati dal commerciante Tanaka Shosuke, navigarono verso il Messico a bordo del San Buena Ventura, una nave costruita da un avventuriero inglese, William Adams, per lo Shogun. Una volta in Nuova Spagna, Alonso Muños incontò il viceré Luis de Velasco che accettò di inviare un ambasciatore in Giappone nella persona del famoso esploratore Sebastián Vizcaíno con la missione aggiuntiva (segreta) di esplorare le "isole d'oro e d'argento" (Isla de Plata) che si pensava si trovassero a est delle isole giapponesi.
Vizcaíno arrivò in Giappone nel 1611 ed ebbe numerosi incontri con lo Shogun e i suoi feudatari (Damyo).
Questi incontri furono rovinati dal rispetto da parte di Vizcaíno per i costumi giapponesi, la crescente resistenza dei giapponesi verso il proselitismo cattolico e gli intrighi degli olandesi, avversi alle ambizioni spagnole.
Vizcaíno finalmente salpò per cercare "l'isola d'argento"; durante la navigazione però trovò un pessimo tempo, tanto che dovette tornare in Giappone con gravi danni.

1612 - SAN SEBASTIAN

Senza aspettare il ritorno di Vizcaíno, un'altra nave - costruita nell'Izu dal Bakufu (governo militare) sotto il ministro della Marina Mukai Shogen - che prese il nome di San Sebastian, partì il Messico il 9 Settembre 1612 con Luis Sotelo a bordo oltre a due rappresentanti di Date Masamune, con l'obiettivo di far progredire i rapporti commerciali con la Nuova Spagna.
Tuttavia la nave affondò a poche miglia da Uraga e la spedizione dovette essere abbandonata.

1613 - IL PROGETTO DELL’AMBASCIATA

Lo Shogun decise pertanto di costruire un nuovo galeone in Giappone per poter riportare Vizcaíno nella Nuova Spagna (Messico) insieme con l'ambasciata giapponese, accompagnato da Luis Sotelo.
Per costruire questo galeone, chiamato Data Maru dai giapponesi e poi San Juan Bautista dagli spagnoli, ci vollero 45 giorni di lavoro con la partecipazione di esperti tecnici del Bakufu (il Ministro della Marina Mukai Shogen, un conoscente di William Adams con il quale costruì diverse navi, inviò il suo capo carpentiere), 800 maestri d'ascia, 700 fabbri, e 3000 falegnami.
Il daimyo di Sendai, Date Masamune, fu messo a capo del progetto.

Data Masamune chiamò uno dei suoi samurai, Hasekura Tsunenaga, il cui feudo era valutato circa 600 koku (la quantità di riso sufficiente a nutrire una persona per un anno), a guidare la missione.
"La grande nave ha lasciato Toshima-Tsukinoura per i barbari del sud il 15 settembre (calendario giapponese), con a capo Hasekura Rokuemon Tsunenaga, e coloro che sono chiamati Imaizumi Sakan, Matsuki Shusaku, Nishi Kyusuke, Tanaka Taroemon, Naito Hanjuro, Sonohoka Kyuemon, Kuranojo , Tonomo, Kitsunai, Kyuji, così come molti altri sotto Rokuemon, così come 40 barbari del Sud, 10 uomini di Mukai Shogen, e anche commercianti, per un totale di 180 persone" (Atti del Data House, Keicho-Genna, Gonoi pag. 56).
L'obiettivo dell'ambasciata giapponese era sia discutere gli accordi commerciali con la corona spagnola a Madrid, sia di incontrare il Papa a Roma.
Date Masamune mostrò una grande volontà di accogliere la religione cattolica nel suo dominio. Invitò Luis Sotelo e autorizzò nei suoi territori la diffusione del cristianesimo nel 1611.
Nella sua lettera al Papa, portata da Hasekura, scrisse:
"Io offro la mia terra per una base del vostro lavoro missionario. Inviatemi quanti più Padri potete”.
Sotelo, nel proprio resoconto dei viaggi, sottolineò la dimensione religiosa della missione sostenendo che l'obiettivo principale era quello di diffondere la fede cristiana nel nord del Giappone.
Il San Juan Bautista è rappresentato, in un dipinto di Deruet, come un galeone con la bandiera di Hasekura (svastica rossa su sfondo arancione) sull'albero più alto. "Ero già stato inviato come ambasciatore di Idate Masamune, che tiene le redini del regno dei Oxu (che si trova nella parte orientale del Giappone) che, mentre non è ancora rinato attraverso il battesimo, è stato catechizzato e desiderava che la fede cristiana sia predicata nel suo regno insieme a un altro nobile della sua corte, Filippo Franciscus Faxecura Rocuyemon, al Senato Romano e di quello che a quel tempo era a capo della Sede Apostolica, Sua Santità Papa Paolo V." (Luis Sotelo De Ecclesiae Iaponicae statu Relatio, 1634).
L'ambasciata era probabilmente, a quel tempo, parte di un piano per diversificare e aumentare il commercio con l'estero, prima che la partecipazione dei cristiani alla rivolta di Osaka innescasse una reazione radicale dello Shogunato, con l'interdizione del cristianesimo nei territori che controllava direttamente (1614).

IL VIAGGIO ATTRAVERSO IL PACIFICO

Alla fine la nave salpò il 28 ottobre 1613 per Acapulco con circa 180 persone a bordo tra cui 10 samurai dello Shogun (forniti dal Ministro della Marina Mukai Shogun Tadakatsu), 12 samurai di Sendai, 120 commercianti giapponesi, marinai e servitori, e circa 40 spagnoli e portoghesi, tra cui Sebastián Vizcaíno che, dalle sue stesse parole, aveva solo la qualità di passeggero.

LA NUOVA SPAGNA (MESSICO)

Hasekura Tsunenaga sbarcò nella baia di Acapulco.
Nicolas de Cardona, nella sua edizione del 1632 di "World Exploration", ha pubblicato un punto di vista sulla baia e città di Acapulco, menzionando la presenza di "una nave dal Giappone", probabilmente il San Juan Bautista (Gonoi, p.53). Cardona era in Acapulco tra la fine del 1614 e il 21 marzo 1615. La leggenda completa recita:
A. Le navi della spedizione.
B. Il castello di San Diego.
C. La città.
D. Una nave che è venuta dal Giappone.
E. Los Manzanillo
F. El Grifo

La nave prima raggiunse Capo Mendocino, nella California di oggi, poi continuò lungo la costa per arrivare ad Acapulco il 25 Gennaio 1614, dopo tre mesi di navigazione.
I giapponesi furono ricevuti in pompa magna, ma dovettero aspettare qui fino all'arrivo di nuovi ordini in merito alla continuazione del loro viaggio.
Scoppiarono delle dispute e combattimenti tra i giapponesi e gli spagnoli, in particolare Vizcaíno, apparentemente a causa di alcune controversie sulla gestione dei regali, secondo le regole giapponesi.
Un giornale contemporaneo, scritto dallo storico Chimalpahin Quauhtlehuanitzin, un nobile azteco nato a Amecameca (antica provincia Chalco) nel 1579, il cui nome formale era Domingo Francisco de San Anton Muñón, riferisce che Vizcaíno fu gravemente ferito nella lotta:
"Señor Vizcaíno cammina ancora lentamente, essendo stato ferito. I giapponesi lo colpirono e accoltellarono qui ad Acapulco, quando divenne noto in Messico di tutte le sue responsabilità e i fatti che avevano avuto luogo in Giappone”.
A seguito di queste dispute gli ordini furono emanati il 4 e 5 marzo per riportare la pace. Gli ordini hanno stabilivano che: "I giapponesi non devono subire attacchi in questa Terra, ma non devono usare armi fino alla loro partenza, a eccezione di Hasekura Tsunenaga e otto del suo seguito ... I giapponesi saranno liberi di andare dove vogliono, e devono essere trattati correttamente. Non devono subire abusi in parole o azioni. Essi saranno liberi di vendere i propri prodotti. Questi ordini sono stati promulgate agli spagnoli, gli indiani, i mulatti, i meticci, i Neri, e quelli che non li rispettano saranno puniti ".

Le insegne di Hasekura

L'ambasciata rimase due mesi a Acapulco ed entrò a Città del Messico il 24 marzo, dove fu accolta con grandi cerimonie. La missione finale per l'ambasciata rimaneva però quella di proseguire per l’Europa.
L'ambasciata quindi, trascorso qualche tempo in Messico, si recò a Vera Cruz a bordo della flotta di Don Antonio Oquendo.
Chimalpahin dà qualche conto della visita di Hasekura.
"Questa è la seconda volta che i giapponesi sbarcatno da una delle loro navi sulla riva di Acapulco. Essi trasportano qui tutte le cose di ferro, scrivanie, e un po'di stoffa che vogliono vendere qui." (Chimalpahin, Annali del suo tempo).
"E 'diventato noto qui in Messico ed è stato detto che il motivo il loro sovrano l'imperatore del Giappone ha inviato questo detto emissario signorile e ambasciatore qui, è quello di andare a Roma per vedere il Santo Padre Paolo V, e di dargli la loro obbedienza concernente la santa chiesa, in modo che tutti i giapponesi vogliono diventare cristiani "(Chimalpahin," Annali del suo tempo ").
Hasekura abitò in una casa accanto alla Chiesa di San Francisco e incontrò il viceré.
Informò quest’ultimo che era nel suo programma incontrare il re Filippo III per offrirgli la pace e per ottenere che i giapponesi potessero andare in Messico per il commercio. Mercoledì 9 aprile, 20 giapponesi furono battezzati, e altri 22 il 20 aprile dall'arcivescovo in Messico, don Juan Pérez de la Serna, presso la Chiesa di San Francisco. In totale 63 di loro ricevettero conferma del battesimo il 25 aprile .
Hasekura attese invece di essere battezzato in Europa: "Ma l'emissario signorile, l'ambasciatore, non voleva essere battezzato qui, ma è stato detto che sarà battezzato in seguito in Spagna." (Chimalpahin, Annali del suo tempo).

PARTENZA PER L’EUROPA

Chimalpahin racconta che Hasekura lasciò alcuni dei suoi compatrioti nella Nuova Spagna, prima di partire per l'Europa:
"L'Ambasciatore del Giappone una volta pronto partì per la Spagna. Prima di andare divise i suoi vassalli: prese un certo numero di giapponesi con sè e lasciò un uguale numero qui, in particolare commercianti per avviare il commercio locale e vendere i loro manufatti." (Chimalpahin, Annali del suo tempo).
La flotta salpò per l'Europa sul San José il 10 giugno. Hasekura lasciò pertanto la maggior parte dei suoi in Messico, ad aspettare in Acapulco il ritorno dell'ambasciata.
Alcuni di loro, così come quelli del precedente viaggio di Tanaka Shosuke, tornarono in Giappone nello stesso anno con il galeone San Juan Bautista: "Oggi, martedì 14 del mese di ottobre dell'anno 1614, è stato quando alcuni giapponesi stabilitisi in Messico, tornarono a casa in Giappone; hanno vissuto qui in Messico per quattro anni. Alcuni ancora hanno deciso di rimanere qui continuando i commerci delle loro merci portate dal Giappone." (Chimalpahin, Annali del suo tempo).

MISSIONE IN EUROPA

La flotta arrivò sana e salva finalmente, dopo vari pericoli e tempeste, al porto di Sanlúcar de Barrameda il 5 ottobre, dove il duca di Medina Sidonia fu informato dell'arrivo. Mandò carrozze per accoglierli e onorarli come citato da Scipione Amati (Scipione Amati, Storia del Regno di Voxu).
"L'ambasciatore giapponese Hasekura Rokuemon, inviato da Joate Masamune, re di Boju, entrò in Siviglia il mercoledì 23 ottobre 1614. Era accompagnato da 30 giapponesi con lame, il loro capitano delle guardie e 12 arcieri e alabardieri con lance e lame dipinte, di cerimonia. Il capitano della guardia era cristiano e fu chiamato Don Thomas." (Biblioteca Capitolare Colombina 84-7-19 Memorias..., fol.195).
L'ambasciata giapponese incontrò il re Filippo III a Madrid il 30 gennaio 1615. Hasekura consegnò al re una lettera di Date Masamune, e gli recò l'offerta di un trattato. Il re rispose che avrebbe fatto quello che poteva per soddisfare queste richieste.
Hasekura fu battezzato il 17 febbraio dal cappellano personale del re, e rinominato Felipe Francisco Hasekura.
La cerimonia del battesimo doveva essere condotta dall'Arcivescovo di Toledo, Bernardo de Sandoval y Rojas, che però era troppo malato. Il Duca di Lerma, l'amministratore principale del governo di Filippo III e governatore di fatto della Spagna, fu designato come padrino di Hasekura.
L'ambasciata rimase otto mesi in Spagna, prima di lasciare il paese per l'Italia.

Filippo III° di Spagna                                                Il Duca di Lerma

FRANCIA

Dopo aver viaggiato in tutta la Spagna, l'ambasciata navigò attraverso il Mediterraneo, a bordo di tre fregate spagnole, verso l'Italia.
A causa del maltempo, dovettero rimanere per alcuni giorni nel porto francese di Saint-Tropez, dove furono ricevuti dalla nobiltà locale e dove fecero scalpore sulla popolazione.
La visita dell'Ambasciata giapponese è registrata nelle cronache della città: "Philip Francis Flexicura, ambasciatore del Papa, da Data Masamunni, re di Woxu in Giappone".

Sono stati registrati molti pittoreschi dettagli dei loro movimenti: "Non toccano mai il cibo con le dita, ma invece usano due bastoncini che tengono con tre dita. Si soffiano il naso in pezzi di carta morbidi come seta delle dimensioni di una mano, e che non usano mai due volte, in modo che li buttano per terra dopo l'uso, ed erano sorpresi di vedere la nostra gente che si affollava intorno a loro per raccoglierli. Le loro spade sono così taglienti che si può tagliare una carta morbida semplicemente mettendola sul bordo e soffiando su di essa." (Relazioni di Madame de St Troppez, ottobre 1615, Bibliothèque Inguimbertine, Carpentras).
La visita di Hasekura Tsunenaga a Saint-Tropez nel 1615 è il primo caso documentato di relazioni Francia-Giappone.

ITALIA

L'ambasciata giapponese continuò quindi per l’Italia (Stato Pontificio) dove furono in grado di incontrare il papa Paolo V a Roma nel novembre 1615, lo stesso anno Galileo Galilei fu deferito all'Inquisizione romana per i suoi risultati contro il geocentrismo.

Papa Paolo V°

Hasekura consegnò al Papa due lettere dorate, una in giapponese e una in latino, contenenti la richiesta di un trattato commerciale tra il Giappone e il Messico e l'invio di missionari cristiani in Giappone. Queste lettere sono ancora visibili negli archivi vaticani.

La lettera in latino, probabilmente scritta da Luis Sotelo per Date Masamune, dice tra l’altro: "Baciando i piedi sacri del Grande, Universale, Santissimo Signore di tutto il mondo, il Papa Paolo, in profonda sottomissione e venerazione, io, Idate Masamune, re di Wôshû nell'Impero del Giappone, supplichevolmente dico: il francescano Padre Luis Sotelo è venuto nel nostro paese per diffondere la fede di Dio. In quell'occasione, ho imparato a conoscere questa fede e desideravo diventare cristiano, ma non ho ancora realizzato questo desiderio a causa di alcuni piccoli problemi. Tuttavia, al fine di incoraggiare i miei sudditi a diventare cristiani, vorrei che si inviassero missionari della chiesa francescana. Vi garantisco che sarete in grado di costruire una chiesa e che i vostri missionari saranno protetti. Vorrei anche che sceglieste e inviaste un vescovo. Per questo motivo ho mandato un mio samurai, Hasekura Rokuemon, come mio rappresentante per accompagnare Luis Sotelo attraverso i mari fino a Roma, per dare un segno di obbedienza e per baciarvi i piedi. Inoltre, poiché il nostro paese e Nueva España sono paesi vicini, desidererei che poteste intervenire in modo da poter discutere con il re di Spagna per l’invio di missionari di là del mare." (Traduzione della lettera latina di Date Masamune al Papa.)
Il Papa accettò la proposta per l'invio di missionari, ma lasciò la decisione per il commercio al re di Spagna.
Il Senato Romano consegnò anche a Hasekura il titolo onorario di Cittadino Romano, titolo certificato da un documento che egli stesso portò in Giappone e che è oggi conservato nel Museo di Sendai.

Sotelo descrisse anche la visita al Papa, libro De Ecclesiae Iaponicae statu relatio (pubblicato postumo nel 1634): "Quando siamo arrivati con l'aiuto di Dio nell'Anno della nostra salvezza 1615, non solo siamo stati gentilmente ricevuti da Sua Santità il grande Papa, con il Sacro Collegio dei Cardinali e un raduno di vescovi e nobili, e anche la gioia e felicità generale del popolo romano, ma noi e gli altri tre (che i cristiani giapponesi avevano appositamente designati per annunciare la loro condizione rispetto alla religione cristiana) siamo stati ascoltati, riposati, e proprio come speravamo, ricevuti il più rapidamente possibile." (Sotelo, De Ecclesiae Iaponicae statu relatio).

VOCI DI INTRIGHI

Oltre alla descrizione ufficiale della visita di Hasekura a Roma, alcuni documenti dell’epoca tendono a indicare che furono discusse anche questioni politiche, e che l'alleanza con Date Masamune fu suggerita come un modo per stabilire l'influenza cristiana in tutto il Giappone: "L'ambasciatore ha insistito con forza che l'autorità e il potere del suo sovrano era superiore a quella di molti paesi europei." (comunicazione romano Anonimo, del 10 ottobre 1615)
"I padri spagnoli francescani stanno spiegando che il Re dell’Ambasciatore (Hasekura Tsunenaga) diventerà presto il capo supremo del suo paese, e che non solo egli vuole diventere cristiano e seguire la volontà della chiesa di Roma, ma farà anche convertire a loro volta il resto della popolazione. Questo è il motivo per cui chiedono l'invio di un alto ecclesiastico insieme con i missionari. Per quanto sopra, molte persone stanno dubitando sul vero scopo dell'ambasciata, e si chiedono se non stanno cercando qualche altro beneficio." (Lettera dell'ambasciatore veneziano, il 7 novembre 1615).

IL RITORNO

Il 7 gennaio 1616 il gruppo di Hasekura lasciò Roma.
La delegazione partì dal porto di Civitavecchia e il 18 gennaio sbarcò a Livorno per recarsi a Firenze, dove si fermarono cinque giorni.
Da qui si diressero verso Genova, dove si fermarono a causa di una malattia di Hasekura.
Il 10 marzo la missione lasciò Genova alla volta di Madrid, dove arrivò il 17 aprile.

SECONDA VISITA IN SPAGNA

Per la seconda volta in Spagna, Hasekura si incontrò di nuovo con il re, che rifiutò di firmare un accordo commerciale perchè l'ambasciata giapponese non sembrava essere un'ambasciata ufficiale del sovrano del Giappone Tokugawa Ieyasu il quale, al contrario, aveva promulgato un editto nel gennaio 1614 ordinando l'espulsione di tutti i missionari dal Giappone, e aveva iniziato la persecuzione della fede cristiana in Giappone.

Lettera di Filippo III di Spagna a Date Masamune

L'ambasciata lasciò Siviglia per il Messico nel giugno 1617 dopo un periodo di due anni trascorsi in Europa, ma alcuni dei giapponesi rimasero in Spagna, in una città vicino a Siviglia (Coria del Río), dove i loro discendenti, fino a oggi, utilizzano ancora il cognome Japón.

PUBBLICAZIONI OCCIDENTALI SULL’AMBASCIATA DI HASEKURA

L'ambasciata di Hasekura Tsunenaga è stata oggetto di numerose pubblicazioni in tutta Europa. Lo scrittore italiano Scipione Amati, che ha accompagnato l'ambasciata nel 1615 e il 1616, pubblicò nel 1615 a Roma un libro intitolato Storia del Regno di Woxu. Questo libro è stato anche tradotto in tedesco nel 1617.

Nel 1616, l'editore francese Abramo Savgrain pubblicò un resoconto della visita di Hasekura a Roma: "Récit de l'entrée et Solemnelle remarquable faite à Rome, par Philippe Francois Dom Flexicura" (Resoconto dell'ingresso solenne e straordinario a Roma di Don Philippe Francois Faxicura).

RITORNO IN MESSICO

Hasekura si fermò per 5 mesi in Messico sulla via del ritorno in Giappone. Il galeone San Juan Bautista stava aspettando in Acapulco dal 1616, dopo un secondo viaggio attraverso il Pacifico dal Giappone al Messico.
Capitanato da Yokozawa Shogen, era carico di pepe fine e lacca da Kyoto, che furono venduti sul mercato messicano.
A seguito di una richiesta da parte del re di Spagna, al fine di evitare che troppo argento partisse per il Giappone, il Vicerè chiese che i ricavi di dette vendite fossero spesi in beni messicani, fatta eccezione per un importo di 12000 pesos e 8000 pesos in argento che Hasekura e Yokozawa erano autorizzati a portare indietro con loro.

FILIPPINE

Nel mese di aprile 1618 la San Juan Bautista arrivò nelle Filippine dal Messico, con Hasekura e Luis Sotelo a bordo.
La nave fu qui acquistata dal governo spagnolo, con l'obiettivo di costruire difese contro gli attacchi degli olandesi e degli inglesi. Il vescovo delle Filippine con i filippini locali e il nativo Tagalog a Manila descrisse l'accordo con il re di Spagna in una missiva datata 28 Luglio 1619.
La lettera che Hasekura scrisse a suo figlio durante la sua permanenza nelle Filippine, conservata nel Museo cittadino di Sendai: "Il governatore è stato estremamente cordiale con i giapponesi e ha fornito loro la sua protezione. Poichè avevano molte cose costose da comprare decisero di affittare la loro nave. La nave fu immediatamente riallestita per il combattimento. Il governatore alla fine acquistò la nave perché aveva realizzato che si trattava di costruzione eccellente e robusta, e le navi disponibili erano drammaticamente poche. A favore di Vostra Maestà, il prezzo pagato era ragionevole." (Documento 243)

Durante la sua permanenza nelle Filippine, Hasekura acquistò numerosi beni per Date Masamune e costruì una nave, come scrisse in una lettera a suo figlio. Alla fine tornò in Giappone nel mese di agosto 1620, raggiungendo il porto di Nagasaki.

RITORNO IN GIAPPONE

All’epoca nella quale Hasekura tornò, il Giappone era cambiato in modo drastico: uno sforzo per sradicare il cristianesimo era in corso dal 1614, Tokugawa Ieyasu era morto nel 1616 ed era stato sostituito dal figlio Tokugawa Hidetada che era più xenofobo. Fu così che il Giappone si stava muovendo verso la "Sakoku": la politica di isolamento. Poiché le notizie di queste persecuzioni arrivarono in Europa nel corso dell’ ambasciata di Hasekura, i sovrani europei - in particolare il re di Spagna - divennero molto riluttanti a rispondere favorevolmente alle proposte commerciali e missionarie di Hasekura.
Hasekura riferì i suoi viaggi a Date Masamune al suo arrivo a Sendai.
E’ registrato che egli portò il ritratto di Papa Paolo V, un ritratto di se stesso in preghiera e una serie di pugnali indonesiani acquisiti nelle Filippine, il tutto è oggi conservato nel Museo cittadino di Sendai.

I "Rapporti della Casa di Masamune" descrivono il suo resoconto in una maniera piuttosto succinta e che termina con una espressione piuttosto criptica di sorpresa, confinante con l'oltraggio, come reazione al discorso di Hasekura: "Rokuemon è andato nel paese dei barbari del sud, ha reso omaggio al re di Paolo, è rimasto lì per diversi anni, e ora è tornato per nave da Luzon. Ha portato dipinti del re dei barbari del sud e un dipinto di se stesso, che ha consegnato. Molte sue descrizioni di paesi barbari del sud e il significato delle dichiarazioni di Rokuemon erano sorprendenti e straordinarie."

INTERDIZIONE DEL CRISTIANESIMO A SENDAI

L'effetto diretto del ritorno di Hasekura a Sendai fu l'interdizione del cristianesimo nel feudo. Due giorni dopo il ritorno di Rokuemon a Sendai, fu promulgato un editto di tre punti contro i cristiani:
1. Tutti coloro che sono stati ordinati cristiani dovevano abbandonare la loro fede, in conformità con la regola dello Shogun, e coloro che non lo avrebbero fatto sarebbero stati esiliati se fossero nobili e uccisi se fossero cittadini, contadini o servi.
2. Una ricompensa sarebbe stata data per la denuncia di cristiani nascosti.
3. I missionari della fede cristiana avrebbero dovuto lasciare il feudo di Sendai oppure abbandonare la loro religione.
(novembre 1620, lettera di padre Angelis, archivi Giappone-Cina dei gesuiti a Roma, citata in Gonoi" Hasekura Tsunenaga ", p.231)
Cosa Hasekura disse o fece per arrivare a un tale risultato non è noto.
Gli eventi successivi tendono a indicare che lui e i suoi discendenti rimasero fedeli al cristianesimo.
Hasekura può aver fatto un entusiasta, e in una certa misura inquietante, resoconto della grandezza e della forza dei paesi occidentali e della religione cristiana.
Potrebbe anche aver incoraggiato l'alleanza tra Chiesa e Date Masamune, così da prendere il potere nel Paese (un'idea pubblicizzata dai francescani mentre erano a Roma), fatto che, nel 1620 in Giappone, sarebbe stato una proposta del tutto irrealistica.
Infine la speranza di scambi con la Spagna, evaporati quando Hasekura comunicò che il re spagnolo non avrebbe siglato alcun accordo fino a quando le persecuzioni contro i cristiani fossero in atto nel resto del Paese.
Date Masamune fino ad allora molto tollerante verso il cristianesimo nelle terre da lui direttamente controllate, nonostante il divieto del Bakufu, improvvisamente scelse di allontanarsi dalla fede occidentale.
Le prime esecuzioni di cristiani iniziarono 40 giorni più tardi. Le misure anti-cristiane prese da Data Masumune furono comunque relativamente miti, e giapponesi e cristiani occidentali ripetutamente sostennero che lui le adottò solo per placare lo Shogun: "Data Masumune, per paura dello Shogun, ha ordinato la persecuzione del Cristianesimo nel suo territorio e ha creato diversi martiri". (Lettera di 17 cristiani giapponesi di spicco, da Sendai al Papa, il 29 settembre 1621).
Un mese dopo il ritorno di Hasekura, Date Masamune scrisse una lettera allo Shogun Tokugawa Hidetada in cui ci fu un chiaro tentativo di disimpegnarsi dalla responsabilità per l'ambasciata, spiegando in dettaglio come era stata organizzata con l'approvazione e anche la collaborazione dello Shogun: "Quando ho inviato una nave per i paesi barbari meridionali diversi anni fa, su consiglio di Mukai Shogen, ho inviato anche il barbaro meridionale chiamato Sotelo, che aveva risieduto per molti anni a Edo. A quel tempo Vostra Altezza ha anche dato messaggi per i Barbari del Sud, così come regali, come paraventi e armature." (18 ottobre 1620, citato in Gonoi, p.234)
La Spagna era in quegli anni di gran lunga il potere più minaccioso per il Giappone (con una colonia e un esercito nelle vicine Filippine). Testimonianze di Hasekura del potere spagnolo e i metodi coloniali a Nueva España (Messico) possono aver precipitato la decisione dello Shogun Tokugawa Hidetada di rompere le relazioni commerciali con la Spagna nel 1623, e le relazioni diplomatiche nel 1624, anche se altri eventi come il contrabbando da parte di sacerdoti spagnoli in Giappone e la fallita ambasciata spagnola contribuirono alla decisione.

LA MORTE DI HASEKURA

Cosa successe a Hasekura non è noto e i racconti sui suoi ultimi anni sono numerosi. Commentatori cristiani contemporanei potevano contare solo sul sentito dire: alcune voci affermavano che aveva abbandonato il cristianesimo, altri che fu martirizzato per la sua fede e altri ancora che praticò il cristianesimo in segreto. Il destino dei suoi discendenti e servi, che furono poi giustiziati per essere cristiani, suggerirebbe che Hasekura rimase fortemente cristiano e che trasmise la sua fede ai membri della sua famiglia.
La tomba buddista di Hasekura Tsunenaga ancora oggi è visibile in Enfukuji, Enchōzan e Miyagi.
Sotelo, tornò in Giappone, ma fu catturato e infine bruciato sul rogo nel 1624.
Prima della sua esecuzione fece un racconto del ritorno di Hasekura in Giappone dipingendolo come un eroe della fede cristiana: "L'altro mio collega, l'ambasciatore Filippo Faxecura, dopo aver raggiunto il suo già citato re (Date Masamune), è stato molto onorato da lui, che lo ha mandato alla propria tenuta per riposare dopo un lungo e faticoso viaggio, dove ha fatto cristiani sua moglie, i figli, i servi e molti altri vassalli, e ha convinto altri nobili che erano suoi amici e parenti a convertirsi alla fede. Mentre era impegnato in queste e altre opere pie, un anno dopo il suo ritorno, avendo fornito molte istruzioni e un grande esempio, con molta preparazione, egli piamente morì, lasciando ai suoi figli la grande eredità di predicare la fede cristiana nei territori da lui governati nonché la protezione dei membri degli ordini religiosi. Il re e tutti i nobili sono stati fortemente addolorati per la sua scomparsa, ma soprattutto i cristiani e religiosi che conoscevano molto bene le virtù e lo zelo religioso di quest'uomo. Questo è quello che ho saputo dalle lettere del religioso che gli amministrò i sacramenti e che era presente alla sua morte, così come dagli altri." (Luis Sotelo, De Ecclesiae Iaponicae statu relatio).
Hasekura portò anche in Giappone molti manufatti cattolici, ma non li consegnò a Data Masamune tenendoli invece presso di sé.
Hasekura Tsunenaga morì di malattia (secondo fonti giapponesi e cristiane) nel 1622, ma la posizione della sua tomba non è nota con certezza. Tre tombe sono rivendicate come tombe di Hasekura.
La più probabile è nella periferia della città Osato a Miyagi. Un altra è visibile nel tempio buddista di Enfukuji a Miyagi. La terza è chiaramente indicata (assieme a un memoriale per Padre Sotelo) nel cimitero di un tempio buddista nel quartiere Kitayama al Tempio Komyoji.

ESECUZIONE DEI SUOI DISCENDENTI E SERVITORI

Hasekura ebbe un figlio, di nome Rokuemon Tsuneyori. Due dei servi di suo figlio, Yogoemon e sua moglie, furono condannati per essere cristiani. Poiché rifiutarono di abiurare la loro fede sotto tortura (furono condannati al "Tsurushi", impiccagione per i piedi) e morirono nell’agosto 1637 (poiché la vita dei cristiani erano risparmiate se ritrattavano, queste esecuzioni indicano che rimasero cristiani, rifiutando di rinnegare la loro fede).
Nel 1637, Rokuemon Tsuneyori venne anche sospettato di cristianesimo dopo essere stato denunciato da qualcuno a Edo, ma riuscì a far cancellare il sospetto su di sè perché era il Maestro del tempio Zen di Komyoji .
Nel 1640, altri due servi di Tsuneyori, Tarozaemon che aveva seguito Hasekura a Roma e sua moglie, furono giudicati colpevoli di essere cristiani e, poiché rifiutarono di abiurare la loro fede sotto tortura, furono condotti a morte. Tsuneyori questa volta venne ritenuto responsabile e decapitato lo stesso giorno, all'età di 42 anni, per aver omesso di denunciare i cristiani sotto il suo tetto, pur rimanendo non confermato se fosse egli stesso cristiano o meno.
Inoltre due sacerdoti cristiani, il domenicano Pedro Vazquez e Joan Bautista Paulo, avevano dato il suo nome sotto tortura. Il fratello minore di Tsuneyori, Tsunemichi, fu condannato come cristiano, ma riuscì a fuggire e sparire.
I privilegi della famiglia Hasekura furono tolti e le loro proprietà e beni sequestrati.
E' in questo periodo, nel 1640, che gli artefatti cristiani di Hasekura furono confiscati e sono stati tenuti in custodia a Sendai fino a quando non sono stati riscoperti alla fine del XIX secolo.
Complessivamente una cinquantina di manufatti cristiani sono stati trovati nella tenuta di Hasekura nel 1640, come croci, rosari, abiti religiosi e dipinti religiosi. I manufatti sono stati sequestrati e immagazzinati nel feudo di Data.

 

Un inventario fu fatto nel 1840 che descrive le voci come appartenenti a Hasekura Tsunenaga. Nell'inventario sono stati anche citati diciannove libri, ma da allora sono stati persi.
I manufatti sono oggi conservati nel Museo cittadino di Sendai e un altro museo, sempre a Sendai.

RISCOPERTA DI HASEKURA

L'esistenza stessa del viaggio di Hasekura fu dimenticata in Giappone fino alla riapertura del paese dopo la politica Sakoku di isolamento.
Nel 1873, l'ambasciata giapponese in Europa (la missione Iwakura) guidata da Iwakura Tomomi, sentì per la prima volta del viaggio di Hasekura quando vennero mostrati i documenti durante la loro visita a Venezia in Italia.

HASEKURA OGGI

Oggi, ci sono statue di Hasekura Tsunenaga nella periferia di Acapulco in Messico, all'ingresso della baia de L'Avana a Cuba, a Coria del Río in Spagna, nella chiesa di Civitavecchia in Italia, in Tsukinoura, nei pressi di Ishinomaki, e due nella città di Osato della prefettura di Miyagi.

 

Civitavecchia

Circa 700 abitanti di Coria del Rio portano il cognome Japón (originariamente Hasekura de Japón), identificandoli come discendenti dei membri della delegazione del Hasekura Tsunenaga.
Un parco a tema che descrive l'ambasciata e la visualizzazione di una replica del San Juan Bautista è stato istituito nel porto di Ishinomaki, da dove Hasekura partì per il suo viaggio.

Oggi si erge anche una statua di Hasekura in un parco di Manila, nelle Filippine.
Shusaku Endo ha scritto un romanzo nel 1980, intitolato “Il Samurai”, un racconto romanzato riguardante i viaggi di Hasekura.
Nel 1991 il film “Journey of Honor” (Aka Kabuto, alias Shogun Mayeda) interpretato da Sho Kosugi è liberamente ispirato alla spedizione di Hasekura e racconta le avventure del viaggio del Samurai dal Giappone alla Spagna.
Un film d'animazione nel 2005 prodotto in Spagna e intitolato Gisaku racconta le avventure di un giovane samurai giapponese di nome Yohei che ha visitato la Spagna nel XVII secolo; una storia liberamente ispirata ai viaggi di Hasekura: Yohei sopravvissuto in clandestinità fino ad oggi a causa di poteri magici, dopo secoli di letargo si risveglia in un mondo che non conosce e compie molte avventure nell’Europa moderna come un super-eroe.

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