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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Setouchi Jakucho (Harumi)

Oggi, 8 marzo 2017, Festa della Donna, vorremmo fare un omaggio a tutte le donne, un po' diverso dalle solite mimose: un articolo scritto da Giovanna Coen su Setouchi Jakucho, monaca buddhista, che abbiamo conosciuto l'anno scorso in Giappone. Buona lettura!

Parlando di monache buddhiste vorrei presentarvi una figura davvero eccezionale: SETOUCHI JAKUCHO (Harumi).

Il suo nome da monaca JAKUCHO significa «colei che ascolta la quiete», mentre prima dei voti il suo nome era Harumi. Oggi ha un’età di 94 anni e alle spalle una vita intensa e sempre impegnata.

Nata nel 1922 a Tokushima (Shikoku) , nel 1973 decide di farsi monaca abbracciando il buddhismo Tendai (la cui sede principale è sul Monte Hiei/Kyoto).

Prima di ritirarsi nel monastero la sua era stata un'esistenza avventurosa e appassionata, qualcuno direbbe avventata e passionale: studentessa, tra le pochissime, all'Università di Tokyo, a vent'anni sposa un giovane musicologo e lo segue in Cina, dove ha una figlia.

Al ritorno nel Giappone devastato dalla guerra, abbandona marito e figlia per amore di uno studente e fugge a Kyoto, per ritrovarsi sola a meditare il suicidio.

Tenta senza successo la via della recitazione, e ripiega sulla scrittura.

Il rapporto sentimentale con un altro uomo, uno scrittore sposato, le dà l'opportunità di pubblicare i suoi primi libri. Scrive, lavora, legge moltissimo, inizia un carteggio con l'inaccessibile Yukio Mishima, che avrà su di lei una grande influenza intellettuale.

La critica le rimprovera il forte erotismo delle sue storie di donne forti e libere con le quali si identifica, ma il grande pubblico la ama, e il successo è enorme. Nel 1963 scrive Jotoku (tradotto in italiano col titolo La virtù femmminile), una sorta di "feuilleton" che racconta la storia di Mille Draghi, geisha a Tokyo, attrice a Hollywood, e infine monaca col nome di Loto della saggezza. Due vite, se non parallele, convergenti, quella di Mille Draghi e di Harumi Setouchi, che dieci anni dopo ugualmente scelse la via della monacazione.

I due suoi più cari amici, Yukio Mishima e Yasunari Kawabata, s'erano suicidati: lei scelse, sono parole sue, di «morire al mondo pur restando viva». Di questa svolta racconta Il monte Huei, l'altro suo romanzo disponibile nella nostra lingua.

«Restando viva»: e forse più viva che mai, se da allora Jakucho (questo il suo nuovo nome: "colei che ascolta la quiete") ha rinunciato con rimpianto al sesso, ma non ad altri piaceri che pure la regola Tendai escluderebbe (a cominciare dal sake) e soprattutto non alla scrittura (tra l'altro, ha 'tradotto" il Genji Monogatari, il grande classico della letteratura giapponese, scritto intorno all'anno Mille dalla dama di corte Murasaki), né a un'intensissima vita di relazione sociale e di impegno politico, e ha ottenuto riconoscimenti letterari prestigiosissimi, tra cui il Premio Tanizaki.

Nel 2006 è venuta a Udine per ritirare il premio Nonino, e tra i suoi impegni sociali ricordo il suo lungo sciopero della fame per protestare contro l’impegno del Giappone nella Guerra del Golfo, così come, all’età di 89 anni si è presentata davanti alla sede del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria di Tokyo per domandare la definitiva chiusura della centrale nucleare di Oi.

Tutti i proventi della vendita dei suoi libri sono stati impiegati in attività umanitarie e nella restaurazione del piccolo tempio dove oggi vive.

Michele ed io abbiamo avuto la fortuna di incontrare questa donna meravigliosa nel suo ritiro, al tempio di Jaku-an, e posso dire che è stato un incontro estremamente commovente.

Jakucho Setuchi è malata e quando abbiamo chiesto di essere ricevuti la sua assistente era molto titubante, ma sentito che venivamo da così lontano, è andata a chiedere alla monaca. E' tornata dicendo che Jakucho era lieta di vederci, l’assistente però ci raccomandava di stare solo poco tempo e di non affaticarla.

Quando siamo entrati una piccolissima donna, anziana, ma con un sorriso estremamente giovanile mi è venuta incontro e mi ha abbracciato.

Io ero molto emozionata e non mi veniva in mente nulla di intelligente da dire, se non ringraziarla del grande dono che ci aveva fatto.

Lei ci ha raccontato di essere stata in Italia, anche a Roma e di aver buttato una moneta in una fontana, poiché dicono che così facendo sarebbe tornata. Lei non è riuscita a tornare in Italia, però mi dice «quella moneta aveva ragione, perché siete venuti voi da me!»

Posso dire che questa donna emana un’energia e un senso di gioia come poche volte ho avuto modo di vivere e per me resterà un ricordo meraviglioso.

Dopo esserci salutati, stavo andando via quando lei mi ha preso una mano e sfilandosi un bracciale dal suo polso, lo ha messo sul mio.

Non sono riuscita a trattenere le lacrime.

Giovanna Coen


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