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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Partendo da Koya-san per raggiungere Kyoto si prende un trenino a cremagliera, che da modo di osservare uno splendido panorama.

 

Giunti alla stazione, in coincidenza si prende un treno locale che percorre tutta la valle, prima stretta e via via sempre più larga, fino a giungere in pianura e poi a Osaka. Da qui un rapido cambio di treno per prendere il collegamento per Kyoto.

Su Kyoto si possono trovare infinite informazioni, essendo una città bellissima e piena di fascino e cultura, pertanto, avendola già visitata, ci siamo affidati alle indicazioni della simpatica amica Sybilla, proprietaria del B&B Juno (una tradizionale piccola casa giapponese, dove abbiamo dormito), per vedere una Kyoto “inusuale”.

TEMPIO FUSHIMI INARI

Visitiamo questo tempio dopo cena, per meglio apprezzare tutto il fascino ed il mistero (anche un po’ inquietante) di questo tempio.

Situato nella parte sud-est di Kyoto, Fushimi Inari Grand Shrine è il santuario madre del riso e degli affari che derivano dal suo raccolto.

Ci sono migliaia di “templi figli” in tutto il Giappone, il che rende probabilmente questo santuario tra i più popolari in tutto il paese.

Molto tempo fa, il riso raccolto costituiva le tasse che i contadini dovevano versare e quindi veniva utilizzato come pagamento per tutti coloro che servivano il signore locale. Questo ha reso il riso la principale valuta del Giappone.

I Santuari Inari divennero il luogo più importante in Giappone per i proprietari di negozi e commercianti che offrivano doni e preghiere per il successo e una maggiore prosperità.

Il rapporto religioso tra i giapponesi e il riso

I giapponesi hanno quattro parole per il riso: ine (la pianta stessa), kome (chicchi di riso), gohan (riso cotto in una ciotola di riso), e raisu (riso cotto servito su piatti occidentali). La coltivazione del riso è parte integrante della cultura giapponese, dalla semina alla preparazione per essere gustato. I giapponesi possono avere un forte impatto emotivo quando ci sia un’interruzione o modifica di questo ciclo: il riso richiede venerazione in tutte le sue manifestazioni.

L’Imperatore pianta delle piante di riso in vasi sacri ogni anno, un simbolo della sua generosità nonché come ricordo del ruolo di vitale sostegno che questo cereale svolge nella psiche della nazione.

Ogni anno, il 10 giugno si svolge una cerimonia di semina del riso, alla base del Tempio Maggiore Fushimi Inari. Dopo la raccolta del riso, l’8 novembre, si svolge un altro festival nello stesso tempio al fine di garantire che il ciclo di piantagione e crescita continuerà ad essere benedetto dagli dei che proteggono questo arcipelago.

Inari, la divinità della volpe (detta anche kitsune)

Come altri grandi santuari a Kyoto, i visitatori che entrano gettano una moneta nella cassa/forziere, suonano la campana, dicono una preghiera e lasciano il tempio.

Ma i visitatori veramente devoti o superstiziosi in visita al tempio di Fushimi, sono soliti camminare su per la montagna pregando in ogni santuario lungo la strada e facendo offerte sia in denaro che acquistando candele o miniature di torii. Questa operazione richiede circa da 1 ora e mezza a 2 ore, a seconda della lunghezza delle proprie preghiere, ma è possibile che il tempo si allunghi se si prendono in considerazione anche le pause per il tè.

Il messaggero o un “avatar” della divinità Fushimi è la volpe (Inari). Essi appaiono sempre in coppia: la volpe ha un gioiello sacro in bocca (nelle foto: una spiga di riso), che rappresenta lo spirito degli dei, l'altro ha un oggetto cilindrico che rappresenta la chiave per il magazzino del riso. Una leggenda dice che un bell’uomo e la sua attraente compagna visitavano spesso il santuario, tanto che le persone locali credettero che loro fossero messaggeri degli dei, e li venerarono nel tempio. Un altro racconto dice che un paio di volpi furono spesso viste giocare in un campo di riso vicino. La loro unione giocosa fu considerata un segno della fecondità per il contadino che li aveva vegliati nei mesi primaverili. Presto quindi nacque un'associazione tra le volpi ed un buon raccolto di riso.

Oggi, i negozi che portano al santuario vendono ogni tipo di gingillo, giocattolo, amuleto o biscotto fatti a somiglianza della volpe. La relazione con le volpi non si limita però ai negozi; anche i ristoranti vendono ottimi cibi che ricordano le volpi, primo fra tutti l’ inari-sushi: piccola tasca ricavata da un pezzo di tofu fritto riempita con sushi e verdure, e la kitsune-soba: soba (tagliolini di grano saraceno al quale vengono aggiunte verdure e brodo), con l’aggiunta di fette di tofu fritto.

Il Tempio

Il Grande Santuario Fushimi Inari fu fondato nel 711 da un clan di immigrati contadini coreani che donò alcune delle loro terre per la famiglia imperiale di Kyoto, nel 794. Fushimi Inari Taisha è quindi il santuario "capo" di molti altri che seguono lo stesso culto di Inari. Il santuario si trova alla base di una montagna anch’essa chiamata Inari, che è a 233 metri sul livello del mare, e che comprende, lungo il suo percorso per raggiungere la vetta, molti santuari più piccoli.

Il santuario divenne oggetto di mecenatismo imperiale nel periodo Heian. Dal 1871 al 1946, Fushimi Inari Taisha è stato riconosciuto dal governo come uno dei principali santuari giapponesi, e pertanto gode del supporto statale. Le prime strutture sono state costruite nel 711 sulla collina Inariyama nel sud-ovest di Kyoto, ma il santuario è stato rifondato nell’ 816 su richiesta del monaco Kukai (fondatore della setta buddista Shingon, che ha sede a Koya-san). La struttura principale del santuario è stata poi ricostruita nel 1499.

Alla base della collina si trovano il cancello principale, Romon, (porta torre) e il santuario principale (go-honden). Dietro di loro, a metà del cammino verso la cima, il santuario interno (okumiya) è raggiungibile attraverso un viale formato da migliaia di migliaia di torii (porte di tradizione scintoista); inoltre lungo la salita si possono vedere decine di migliaia di tumuli (tsuka) per il culto privato.

Il tempio è oggetto di culto e pellegrinaggio in particolar modo per la festività del Nuovo Anno, ove la folla può raggiungere decine di migliaia di persone. Il cammino verso la cima del Monte Inari, sede della divinità Il percorso alla cima della montagna inizia a destra, attraverso una scalinata di pietra, alla sinistra degli edifici principali. Appena entrati si nota una lunga fila di torii di colore rosso brillante, che formano un bellissimo tunnel ombreggiato. Il torii alla base della collina sono enormi, e man mano, salendo, diventano più piccoli. Questa infinità di torii di colore rosso/arancio che coprono, attraverso vari percorsi, l’intera collina, sono stati tutti acquistati da aziende o organizzazioni o anche da singoli individui. Il nome dello “sponsor” è dipinto in inchiostro su un lato e la data di acquisto sul lato opposto. Ci sono anche torii minuscoli che possono essere visti ovunque: accatastati sulle recinzioni, o appoggiati sui più grandi, o lungo il percorso.

Fushimi è inoltre un rinomato centro per la qualità delle sue acque. L'acqua è la chiave per il buon riso e per il sakè di qualità. Per questa ragione è in questa zona di Kyoto che si trovano le migliori industrie di sakè. Molte delle offerte al santuario includono una piccola bottiglia di sakè e crackers di riso. Offerte più elaborate comprendono anche dolci, frutta e snacks, oltre che le onnipresenti bottiglie e botti di sakè. Si dice che agli Dei giapponesi piace divertirsi e che il bere è in cima alla loro lista di piaceri, così che non bisogna stupirsi se alcuni “fedeli”, alla fine della salita sono un po’ brilli!

Tra i vari articoli che si possono comprare lungo il percorso (e ce ne sono veramente di ogni tipo!) sono particolari le piccole bambole di gesso dipinte a colori vivaci note come Fushimi Ningyo. Si dice che la fabbricazione di queste bambole sia iniziata qui e si sia poi diffusa in tutto il Giappone. Ce ne sono di semplici, ma anche altre in versione molto “kitsch”!

Lungo la salita, dal basso verso la cima, si trovano templi dedicati a varie divinità shintoiste, dove però viene onorato anche Buddha, nella sue varie rappresentazioni, a testimoniare una mescolanza tra le due religioni, che hanno convissuto e si sono integrate da centinai d’anni. Ci sono così templi per i fidanzati, dove si possono vedere mucchi di due sottili pezzi di legno legati insieme con il loro filo rosso sottile. Il nome di un ragazzo e di una ragazza sono scritti su ogni pezzo e poi legati insieme e lasciati al tempio con la speranza che il loro rapporto sarà benedetto; ci sono templi per gli studenti che pregano per il successo negli esami ed altri per la fertilità e per la nascita di un bambino sano.

Durante la discesa si possono vedere due piccole cascate, o meglio due luoghi ove è possibile fare "misogi" (immergersi nell’acqua gelida sotto l’acqua), pregando. Questo rito, di tradizione zen buddhista è un atto di fede e di austerità. La salita e discesa lungo il percorso dei “mille Torii” (che in realtà sono molti, molti di più) è senz’altro affascinante, soprattutto se fatta dal tramonto, dove il fascino e mistero di questi luoghi vengono esaltati, e dove i pellegrini, anche se non mancano a nessuna ora, sono decisamente meno.

ARASHIYAMA – La foresta di bambù

Un luogo frequentato per lo più da giapponesi è la Foresta di Bambù, nella parte ovest di Kyoto. E’ molto bello arrivarci con la ferrovia “Keifuku Electric Railroad”, chiamata più comunemente “Randen”.

Questa è una piccola linea storica che, attraverso un paesaggio sia cittadino (la vicinanza con le case è impressionante), sia di campagna (per un tratto i binari attraversano un tunnel di ciliegi, particolarmente affascinante durante la fioritura), porta fino ad Arashiyama.

Dalla stazione il cammino verso la foresta di bambù è molto breve e lo spettacolo che si può godere è veramente impressionante: piante alte anche decine di metri, di un colore verde intenso, quasi ad oscurare il cielo.

TEMPLI DAITOKU-JI

Tra i luoghi meno frequentati, ma forse anche per questo più belli e pieni di fascino c’è il complesso dei Templi Daitoku-ji: un piccolo e raffinato complesso di 24 templi, piccoli e grandi, che con le sue vie interne fa sentire l’atmosfera di una cittadina a parte, fuori dal tempo. Daitoku-ji è anche il nome della collina dove sorge il complesso che è stato fondato nel 1319 da Shohomyocho. Viene anche chiamata con il nome sacro di Ryuhozan, “montagna del tesoro del drago illuminato”.

Daitoku-ji (il tempio) è il più tranquillo di Kyoto nord-occidentale, oltre ad essere forse storicamente il più importante per approfondire la cultura Zen della setta Rinzai (a breve verrà inserita una nota sul tema nella sezione Giappone-cultura). Se lo si visita, all'inizio della giornata, si potrebbe anche avere la fortuna di essere da soli, ma anche nel corso della giornata i visitatori sono limitati, perché solamente otto dei ventiquattro templi sono solitamente aperti, gli altri aprono solo in occasione di eventi particolari.

Nel complesso dei templi di Daitoku-ji si possono ammirare delle bellissime case del tè, molte delle quali sono state fotografate e raccolte nel libro “Le case del tè-gli spazi del vuoto e dell’inatteso” di Montagnana, T.Hayashi, Y.Hayashi, ed. Electa.

La collina Daitoku-ji era frequentata dall’imperatore Go-Daigo ed è stata considerata come una delle cinque montagne sacre. Quando si instaurò lo shogunato Ashikaga , tale privilegio fu rimosso e lo shogunato preferì altri templi, che non si erano opposti al suo insediamento. Da allora il reggente di questi templi decise che tutto il complesso doveva astenersi da ogni ingerenza politica, dedicandosi unicamente agli insegnamenti del buddhismo zen della setta Rinzai. Questi templi nel corso degli anni sono stati distrutti varie volte, a cominciare dalla prima guerra Onin, e poi ricostruiti dai ricchi mercanti di Sakai e Osaka. Quando infine lo shugunato di Ashikaga cadde, molti daimyo donarono beni e denaro per la ricostruzione di Daitoku-ji.

Una diceria vuole che Sen no Rikyu completò due delle tre porte del complesso nel 1589 e questo fu anche la sua rovina. Si dice infatti che egli mise una sua statua in cima al secondo cancello. Hideyoshi Toyotomi che ha anche frequentava il tempio Daitokuji si rese conto che lui e tutti gli altri che entravano al tempio, dovevano “sottostare” alla statua di Sen no Rykyu e se ne sentì offeso. Egli pertanto ordinò che tale statua venisse rimossa ed il suo rapporto con Sen no Rykyu si deteriorò a tal punto che alla fine, ma probabilmente non solo per questo, gli venne ordinato di fare seppuku.

Nel complesso i templi che siamo riusciti a visitare, perché eccezionalmente aperti, sono i seguenti:

  • il Tempio Soken’in
  • il Tempio Kohrin’in
  • il Tempio zen Oubai’in

Il Tempio Soken’in

Il tempio, fondato nel 1583 dal grande leader di unificazione del Giappone nel 16° secolo, Toyotomi Hideyoshi (1536-1598), è stato da quest’ultimo dedicato alla memoria di Oda Nobunaga (1534 -1582), che aveva iniziato il movimento di riunificazione del Giappone, riunificazione che terminò solamente nel 1605, con l’egemonia del clan Tokugawa, che mise quindi fine al periodo degli “Stati Combattenti”, durato più di 100 anni. Hideyoshi fece costruire il tempio in occasione del primo anniversario della morte di Nobunaga dall’abate Kokei Sochin, storicamente conosciuto come il maestro zen di Sen-no-Rykyu, venerato come il personaggio che ha perfezionato e codificato la “cerimonia del tè” o Cha no yu (vedi nella sezione “Cultura - Cerimonia del tè tutta la storia ed i dettagli).

Il tempio, nel corso dei secoli ha subito numerose ricostruzioni, tuttavia, l'imponente cancello principale, la parete esterna, il campanile con la sua campana, sono originari dell’epoca della sua costruzione. La parete esterna, fatta di argilla, è formata da una doppia costruzione, molto rara. Il campanile e la campana sono stati riconosciuti come importanti beni culturali nazionali. La statua di Oda Nobunaga nella sala principale risale anche alla stessa data di costruzione del tempio, essendo stata scolpita da uno dei più importanti scultori dell’epoca.

Sul retro della sala principale si trovano due edifici, dedicati alla cerimonia del Tè, costruiti dal fondatore del tempio e quindi, probabilmente da queste sale Sen-no-Rykyu si ispirò per la sua Cerimonia del Tè. A lato dell’edificio principale è collocato il cimitero dove si trova la pietra tombale di Nobunaga e della sua famiglia: la sua amata moglie Nohime, la sua concubina Onabe-no-kata, suo figlio e sua figlia Tokuhime.

Altri punti di interesse nel tempio sono: un’insolito pozzo, scolpito da una pietra portata dalla Korea, il cespuglio di una camelia piantato (si dice) da Hideyoshi, che ha un età di più di 400 anni. Questo tipo di camelia viene chiamato in giapponese “wabisuke” e significa il penitente, colui che chiede perdono. Nei vari templi del complesso si trovano vari oggetti, principalmente manufatti antichi per la celebrazione della cerimonia del tè, ancora oggi usati in occasione delle cerimonie di commemorazione.

Il Tempio Kohrin’in

Il Tempio Kohrin in fu costruito come tempio di famiglia del Signore della prefettura di Noto, Saemon No-suke del clan Hatakeyama, nel 1520 ca. Il tempio ha preso il nome buddhista del fondatore ed anche il monaco Sohkei , come sovrintendente di tutta l’area dei templi di Daitoku-ji, collaborò alla sua costruzione. La parte superiore denota un stile stile Muromachi, dotato di semplice bellezza dell’epoca, quando la stile dei templi veniva influenzata dallo stile delle costruzioni residenziali. Il cancello d'ingresso è elegante e sicuro, ed è conosciuto come un tipico lavoro dell’epoca Muromachi, così come il cancello Kara mostra uno stile marcatamente Zen, tipico di quell’epoca.

Nel complesso del tempio si può ammirare la Kankyo-tei, una sala da tè, chiamata così da un famoso poeta cinese So Tohba. Questa sala è stata costruita seguendo uno schema chiamato “Hassoh-an” che nel mondo giapponese ha un significato molto vasto. Riduttivamente può essere espresso come segno dell’infinito o, più estensivamente come ciclo continuo di “difesa-attacco”.

Il giardino di stile zen, esprime il paradiso nella simbologia dell’antica Cina: un cespuglio di azalee e le pietre sono il simbolo del Monte degli Dei. Nel giardino si trova anche un albero di "Baidara": nell'antica India, le foglie di questo albero venivano utilizzate per ricopiare libri sacri.

Nel tempio inoltre vengono custoditi (ma non è possibile vederli), molti manufatti cinesi dell’epoca Gen, oltre che ad antiche lettere, scritte appunto sulle foglie di albero “baidara”.

Il Tempio Oubai’in

Oubai'in fu costruito nel 1562 da Oda Nobunaga (un comandante militare nell'era della guerra civile 1534-1582) e dedicato alla memoria di suo padre, Nobuhide, morto nel 1551. Questo tempio si ispira al tempio Touzen-ji, sul Monte Hato, nella prefettura di Oubai , in Cina. In un primo momento, è stato pertanto chiamato "Oubai-an", che significa “un eremo”. Quando Nobunaga morì nel 1582, il suo vassallo Toyotomi Hideyoshi (1536-1598), ordinò di ricostruire l’edificio principale e la “Kara-gate” (portale d’ingresso). Takakage Kobayakawa, funzionario dell’amministrazione dell’edificio a quel tempo, comandò di costruire un campanile, una camera per gli ospiti e un Kuri (come una cucina di tempio). Il tempio fu quindi rinominato da "Oubai-an" a "Oubai-in" nel 1589, quando Gyokucyu era secondo sacerdote in questo tempio.

Il Jikyuken (salotto per la cerimonia del tè in stile shoin di architettura tradizionale giapponese) ha un pavimento delle dimensioni di quattro tatami e mezzo, chiamato Sakumuken, codificati da Zyouou Takeno, maestro del tè e maestro di Sen no Rykyu (1521-1594). Questa è la più antica sala nel tempio Oubai-in, da qui, questo stile di sale del tè viene chiamata “old style”.

Il giardino dell’ Jikichu è stato disegnato da Sen no Rykyu all’età di 66 anni. Si tratta di un classico giardino roccioso o giardino zen. Lo stagno è stato fatto a forma di zucca, che è un simbolo della bandiera di battaglia di Hideyoshi. Ci sono tre pietre inamovibili, "Sanzon-seki". Queste pietre mostra Fudou-myouou che era una sorta di Dio nel Buddismo e i suoi due servitori. Inoltre, osservando il giardino da un particolare punto, si può vedere la simbologia della storia dell’acqua che, da pioggia, scende e alimenta una cascata che a sua volta si raccoglie in un lago e poi finisce nel mare, il tutto disegnato solo con rocce, qualche arbusto e piccoli sassi, a simboleggiare le onde del mare.

 

La lanterna del giardino è stata portata dalla Korea da Kiyomasa Kato, uno dei vassalli di Hideyoshi. Il campanile vicino al cancello d'ingresso è stato donato da Kiyomasa nel 1592. L'edificio principale si compone di sei camere separate da porte scorrevoli dipinte, chiamate "fusuma", ed ogni camera ha un proprio nome. I dipinti sui fusuma sono molto antichi, risalenti all’epoca Momoyama e riconosciuti come beni culturali nazionali.

Il giardino fu completato da un assistente di Hideyoshi, che costruì un giardino antistante l’edificio principale, chiamato Hatou, che nel buddismo, significa “stato di perfetta illuminazione”. L’area chiamata Kuri era invece il luogo dedicato alla vita quotidiana del tempio, come la cucina e la zona per le attività giornaliere. Anche questa è un importante patrimonio culturale. In quest’area si possono vedere tre pedane che sono di colore diverso dalle altre, questo perché sono state rinnovate negli anni. Quest’area è il più antico Kuri nei templi esistenti, costruito secondo i canoni Zen.

Il giardino Sabutsu si trova dietro l'edificio principale. Sabutsu significa che il Buddha ha fatto ogni cosa nel mondo. Il portale d’ingresso è stato costruito nel 1586, la costruzione è quindi successiva di qualche anno rispetto alla costruzione principale.

NISHIKI FOOD MARKET

 

Una tappa senz’altro affascinante della visita a Kyoto è il Nishiki Food Market, situato proprio nel centro della città. Il mercato si trova all’interno di un’area di gallerie commerciali, nelle quali si può trovare di tutto, tempio compreso, e dove la parte “cibo” occupa un’intera lunga via . Si trovano infinite esposizione di cibi, molti dei quali destinati alla cucina “kaseiki” (la più raffinata), pertanto i gusti e i colori sono estremamente affascinanti. Tra l’altro tutto può essere assaggiato anzi, come in un mercato d’altri tempi, i venditori propongono la loro merce ed invitano a gustarla.

PONTO-CHO

Questa via, molto stretta e dal fascino antico, si trova parallela al fiume Kamo, che attraversa Kyoto. E’ la via dei ristoranti, soprattutto quelli più tradizionali, pertanto è molto bello visitarla dopo il tramonto, quando le luci dei vari locali creano un’atmosfera d’altri tempi.

Molti ristoranti a Kyoto offrono una cucina tradizionale, ma alcuni... non accettano ospiti occidentali! Non è scortesia o xenofobia, ma un atteggiamento dovuto alla rigorosa etichetta che viene tenuta nei ristoranti tradizionali. I proprietari hanno quindi timore di non saper “soddisfare” ospiti che non la conoscano o non la osservino. C'è inoltre il problema della lingua: spesso i gestori parlano esclusivamente il giapponese e non riescono a comunicare in altro modo. Ci sono comunque anche ristoranti più “aperti” ove è possibile gustare un ottima cucina tradizionale, a prezzi “europei”.

Nella foto qui sopra un classico panorama cittadino del quale si gode in Giappone alzando la testa: intrecci di fili elettrici da... capogiro! Probabilmente a causa dei frequenti terremoti è più sicuro tenere i cavi lì sopra piuttosto che interrarli.

GION

Il quartiere di Gion si trova sulla sponda est del fiume Kamo (dalla parte opposta a Ponto-cho). L’area ha delle belle vie, contornate da case tradizionali, in particolare la strada Hanamikoji. Sulle guide si legge che il quartiere è famoso per le gheishe (o geiko, come loro preferiscono farsi chiamare a Kyoto), in quanto in questo quartiere ci sono due scuole di questa centenaria arte. Bisogna però fare attenzione perché, ad uso e consumo dei turisti, ce ne sono molte “false” che sono in realtà solo delle donne giapponesi in costume tradizionale.

Una vera geiko o una maiko (allieva geiko) non si vede facilmente e, certamente non ama farsi fotografare. Generalmente buone possibilità ci sono verso l’ora di cena, quando escono dalle scuole per andare ai loro appuntamenti e, meglio, prima dei giorni festivi, ove più frequentemente vengono organizzati sontuosi banchetti o cene di lavoro, alle quali viene anche richiesta la loro presenza per meglio onorare gli ospiti: la geiko infatti è ancor oggi la massima espressione dell’arte e della raffinatezza giapponese.

 

 

 

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