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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

 

In 2 ore di treno si arriva da Kyoto a Iseshi, piccola cittadina nei dintorni della quale si trovano i più importanti templi shintoisti del Giappone. Qui sorge il “Jingu” (il Tempio), che è considerato il più importante santuario scintoista del Giappone e la casa spirituale del popolo giapponese. In questa zona ci sono più di 200 santuari, per lo più racchiusi nelle due aree di Geku (santuari esterni), al quale si arriva comodamente a piedi dalla stazione, e di Naiku (santuari interni), che dista 10 minuti di autobus.

La particolarità di questi templi è che vengono ricostruiti ogni 20 anni (proprio il 2013 è uno di questi), con spese estremamente elevate dato che la tecnica di ricostruzione rispetta in modo assolutamente preciso quella usata per il tempio originario, che si fa risalire al III° secolo. Quest’anno è la 62esima volta che i templi vengono ricostruiti. Niente chiodi o cemento, ma solo incastri in legno e tetti in fascine di cipresso.

Il legno dei templi smantellati viene utilizzato per costruire i Torii all’ingresso dei santuari, oppure viene inviato ad altri santuari per la loro ricostruzione. Il legno per la nuova costruzione viene invece fornito da specifici santuari, consacrati al dio delle foreste, uno dei quali si trova nella zona di Nakatsugawa, dove si è sposato Federico.

Il motivo di questo rito di ricostruzione si fa risalire alle più antiche tradizioni scintoiste, prima dell’influenza buddista. In quest’epoca infatti, alla morte dell’Imperatore, si radevano al suolo tutte le costruzioni, templi compresi, che venivano poi ricostruiti, segnando quindi una nuova rinascita ed esorcizzando così la morte stessa.

Mentre è possibile passeggiare in tutta l’area dei templi, è quasi impossibile entrarvi, essendo l’accesso riservato ai monaci scintoisti e alla famiglia imperiale (quest'ultima solo in determinate circostanze). Pertanto i templi più che vederli, si intravvedono, mentre è possibile entrare nel cortile interno per la benedizione.

GEKU

ll tempio è dedicato alla grande divinità Toyouke Omikami, che fu convocata qui più di 1500 anni fa per fornire offerte di cibo sacro alla divinità suprema Amaterasu Omikami. Toyouke Omikami è adorato non solo come guardiano e protettore del cibo, in particolar modo del riso, ma anche come protettore di tutte le industrie.

Nello Shogu (Tempio principale) due volte al giorno (mattino e sera) vengono celebrate le cerimonie dell’offerta del sacro cibo alla dea Amaterasu Omikami. La stessa cerimonia ha luogo da più di 1.500 anni e precisamente dalla fondazione di Geku.

Fin dai tempi antichi, il Giappone è stato anche chiamato "Toyoashhihara-no-Mizuho-no-Kuni”", che significa "terra benedetta con riso abbondante".

In Giappone, il riso è stata la principale fonte di vita, così come fu alle basi delle lotte politiche e del potere, oltre che della cultura e della vita quotidiana. L'origine della coltivazione del riso nel Paese si fa risalire a un oracolo dato da Amaterasu Omikami, la dea ancestrale della Famiglia Imperiale giapponese, ai suoi discendenti imperiali nell'epoca mitologica.

Nella foto sotto: le tradizionali carpe che si trovano nei laghetti dei parchi (ma non solo), nell'area dei templi.

All’ingresso dell’area si può visitare il museo “Sengukan”. Qui si possono ammirare alcuni pezzi del Torii proveniente dal tempio sostituito nel 1953 (il primo anno in cui sono stati ammessi gli occidentali), così come sono spiegate con molti dettagli tutte le antiche, ma ancora oggi usate, tecniche di costruzione, con esempi anche a grandezza naturale.

Di particolare interesse e pregio è la rappresentazione, fatta con modelli in scala 1/6, della processione di Togyo-Gyoretsu, il corteo che parte dal santuario principale per il santuario di nuova costruzione. Questa processione avviene durante il"Sengyo-no-gi", la festa più importante per Shikinen-sengu (costruzione del nuovo santuario e il trasferimento degli oggetti oggetto sacri dal vecchio al nuovo tempio). Tutte le statuine sono fatte in modo così dettagliato, sia per l’espressione del viso, che per le movenze che sembra proprio di vedere la sera della festa.

NAIKU

Il nome ufficiale del Naiku è Kotaijingu, e qui viene onorata la divinità principale del Giappone: Amaterasu Omikami, da cui si fa discendere la famiglia imperiale, e che è il kami tutelare del popolo giapponese.

Naiku è stata fondata circa 2000 anni fa. Inizialmente il culto per Amaterasu Omikami fu celebrato dai primi dieci imperatori all'interno del Palazzo Imperiale di Yamato. All'epoca dell’Imperatore Sujin il paese fu colpito da gravi epidemie e da numerosi altri disastri, pertanto l'imperatore diede alla principessa Toyosukiirihime-no-Mikoto l’ordine di rimuovere Amaterasu Omikami dal Palazzo Imperiale e di portare in un luogo sicuro il suo culto. Il tempio venne pertanto trasferito nella parte orientale del Bacino di Nara.

Successivamente l’Imperatore Suinin diede alla principessa Yamatohime-no-Mikoto l’ordine di di trovare la sede permanente più adatta per onorare Amaterasu Omikami. La principessa lasciò quindi Yamato arrivando infine a Ise, dopo aver vagato attraverso le regioni Ohmi e Mino. A Ise, udì la voce di Amaterasu Omikami, che diceva: "Voglio vivere per sempre qui a Ise, dove gli dei fanno soffiare il vento (Kamikaze), il paese benedetto dalle ricche risorse delle montagne e dal mare."

Yamatohime-no-Mikoto decise quindi di costruire in questo luogo un magnifico santuario per onorare Amaterasu Omikami. Questo fu l'inizio di Naiku. Da allora, per 2000 anni, Amaterasu Omikami è venerata a Ise dal popolo giapponese e dall'imperatore.

Come si vede dalla storia, la dea Amaterasu è sempre raffigurata come una donna, così come sono state delle principesse imperiali a essere chiamate alla sua protezione. Ancora oggi la Grande Sacerdotessa di Kotaijingu è un membro femminile della casa imperiale, ed è la custode dello “specchio di Amaterasu”, conservato appunto nel tempio di Ise.

Le insegne imperiali del Giappone (Sanshu no Jingi o i Tre sacri tesori) sono la spada Kusanagi (che attualmente si ritiene sia una replica dell'originale), la gemma Yasakami no Magatama e lo specchio Yata no Kagami. Conosciuti come i tre tesori sacri del Giappone. Le insegne rappresentano le tre virtù: valore (la spada), saggezza (lo specchio) e benevolenza (la gemma). La spada si trova nel Tempio di Atsuta a Nagoya, lo specchio nel tempio di Ise, e la gemma nel Palazzo Imperiale di Tokyo.

Dal 690 la presentazione di questi oggetti all’imperatore da parte dei sacerdoti del tempio è la parte centrale della cerimonia di insediamento sul trono imperiale. Questa cerimonia non è pubblica e gli oggetti, per tradizione, sono visti solo dall'imperatore e da determinati sacerdoti. Per questo non ne esistono fotografie o disegni (gli oggetti nella foto qui sotto sono ipotetiche raffigurazioni).

Secondo la leggenda, questi oggetti furono portati da Ninigi-no-Mikoto, il leggendario antenato degli imperatori giapponesi, quando la nonna, la dea del sole Amaterasu, lo inviò per pacificare il Giappone. Successivamente divennero il simbolo della divinità dell'imperatore, considerato il discendente di Amaterasu e come tale legittimato ad essere il supremo governatore del Giappone. Quando Amaterasu si nascose dal fratello Susanoo entrando in una caverna e gettando così il mondo nell'oscurità, la dea Ama-no-Uzume appese fuori dalla caverna la gemma, per attirarla all'esterno, e lo specchio. Avvicinatasi, Amaterasu vide la sua immagine riflessa nello specchio e ne rimase stupita. Si rese conto che non poteva privare il mondo della sua "luce" (bellezza), e uscì dalla caverna.

In seguito Susanoo si scusò con Amaterasu regalandole la spada Kusanagi, che aveva estratto del corpo del drago a otto teste Orochi.

Durante il Periodo delle dinastie del Nord e del Sud (Nanboku-cho 1336-1392) il possesso delle insegne regali da parte della dinastia del sud ha indotto i cronisti moderni a considerarla come la dinastia legittima per quanto riguarda la successione imperiale.

Data l’importanza di questo santuario ci sono moltissimi giapponesi che vi si recano per pregare e richiedere una particolare benedizione al sacerdote. Le code per offrire l’obolo in denaro e poi accedere nel cortile per la benedizione sono molto lunghe.

Da notare poi che non vi si recano solo privati e famiglie, ma anche interi staff aziendali.

All’uscita dall’area di Naiku si trova anche una strada contornata da case tradizionali, Oharaimachi, presa d’assalto nel periodo della nostra visita (Golden week) da turisti e pellegrini.

FUTAMI

Lasciata l’area dei templi, dalla stazione si prende un autobus che in circa 20 minuti ci porta a Futami, situata proprio sulla costa.

Il toponimo Fatamiga-ura è derivato da un mito: Yamatohime-no-Mikoto girò la testa per dare un'occhiata al paesaggio due volte perché era di una bellezza mozzafiato. Futami infatti letteralmente significa “guardare due volte”. Il suo simbolo sono le rocce Meoto Iwa (o Rocce degli Sposi).

Futami fiorì come cittadina in quanto i fedeli diretti ai Templi di Ise (Jingu) vi si recavano prima di accedere alle aree sacre.

Futami Okitama jinja

Come nella miglior tradizione giapponese il sacro si mischia con il profano, così per accedere al Futami Okitama jinja, costruito sulla costa, proprio di fronte alle “rocce degli sposi”, si attraversa una galleria commerciale ove si trova anche un simpatico acquario, il Futami Sea Paradise.

Il Futami Okitama Jinja Shrine è stato fondato circa 1.300 anni fa nei pressi del Meoto Iwa, ed è dedicato alla dea del cibo Miketsu. Vi sono molte statue a forma di rana e ogni statua ha un aspetto diverso dalle altre. La rana, simbolo del santuario, è un inviato del Dio Sarutahiko Omikami.

Meoto Iwa (rocce marito e moglie, o rocce amato-amata)

Ci sono due rocce sulla Futamiga-ura vicino Futami Okitama Shine: la roccia più grande si chiama O-iwa (roccia maschile), che è alta 9 metri e ha 39,6 metri di circonferenza e la più piccola si chiama Me-iwa (roccia femminile), che è di 4 metri di altezza e 9 metri di circonferenza. Le due rocce sono collegate da un lungo shimenawa (pesante corda di paglia di riso) della lunghezza di 35 metri.

Secondo la religione Shinto, le rocce rappresentano la creazione e più precisamente l'unione degli dei creatori Izanagi e Izanami. Le rocce dunque, celebrano l'unione in matrimonio tra uomo e donna (la famiglia).

La corda, che pesa più di una tonnellata, deve essere sostituita più volte l'anno, in una cerimonia solenne che si celebra il 5 gennaio. La roccia più grande, rappresentante l’uomo, ha un piccolo torii al suo apice.

Il momento migliore per vedere le rocce è all'alba durante l'estate, quando il sole sembra sorgere tra di loro, e quando le giornate sono limpide si può anche vedere il Monte Fuji in lontananza.

 

Futami Sea Paradise

Come detto per accedere al lungomare che porta al tempio, si attraversa un centro commerciale, con un piccolo e simpatico acquario, dove ad intervalli regolari ci sono esibizioni di foche, delfini, e soprattutto di due simpaticissimi trichechi.

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