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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]


dal 13 al 18 giugno
La prima giornata inizia alle 5 del mattino...

Per ringraziare dell'ospitalità di Saito Sensei tutti collaborano alla pulizia degli ambienti che ci hanno ospitati e poi... il gruppo si divide. Michele, Alessandra e Francesco iniziano il duro training al Tanrenkan, sotto la severa guida del Kaicho e del figlio, mentre gli altri partono per Nikko, da dove inizierà il loro tour del Giappone. Ci si rivedrà tutti assieme, Maurizio compreso, la domenica successiva.

Ma torniamo a Iwama.
Il primo allenamento è quello più critico. Saito Sensei non risparmia critiche, “dame” e correzioni, e per chi non è abituato al suo... “metodo di insegnamento”... la cosa va affrontata con coraggio, umiltà e voglia di apprendere (doti purtroppo non da tutti).

Bisogna dire che i nostri tre eroi si sono subito meritati la stima e la considerazione della famiglia Saito infatti, riconoscendo i propri limiti, tutti si sono impegnati al massimo per capire e mettere in pratica le tecniche dell'Iwama ryu così come vengono proposte oggi, tant'è che già dai giorni successivi i toni bruschi e i ...“colpetti” (ahi, che male!) di avviso quando le tecniche non erano efficaci si sono smorzati e le tecniche venivano esplicitate con cura e con la giusta attenzione, per riuscire a farle apprendere bene da tutti.

Sandra ha sacrificato stoicamente il suo ginocchio pur di praticare al meglio, grazie alla disponibilità di Hisako Saito, Francesco è stato “curato” nei minimi dettagli da Yasuhiro Saito aumentando esponenzialmente le sue capacità tecniche, nonostante un piccolo infortunio alla schiena che lo ha costretto a un riposo forzato di un giorno, e Michele... ha ricevuto le giuste correzioni (per sé, ma anche per gli altri due) da parte di padre e figlio Saito in modo assolutamente... indelebile.

Martedì sera cena assieme a Hitohira e Hisako Saito per salutare il maestro Alessandro Tittarelli e Sergio Ravazzoni, in partenza la mattina dopo. Mangiatona, con finale a sorpresa: Sensei porta infatti, alla fine dell'ottima e abbondante cena, un quarto di cinghiale cucinato da lui alla brace... (mai mangiato niente di più immangiabile, ma meglio non farglielo sapere!!!). Birra come se piovesse e quattro chiacchiere in grande allegria. Si approfitta per consegnare a Sensei i vari regali, molto graditi, portati dall'Italia dal nostro gruppo. Da domani resteremo noi tre e due tedeschi, Volker e Robin, da giovedì noi tre e Volker, per concludere la domenica con noi tre “da soli” (“non devi dirlo mai”... Citazione da Mogol-Battisti): praticamente una settimana di lezioni quasi private!

Le giornate passano veloci, l'entusiasmo e il morale (nonostante tutto...) sempre alti, gli allenamenti costantemente al massimo dell'attenzione e delle forze a disposizione (ma anche oltre).

Ogni giorno sveglia alle 5, pulizia degli alloggi, i cani di Sensei da portare a fare i loro bisognini, e di corsa al Tanrenkan: prima le pulizie e successivamente la preghiera e la meditazione mattutina, poi un ora di buki waza all'aperto, o all'interno del Dojo se il tempo atmosferico non prometteva bene. Mezz'ora di allenamento libero per ripassare quanto fatto e via a far colazione.

Mattinata a disposizione per studiare, ripassare le tecniche più ostiche nello Shin Dojo, fare la spesa al supermercato, oppure per qualche lavoro commissionato da Sensei sui campi di riso di sua proprietà o per aiutarlo nelle sue faccende. Alle 13 il pranzo, preparato a turno dagli uchi deshi, breve riposino pomeridiano, altri lavoretti, altra passegiatina con i cani, e poi via al Tanrenkan per le pulizie e per il successivo keiko serale: un'ora di sudore, lacrime e sangue, come vuole la tradizione, ma anche miglioramento tecnico, apprendimento delle tradizioni e dei metodi di insegnamento e allenamento giapponesi, consapevolezza e soddisfazione personale.

Un'altra mezz'ora di allenamento per rivedere le cose imparate, pulizia del Dojo (un must!) e rientro alla base passando dietro il vecchio Aiki Shuren Dojo ormai ingiustamente "off limit" per chi segue la famiglia Saito, e oggetto di cari ricordi per chi, come Michele, in quel luogo ha passato mesi felici, prima della morte di Saito Morihiro Shihan. Alle 21 la cena e via a letto, non senza essere passati per il momento “social” di condivisione di foto e commenti su Facebook.

Ogni giorno così, eccettuato il venerdì quando abbiamo fatto una gita nei dintorni accompagnati dalla gentilissima Hisako san: “misogi” sotto la cascata; visita al tempio shinto del monte Atago, dove O Sensei si recava ogni mattina a pregare, salendo le ripide scale che portano all'ingresso; una puntata al tempio shinto di Kazama, sotto un fortissimo acquazzone; infine una visita di cortesia a un'amica conosciuta in Italia nel 2006 a un koshukai di Saito Hitohiro Sensei.

E finalmente (una fortuna o una sfortuna?) giunge la domenica... keiko dalle 9 alle 11, foto di rito con Sensei, saluti e abbracci, e poi partenza, destinazione Tokyo, per recuperare Maurizio, e quindi Kyoto dove ci aspetta il resto della compagnia.

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