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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

 

 

Periodo Edo
Il periodo Edo (1603-1868) indica quella fase della storia del Giappone in cui la famiglia Tokugawa detenne attraverso il bakufu il massimo potere politico e militare nel paese. Noto anche come periodo Tokugawa, tale fase storica prende il nome dalla capitale Edo, sede dello Shōgun, ribattezzata Tokyo nel 1869.

Cenni storici
Il periodo Edo iniziò con il trionfo di Ieyasu Tokugawa nella battaglia di Sekigahara (1600), combattimento caratterizzato dalle circa quarantamila teste nemiche tagliate, che consentì a questo di eliminare ogni opposizione. L'inizio dell'epoca Edo, però, viene generalmente fatta risalire al 1603, quando Ieyasu assunse il titolo di Shōgun. Il Bakufu (governo militare retto dallo shogun) si insediò nella città di Edo, mentre l'imperatore rimase nella città di Kyoto: si venne così a creare una sorta di diarchia caratterizzata, con il passare del tempo, dal sopravvento del potere dello shogunato a discapito di quello imperiale. Nei primi anni di governo Ieyasu promosse una serie di importanti opere pubbliche affinché la nuova sede di governo venisse ampliata e abbellita nonché collegata con le città più importanti del Giappone (Gokaidō). Caratteristica preponderante del periodo Edo fu la politica di isolamento del Giappone, nota come sakoku: si assistette a vere e proprie carneficine di Cristiani soprattutto nell'area di Nagasaki, la città a più stretto contatto con gli Europei; nella medesima città infatti era sito l'unico porto in cui fosse concesso solamente agli olandesi (poiché bombardarono dalla nave "De Ryp" il castello di Hara dove erano asserragliati dei cristiani) di importare ed esportare mercanzie. Una caratteristica pratica imposta alle persone sospettate di essere vicine al cristianesimo per testarne l'estraneità allo stesso, era quella dello Yefumi, il calpestamento figurato del crocifisso o di immagini della Vergine Maria. Nel corso dei decenni l'importanza di Edo crebbe enormemente cosicché entro la fine del XVII secolo la città contava già un milione d'abitanti. Gli shogun Tokugawa sin dapprima dovettero porre freno allo strapotere di certi daimyo, per questo il Bakufu emanò una legge che obbligava tutti i daimyo a possedere due residenze: una a Edo e l'altra negli Han natii; questi erano poi obbligati a lasciare mogli e figli in città trascorrendo un anno con loro e un altro nei territori gentilizi, inoltre quando un daimyo doveva traslocare era tenuto a portare con sé tutta la corte, spendendo così moltissimo denaro. Lo shogunato dei Tokugawa conobbe momenti di crisi: nel luglio del 1853 apparvero fregate americane (le “navi nere” guidate dal commodoro Matthew Perry) nel porto di Nagasaki che costrinsero il capo militare a firmare accordi commerciali che suggellarono la riapertura di tutti i porti giapponesi al commercio con gli Occidentali, ponendo fine all'isolamento sakoku e inaugurando il cosiddetto periodo bakumatsu. Nel 1858 un malcontento generale esplose e l'ormai antiquato Bakufu dovette cedere alla pressione delle forze imperiali. Terminò così l'era Edo, mentre andava affermandosi sempre più il ruolo dell'Imperatore, che dette inizio alla restaurazione Meiji.

Politica e società
Se il periodo Edo fu preceduto da aspri combattimenti, il potere militare instauratosi si contraddistinse per un regime di repressione a caratterere fortemente burocratico. La nazione, plasmata in base ai modelli confuciani, chiuse le porte ai contatti con gli stranieri ed assunse inizialmente le caratteristiche tipiche di una società feudale. Fu proprio durante la lunga dominazione dei Tokugawa che si gettarono le basi per la struttura sociale orientale moderna, nella quale ogni persona assume un preciso ruolo sociale e deve adempiere alla sua missione attraverso il lavoro.
Lo shogunato divenne l'autorità politica più importante, mentre i daimyō conservarono il ruolo di governatori locali, soggetti al potere centrale ma detentori di maggiore autonomia nella gestione dei propri territori. Il sistema introdotto, chiamato baku-han (ibrido tra un governo centralizzato del Bakufu e il modello di feudalesimo suggerito dalla realtà dell'autonomia degli han) si basò su una federazione di duecentosettanta feudi. I daimyō cristiani furono costretti all'esilio e dal 1671 ogni famiglia venne collocata all'interno di una setta buddista e adeguatamente iscritta nei registri dei monasteri buddhisti locali.
L'assetto sociale, mibunsei, dell'epoca era strutturato attraverso una netta suddivisione gerarchica della popolazione in classi di appartenenza ben distinte tra loro, con l'adozione del modello shinokosho: samurai, contadini, artigiani, e mercanti. I samurai, pur rappresentando solo il cinque per cento dell'intera popolazione, mantennero una posizione sociale dominante; essendo privilegiati portavano due spade, un cognome e possedevano il diritto di uccidere ed allontanarsi (kirisute gomen). Occuparono soprattutto cariche burocratiche e amministrative. In Giappone, diversamente dal modello cinese, non si formò una élite culturale di letterati e questo fatto indusse la gente comune, in particolar modo i mercanti e gli artigiani, a descrivere il loro ambiente, il loro mondo, le loro regole e il loro codice etico-morale. Col passare del tempo si formò una forte e ricca classe di mercanti, in grado di raggiungere, seppur lentamente e faticosamente, una posizione di privilegio nel controllo economico-finanziario del Paese, agevolati dall'apertura del porto di Nagasaki agli scambi commerciali con i cinesi ed i mercanti protestanti, influenzando in tal modo la cultura e gli aspetti sociali del tempo.
Nonostante la politica di chiusura nei confronti del resto del mondo, l'agricoltura e l'economia, riuscirono a svilupparsi, grazie ad alcuni pilastri fondamentali, quali le proprietà famigliari ed il principio di continuità generazionale.
Il potere centrale, per controllare maggiormente il popolo, promulgò una serie di leggi riguardanti le varie classi: con il Buke-Sho-hatto del 1615 vennero imposti i codici di vita per la classe militare, che prevedevano, tra gli altri, l'obbligo a risiedere, in alternanza, a Edo e nelle provincie e delineavano la condotta di vita austera e sobria dei Bushi, basata sulla dottrina del Buddhismo Zen; con il Kuge-Sho-hatto invece, la nobiltà e la famiglia imperiale risultarono costretti ad occuparsi di funzioni culturali e rituali, vedendosi allontanare sempre più dall'effettivo potere politico-amministrativo.
La politica di isolamento della nazione, iniziata intorno al 1638 con la chiusura dei contatti con gli stranieri, agevolò il recupero e la valorizzazione delle usanze e della tradizione giapponese culturale, però cristallizzò le differenze di classe in un sistema statico e limitò lo sviluppo del Paese arrestando parzialmente l'economia e l'arte.
Edo, diventando quindi il nuovo centro culturale e politico del Paese, in contrapposizione a Kyoto, si espanse a dismisura superando il milione di abitanti verso la fine del Seicento.

Arti
Architettura
In una prima fase iniziale, l'architettura produsse opere in linea con lo stile shoin del periodo Momoyama e dopo il 1700 incominciò un lento declino.
Le opere più pregevoli furono il castello di Edo e il palazzo Ninomaru del 1626, impreziosito da pregevoli pitture su fusuma e vari altri lavori artigianali decorativi. Attorno ai castelli sorsero le abitazioni dei cittadini, talvolta, come nel caso dei mercanti, anch'esse ispirate allo stile shoin.
Le strutture più originali costruite durante questa fase artistica furono i templi-mausolei, come quello Toshugo a Nikko, innalzato nel 1617, dedicato alla memoria di Ieyasu e per onorarne la deificazione. Il complesso si rivelò un misto tra un tempio shintoista, uno buddhista e una tomba stupa, la cui unica vera originalità consistette negli edifici riservati alla cerimonia del tè (cha-shitsu).
Lo stile successivo allo shoin fu lo sukiya, ben esemplificato dall'estrema semplicità nelle forme, nelle strutture e nella pianta della villa imperiale di Katsura di Kyoto.

Scultura
Anche per quanto riguarda la scultura, il periodo Edo segnò un lento declino artistico, dato che in precedenza le opere erano state prevalentemente di impronta buddistica, e dopo la trasformazione del Buddismo in ritualismo, pochi scultori proseguirono ad esprimere lo spiritualismo contenuto nel pensiero della grande filosofia orientale. Solamente la scultura laica mantenne un certo fervore creativo, manifestato nella realizzazione di maschere per il teatro Nō e nella produzione di oggetti da indossare alla cintola, i cosiddetti netsuke, oppure nelle figure utilizzate per la decorazione di interni, chiamate okimono.

Pittura
Grazie alle mutazioni sociali, le due tradizionali correnti pittoriche, la Yamato-e e la Kara-e si ripartirono in numerose scuole, tra le quali la Kano, impregnata di spirito confuciano, divenne quella ufficiale del tempo e Kano Tanyu (1602-1674), il suo migliore rappresentante. Altre scuole significative furono la Sotatsu-Korin fondate dai pittori Tawaraya Sotatsu e Ogata Korin (1658-1716), e la scuola Tosa molto vicina alla corte.
Durante il medio periodo Edo si diffuse la scuola Nanga o Nanso-ga ("pittura di stile meridionale"), contraddistinta dall'individualità della tecnica, ideata da Sakaky Hyakusen (1697-1752).
Dopo pochi decenni Maruyama Okyo (1733-1795) fondò la scuola che porta il suo nome e che si accostò maggiormente al realismo e al materialismo borghese. Il suo ideatore studiò attentamente sia i libri di pittura provenienti dall'Occidente sia le opere realistiche dell'arte cinese Ming e Ch'ing. Un'altra scuola rappresentante il gusto dei mercanti fu la Ukiyo-e, fondata da Hishikawa Moronobu (1618-1694), inizialmente realizzata a pennello e in un secondo tempo convertita alla tecnica di stampa, monocromatica e policroma. I temi preferiti furono i paesaggi, figure femminili e scene teatrali. Verso la fine del Settecento si diffuse un gusto impressionistico.

Ceramica
Le caratteristiche del periodo Edo furono la diffusione delle ceramiche presso la gente comune e la decentralizzazione dei centri produttivi. Tra le porcellane più pregiate si annoverarono: kakiemon, progettate dalla famiglia omonima dalla seconda metà del Seicento e contraddistinte da decorazioni policrome; le porcellane kutani famose per le decorazioni tendenti all'astrattismo e la kiyomizu di Kyoto.

Cultura
Durante il periodo Edo, nonostante la chiusura nei confronti del mondo esterno, in Giappone si studiarono le scienze e la tecnica dell'Occidente. Le discipline approfondite inclusero geografia, medicina, scienze naturali, astronomia, lingua, scienze fisiche, elettricità e meccanica.

Bakumatsu
Sono chiamati Bakumatsu gli ultimi anni del periodo Edo nel quale lo shogunato Tokugawa venne alla fine. È caratterizzato da una serie di eventi accaduti tra il 1853 e il 1867 durante i quali il Giappone concluse la sua politica isolazionista conosciuta come sakoku e passò dal sistema feudale dello shogunato al governo Meiji.
La maggior divisione politico/ideologica di questo periodo fu tra i pro-imperialisti ishin shishi (nazionalisti) e le forze dello shogunato, includendo l'élite Shinsengumi. Al di là di queste due fazioni molte altre tentarono, nel caos del Bakumatsu, di guadagnare rilevanza. Inoltre ci furono altre due forze di dissenso: primo, un risentimento crescente verso i tozama daimyo (o signori fuorilegge), e secondo un crescente risentimento anti occidentale in seguito all'arrivo di Matthew C. Perry. Il primo era riferibile a quei signori che avevano combattuto contro le forze dei Tokugawa nella Battaglia di Sekigahara (nel 1600) e da quel momento in poi erano stati esclusi permanentemente da tutte le posizioni di potere nello shogunato. La seconda era espressa nella frase sonnō jōi, o "riverire l'Imperatore, espellere i barbari". Il punto di svolta del Bakumatsu fu durante la Guerra Boshin e la Battaglia di Toba-Fushimi quando le forze favorevoli allo shogunato furono sconfitte.

Trattato di Pace e Amicizia (1854)
Quando lo squadrone di quattro navi del Commodoro Matthew C. Perry apparve nella Baia di Tokyo (allora chiamata Baia di Edo) nel luglio 1853, il bakufu (shogunato) venne gettato nel caos. Il capo dei consiglieri anziani, Abe Masahiro (1819–1857), fu incaricato di trattare con gli Americani. Non essendoci precedenti per gestire questa minaccia alla sicurezza nazionale, Abe tentò di mediare fra il desiderio dei consiglieri di avere a che fare con gli stranieri, quello dell'imperatore che voleva tenere gli stranieri fuori dal paese,e quello dei signori feudali (daimyo) che volevano passare alla guerra. Mancando il consenso, Abe decise di compromettersi accettando le richieste di Perry di aprire il Giappone al commercio con l'estero mentre nel frattempo faceva preparativi militari. Nel marzo 1854, la Convenzione di Kanagawa / Trattato di Pace e Amicizia (o Trattato di Kanagawa) mantenne la proibizione di commercio ma aprì tre porti (Nagasaki, Shimoda, Hakodate) alle baleniere americane in cerca di provviste, garantì un buon trattamento ai marinai americani naufragati, e permise a un console degli Stati Uniti di prendere residenza a Shimoda (Shizuoka/Shimoda), un porto marittimo nella Penisola di Izu, a sud-ovest di Edo.

Problemi politici e modernizzazione
Il danno che ne risultò per il bakufu fu significativo. Discutere sulla politica del governo era inusuale e aveva fatto rischiare critiche pubbliche sul bakufu. Nella speranza di avere il supporto di nuovi alleati, Abe, per la costernazione dei fudai, si era consultato con gli shinpan daimyo e i tozama daimyo , minando ulteriormente il bakufu già indebolito.
Con la Riforma Ansei (1854–1856), Abe tentò di rafforzare il regime ordinando navi da guerra ed armamenti dall'Olanda e costruendo nuove opere di difesa portuali. Nel 1855, con l'assistenza olandese, lo Shogunato acquistò la sua prima nave da guerra a vapore, la Kankō Maru, che fu usata per l'addestramento dei soldati, e aprì il Centro Navale di Addestramento di Nagasaki con istruttori olandesi, e a Edo fu costituita una scuola militare in stile occidentale. Nel 1857, acquistò la sua prima nave militare a vapore mossa ad elica (screw-driven), la nave da guerra giapponese Kanrini Maru (corazzata). Le conoscenze scientifiche si espansero velocemente a partire dalle basi preesistenti di conoscenza della scienza occidentale, o "Rangaku". L'opposizione ad Abe aumentò negli ambienti fudai, che si opponevano all'apertura dei consigli del bakufu ai tozama daimyo, e nel 1855 venne rimpiazzato come capo dei consiglieri anziani da Hotta Masayoshi (1810–1864). A capo della fazione dissidente c'era Tokugawa Nariaki, che aveva da lungo tempo abbracciato una lealtà militante verso l'imperatore così come sentimenti anti-stranieri, e che nel 1854 era stato posto a capo della difesa nazionale. La scuola di Mito (basata su principi neo-confuciani e shintoisti) aveva come obiettivo la restaurazione dell'istituzione imperiale e il voltare le spalle all'Occidente.

Trattati di Amicizia e Commercio (1858)
A seguito della nomina di Townsend Harris a console degli Stati Uniti nel 1856 e di due anni di negoziazioni, il "Trattato di Amicizia e Commercio (Stati Uniti-Giappone)" venne firmato nel 1858 e venne applicato a partire dalla metà del 1859. Con un grande colpo diplomatico, Harris aveva abbondantemente puntualizzato il colonialismo aggressivo di Francia e Gran Bretagna contro la Cina nella contemporanea Seconda Guerra dell'Oppio (1856–1860), suggerendo che quei paesi non avrebbero esitato a far guerra anche al Giappone, e che gli stati Uniti offrivano un'alternativa pacifica. I punti più importanti del Trattato erano:
scambio di diplomatici;
l'apertura di Edo, Kobe, Nagasaki, Niigata, e Yokohama come porti per il commercio straniero;
la possibilità per i cittadini degli stati Uniti di vivere e commerciare liberamente in quei porti (solo il commercio dell'oppio fu proibito);
un sistema di extraterritorialità che provvedeva a sottomettere i residenti stranieri alle leggi delle proprie corti consolari invece che al sistema di leggi giapponese;
bassi tassi di importazione ed esportazione fissati, soggetti al controllo internazionale, privando il governo giapponese del controllo del commercio estero e della protezione dell'industria nazionale (il tasso arrivò ad essere basso fino al 5% negli anni sessanta dell'Ottocento);
possibilità per il Giappone di acquistare navi ed armi americane (tre navi a vapore americane furono consegnate al Giappone nel 1862).
Il Giappone fu inoltre forzato ad applicare ulteriori condizioni garantite ad altre nazioni straniere nel futuro agli Stati Uniti, sotto la previsione di "nazione maggiormente favorita". Presto numerose nazioni straniere seguirono le orme degli Stati Uniti ed ottennero trattati con il Giappone (i Trattati Ansei delle Cinque Potenze): gli Stati Uniti il 29 luglio 1858 (Trattato di Amicizia e Commercio fra Stati Uniti e Giappone o Trattato Harris), l'Olanda (Trattato di Amicizia e Commercio fra Paesi Bassi e Giappone) il 18 agosto, la Russia (Trattato di Amicizia e Commercio fra Russia e Giappone) il 19 agosto, il Regno Unito (Trattato Anglo-Giapponese di Amicizia e Commercio) il 26 agosto, e la Francia (Trattato di Amicizia e Commercio fra Francia e Giappone) il 9 di ottobre.
Case di commercio vennero presto messe a punto nei porti aperti al commercio con l'estero.

Crisi e conflitto
Crisi Politica
Hotta perse il supporto dei daimyo chiave, e quando Tokugawa Nariaki si oppose al nuovo trattato, Hotta cercò la sanzione imperiale. Gli ufficiali di corte, percependo la debolezza del bakufu, respinsero la richiesta di Hotta, cosa che ebbe come risultato le sue dimissioni e che improvvisamente coinvolse Kyoto e l'imperatore nella politica interna del Giappone, per la prima volta dopo molti secoli. Quando lo shogun morì senza un erede, Nariaki fece appello alla corte perché supportasse il proprio figlio, Tokugawa Yoshinobu (o Keiki), come shogun, un candidato favorito dagli shimpan daimyo e dai tozama daimyo. I fudai vinsero la lotta per il potere; tuttavia si installò Ii Naosuke, firmando i Trattati Ansei delle Cinque Potenze e ponendo così fine a duecento anni di chiusura verso l'esterno senza autorizzazione imperiale (autorizzazione concessa nel 1865) ed arrestando Nariaki e Yoshinobu, ordinando l'esecuzione di Yoshida Shōin (1830–1859, un intellettuale che guidava il sonnō-jōi, si era opposto al trattato con gli Americani e aveva tramato una rivoluzione contro il bakufu) conosciuto come la Purga Ansei.

Modernizzazione, crisi economica e sollevazioni
L'apertura del Giappone al commercio estero incontrollato portò ad una grande instabilità economica. Mentre alcuni imprenditori prosperarono, molti altri fecero bancarotta. La disoccupazione crebbe, così come l'inflazione. Per coincidenza molte carestie avevano fatto alzare drasticamente il prezzo del cibo. Avvennero incidenti fra alcuni stranieri, chiamati "feccia della terra" da un diplomatico dell'epoca, e giapponesi.
Anche il sistema monetario del Giappone andò in rovina. Tradizionalmente, il tasso di scambio del Giappone fra argento e oro era di 1:5, mentre i tassi internazionali erano dell'ordine di 1:15. Questo portò ad un massiccio acquisto di oro da parte degli stranieri, e infine costrinse le autorità giapponesi a svalutare la loro moneta.
Gli stranieri portarono in Giappone anche il colera (probabilmente dall'India), causando centinaia di migliaia di morti.
Durante gli anni sessanta dell'Ottocento, rivolte di contadini (hyakushō ikki) e disordini urbani (uchikowashi) si moltiplicarono. Apparve il movimento "Rinnovamento del mondo" (yonaoshi ikki), così come febbrili movimenti di isteria collettiva come l'Eejanaika ("Non è grandioso!?").
Il bakufu inviò all'estero numerose missioni diplomatiche, per acquisire conoscenze a proposito della civiltà occidentale, rivedere i trattati iniqui e rimandare l'apertura di città e porti al commercio straniero. Questi sforzi per la revisione rimasero largamente senza successo.
Nel 1860 venne inviata un'ambasciata giapponese agli Stati Uniti (1860), sulla nave da guerra Kanrin Maru e la nave americana Powhattan. Nel 1862 venne inviata una prima ambasciata giapponese in Europa(1862).

Assassinii di stranieri e conflitto aperto
Aumentò la violenza contro gli stranieri e coloro che avevano a che fare con loro. Ii Naosuke, che aveva firmato il Trattato Harris e aveva tentato di eliminare l'opposizione all'Occidentalizzazione con la Purga Ansei, fu assassinato a Sakuradamon nel marzo 1860. Henry Heusken, il traduttore olandese di Harris venne ucciso da alcuni spadaccini nel gennaio del 1861. Sempre nel 1861, venne attaccata la delegazione britannica a Edo, e vi furono due morti. Durante quel periodo, venne ucciso circa uno straniero al mese. Nel settembre del 1862 avvenne l'Affare Richardson, che avrebbe costretto le nazioni straniere a intraprendere azioni decisive per proteggere gli stranieri e garantire l'esecuzione delle provvisioni dei Trattati. Nel maggio 1863, la delegazione statunitense a Edo venne data alle fiamme.
L'opposizione belligerante all'influenza occidentale si trasformò in conflitto aperto quando l'Imperatore Kōmei, rompendo con secoli di tradizione imperiale, iniziò a prendere un ruolo attivo negli affari di stato e promulgò, l'11 marzo e l'11 aprile 1863, il suo "Ordine di espellere i barbari". Il clan Chōshū con base a Shimonoseki, sotto il Lord Mori Takachika, eseguì l'Ordine, e iniziò a intraprendere azioni per espellere tutti gli stranieri a partire dalla data fissata come ultimatum (10 maggio, calendario lunare). Sfidando apertamente lo shogunato, Takachika ordinò alle sue forze di sparare senza avvertimento su tutte le navi straniere che attraversassero lo Stretto di Shimonoseki.
Sotto le pressioni dell'Imperatore, lo Shogun fu inoltre costretto a promulgare una dichiarazione di fine delle relazioni con gli stranieri. L'ordine fu comunicato alle legazioni straniere da Ogasawara Zusho no Kami il 24 giugno 1863:
« Gli ordini del Tycoon, ricevuti da Kyoto, sono che i porti debbano essere chiusi e gli stranieri cacciati via, perché il popolo del paese non desidera rapporti con paesi stranieri. »
(Missive of Ogasawara Dzusho no Kami, 24 giugno, 1863, citata in A Diplomat in Japan, Ernest Satow, p75)
Il tenente colonnello Edward Neale, capo della delegazione britannica, rispose in termini molto forti, equiparando la mossa a una dichiarazione di guerra:
« Essa è, infatti, una dichiarazione di guerra del Giappone stesso contro tutte le Potenze dei Trattati, le conseguenze della quale, se non si arresterà immediatamente, dovrò far pagare il fio con le più severe e più meritate punizioni »
(Edward Neale, 24 giugno, 1863. Citato in A Diplomat in Japan, Ernest Satow, p77)
Una seconda ambasciata giapponese in Europa (1863) fu inviata nel dicembre 1863, con la missione di ottenere il supporto degli Europei per ristabilire la precedente chiusura del Giappone al commercio straniero, e specialmente per fermare l'accesso degli stranieri al porto di Yokohama. L'ambasciata terminò con un totale fallimento perché le potenze europee non trovarono alcun vantaggio nell'accettare le sue richieste.

Interventi militari occidentali(1863-1865)
L'influenza americana, così importante all'inizio, svanì dopo il 1861 per l'inizio della Guerra Civile Americana (1861–1865) che mobilitò tutte le risorse disponibili degli Stati Uniti. Quest'influenza fu irrevocabilmente rimpiazzata da quella degli inglesi, degli olandesi e dei francesi.
A capo dell'opposizione al bakufu vi erano Chōshū e Satsuma. In quanto coinvolti direttamente prima negli attacchi alle navi straniere a Shimonoseki, e poi nell'omicidio di Richardson e, in quanto il bakufu si dichiarò incapace di placarli, le forze occidentali decisero di metter su spedizioni militari dirette.

Intervento americano (Luglio 1863)
Il mattino del 16 luglio, 1863, con l'approvazione del Ministro Pruyn, in un'apparente rapida risposta all'attacco al Pembroke, la fregata statunitense, l'USS Wyoming al comando dello stesso Capitano McDougal navigò dentro lo stretto ed affrontò da sola la flotta ribelle, costruita negli Stati Uniti ma con scarso equipaggio. Per circa due ore prima di ritirarsi, McDougal affondò una nave nemica e danneggiò gravemente le altre due, insieme a quaranta perdite giapponesi, mentre la Wyoming ricevette danni estesi, con quattordici membri dell'equipaggio morti o feriti.

Intervento francese(Agosto1863)
Sulla scorta dell'attacco di McDougal, due settimane dopo un contingente di terra francese di due navi da guerra, la Tancrède e la Dupleix, e 250 uomini al comando del Capitano Benjamin Jaurès entrarono in Shimonoseki e distrussero una cittadina, insieme con almeno una piazzaforte di artiglieria.

Bombardamento inglese di Kagoshima (Agosto1863)
Nell'Agosto del 1863, avvenne il Bombardamento di Kagoshima, in risposta per l'incidente Namamugi e l'omicidio del commerciante inglese Richardson. La Royal Navy inglese bombardò la città di Kagoshima e distrusse numerose navi. Satsuma tuttavia più tardi negoziò e pagò 25.000 sterline, ma non consegnò gli assassini di Richardson, e in cambio ottenne un accordo da parte della Gran Bretagna per la fornitura di navi da guerra a vapore a Satsuma. Il conflitto concretamente divenne il punto d'inizio di una stretta relazione fra Satsuma e la Gran Bretagna, che divennero i principali alleati nella successiva Guerra Boshin. Dall'inizio, la Provincia di Satsuma era generalmente stata favorevole all'apertura e alla modernizzazione del Giappone. Nonostante l'incidente Namamugi fosse stato una sfortuna, non era caratteristico della politica di Satsuma, e fu abbastanza abusivamente bollato come un esempio del sentimento xenofobo sonnō jōi, come giustificazione per una forte dimostrazione di forza da parte dell'Occidente.

Bombardamento di Shimonoseki (settembre 1864)
Le nazioni occidentali organizzarono una rappresaglia armata contro l'opposizione giapponese con il Bombardamento di Shimonoseki. L'intervento avvenne nel settembre del 1864, combinando le forze navali della Gran Bretagna, dei Paesi Bassi, della Francia e degli Stati Uniti, contro il potente daimyo Mōri Takachika del Dominio Chōshū con base a Shimonoseki, in Giappone. Questo conflitto minacciò di coinvolgere l'America, che nel 1864 era già martoriata dalla guerra civile, in una guerra esterna.

Spedizione navale di Hyōgo (Novembre 1865)
Poiché il bakufu si era dimostrato propenso a pagare l'indennità di tre milioni di dollari richiesta dalle nazioni straniere per l'intervento a Shimonoseki, esse accettarono di ridurre la somma in cambio di una ratifica del Trattato Harris da parte dell'Imperatore, un abbassamento delle tariffe doganali a un uniforme 5%, e l'apertura dei porti di Hyōgo (moderna Kōbe) e Osaka al commercio straniero. Per fare una maggiore pressione per le loro richieste, uno squadrone di quattro navi da guerra inglesi, una olandese e tre francesi vennero inviate nel porto di Hyōgo nel novembre 1865. Da parte delle forze straniere vennero fatte varie incursioni, finché l'Imperatore alla fine decise di modificare la sua posizione di totale opposizione ai Trattati, permettendo formalmente allo Shogun di intrattenere negoziati con le potenze straniere.
Questi conflitti portarono a comprendere che quel conflitto frontale con le nazioni occidentali non era una buona soluzione per il Giappone. Mentre il bakufu continuava nei suoi sforzi per la modernizzazione, i daimyo delle regioni occidentali (soprattutto Satsuma e Chōshū) continuarono a loro volta a modernizzare intensivamente per costruire un Giappone più forte e stabilire un governo più legittimo sotto il potere dell'Imperatore.

Rinnovamento nel Bakumatsu e modernizzazione
Durante gli ultimi anni del bakufu, o bakumatsu, il bakufu intraprese forti misure per tentare di riaffermare il suo dominio, nonostante il suo coinvolgimento con la modernizzazione e le potenze stranieri lo rendesse un bersaglio del sentimento anti-occidentale in tutto il paese.
Allievi della marina vennero inviati a studiare in scuole navali occidentali per numerosi anni, iniziando una tradizione di futuri leader educati all'estero, come l'Ammiraglio Enomoto. L'ingegnere navale francese Léonce Verny venne assunto per costruire arsenali navali come Yokosuka e Nagasaki. Alla fine dello shogunato Tokugawa nel 1867, la marina giapponese dello shogun possedeva già otto navi da guerra a vapore di tipo occidentale intorno alla nave ammiraglia, la nave da battaglia giapponese Kaiyō Maru, che furono usate contro le forze pro-imperiali durante la Guerra Boshin, sotto il comando dell'Ammiraglio Enomoto. Una missione militare francese in Giappone(1867) fu inviata per aiutare a modernizzare gli eserciti del bakufu. Il Giappone mandò una delegazione e partecipò alla Esposizione Universale del 1867 a Parigi.
Riverendo l'imperatore come simbolo di unità, gli estremisti portarono violenza e morte contro le autorità Bakufu e Han e contro gli stranieri. Le rappresaglie navali straniere nella Guerra Anglo-Satsuma portarono ad un altro trattato commerciale che molto concedeva nel 1865, ma Yoshitomi non era in grado di rinforzare i trattati con gli occidentali. Un esercito del bakufu fu sconfitto quando venne inviato a schiacciare una rivolta nello han della Provincia di Satsuma e nel Dominio Chōshū nel 1866. Infine, nel 1867, l'Imperatore Komei morì, e gli succedette il secondogenito Mutsuhito.
Keiki divenne con riluttanza capo della casata Tokugawa e shogun a seguito della morte inaspettata di Tokugawa Iemochi, a metà del 1866. Tentò di riorganizzare il governo sotto l'Imperatore conservando il ruolo di leadership dello shogun, un sistema conosciuto come kōbu gattai. Temendo il potere crescente dei daimyo di Satsuma e Chōshū, altri daimyo chiesero il ritorno del potere politico dello shogun all'Imperatore e a un consiglio di daimyo incaricati dal precedente shogun Tokugawa. Con la minaccia di un'imminente azione militare guidata da Satsuma-Chōshū, Keiki anticipò le mosse cedendo una parte della sua precedente autorità.

Fine del bakufu
Dopo che Keiki ebbe temporaneamente evitato il conflitto che stava crescendo, le forze ostili allo shogunato istigarono disordini diffusi nelle strade di Edo usando gruppi di rōnin. Quindi le truppe di Satsuma e Chōshū si mossero in forze su Kyoto, facendo pressione sulla Corte Imperiale per un editto conclusivo che distruggesse lo shogunato. A seguito di una conferenza di daimyo, la Corte Imperiale promulgò tale editto, rimuovendo il potere dello shogunato negli ultimi giorni del 1867. I leader di Satsuma, Chōshū e di altri han e cortigiani radicali, tuttavia, si ribellarono, assediarono il palazzo imperiale e annunciarono la loro personale restaurazione il 31 gennaio 1868. Keiki nominalmente accettò il fatto, ritirandosi dalla Corte Imperiale a Osaka e nello stesso tempo dimettendosi da shogun. Temendo una falsa concessione del potere di shogun per consolidare il suo potere, la disputa continuò fino a culminare in un confronto militare fra i Tokugawa ed i domini loro alleati e le forze di Satsuma, Tosa e Chōshū, a Fushimi e Toba (battaglia di Toba Fushimi). Quando la battaglia fu vinta dalle forze ostili allo shogunato, Keiki lasciò Osaka per Edo, essenzialmente ponendo fine al potere dei Tokugawa e allo shogunato che aveva governato il Giappone per più di 250 anni.
Dopo la Guerra Boshin (1868–1869), il bakufu fu abolito, e Keiki fu ridotto al rango di un comune daimyo. La resistenza continuò nel Nord durante il 1868, e la marina del bakufu al comando dell'Ammiraglio Enomoto Takeaki continuò a resistere per altri sei mesi in Hokkaidō, dove fondarono la Repubblica di Ezo, che ebbe vita breve. Questa sfida finì con la Battaglia di Hakodate, dopo un mese di combattimenti.

Guerra Boshin
La guerra Boshin (Boshin Sensō, letteralmente "guerra dell'anno del drago") fu una guerra civile giapponese, combattuta nel 1868–1869 tra i sostenitori dello shogunato Tokugawa e i fautori della restaurazione dell'imperatore Meiji. La causa immediata della guerra fu la dichiarazione imperiale di abolizione del governo bicentennale dello shogunato e l'imposizione del governo diretto della corte imperiale. L'andamento della guerra volse rapidamente a favore della più piccola, ma relativamente modernizzata, fazione imperiale e dopo una serie di battaglie sull'isola principale di Honshū che culminarono nella resa di Edo, i resti delle forze dei Tokugawa si ritirarono nell'Hokkaidō, proclamando l'unica repubblica nella storia del Giappone. Con la battaglia navale di Hakodate anche questi ultimi resti dei Tokugawa furono sconfitti, lasciando tutto il Giappone sotto il controllo della corte imperiale, completando la fase militare della Restaurazione Meiji.
Il conflitto mobilitò circa 120.000 uomini e causò circa 3.500 vittime. Al suo termine la vittoriosa fazione imperiale abbandonò l'obbiettivo dell'espulsione degli stranieri del Giappone, ma adottò invece una politica di modernizzazione continuata del paese, mirando a una rinegoziazione dei trattati con le potenze straniere. Grazie all'insistenza di uno dei principali leader della fazione imperiale, Saigō Takamori, venne mostrata clemenza verso i lealisti Tokugawa e molti dei precedenti leader della fazione dello shogunato ricevettero incarichi nel nuovo governo.
La guerra Boshin testimoniò l'avanzato stato di modernizzazione già raggiunto dal Giappone nei soli quattordici anni trascorsi dall'apertura delle frontiere con l'Occidente, l'alto grado di coinvolgimento delle nazioni occidentali (specialmente Regno Unito e Francia) negli affari interni della nazione e la piuttosto turbolenta reinstallazione del potere imperiale. Con il passare del tempo la guerra venne romanticizzata dai giapponesi che vennero a considerare la Restaurazione come una "rivoluzione pacifica", nonostante i morti causati. In Giappone sono state prodotte diverse versioni romanzate della guerra ed elementi di questo conflitto furono inclusi nel film statunitense “L'ultimo samurai”, ambientato durante la successiva Ribellione di Satsuma.

Situazione politica
Primo dissenso verso lo Shogunato
Per i due secoli precedenti il 1854 il Giappone fu una nazione quasi completamente chiusa ai rapporti con le nazioni straniere, con le eccezioni della Corea attraverso Tsushima, la Cina della dinastia Qing mediante le isole Ryūkyū, e l'Olanda mediante la stazione commerciale di Dejima. Nel 1854 il commodoro Mattew Perry forzò il Giappone ad aprirsi al commercio internazionale sotto la minaccia militare della sua flotta, dando inizio a un periodo di rapido sviluppo del commercio con l'estero e di occidentalizzazione. A causa soprattutto degli umilianti termini dei trattati ineguali imposti dal commodoro Perry, lo shogunato si trovò ben presto ad affrontare un'ostilità interna che si concretizzò in un movimento radicale xenofobico, il sonnō jōi (letteralmente "Venera l'Imperatore, espelli i barbari").
Nel 1864 queste azioni vennero vittoriosamente contrastate da rappresaglie armate delle potenze straniere, come il britannico bombardamento di Kagoshima ed il multinazionale bombardamento di Shimonoseki. Contemporaneamente le forze di Chōshū, insieme con i rōnin xenofobi, scatenarono la ribellione di Hamaguri cercando di impossessarsi di Kyoto, dove risiedeva la corte dell'imperatore, ma il futuro shogun Tokugawa Yoshinobu guidò una spedizione punitiva sconfiggendoli. A questo punto la resistenza iniziale tra i leader di Chōshū e la corte imperiale si ritirò, ma l'anno successivo lo Shogunato si dimostrò incapace di mantenere il pieno controllo della nazione, dato che molti daimyō iniziarono a ignorare gli ordini e le richieste provenienti da Edo.
L'Imperatore Osahito simpatizzava con questi sentimenti, e rompendo secoli di tradizione imperiale iniziò ad assumere un ruolo attivo negli affari di stato: denunciò i trattati e tentò di interferire nella successione dello Shogunato. I suoi sforzi culminarono nel 1863 con l'ordine di espellere i barbari. Sebbene lo Shogunato non avesse intenzione di porre in atto l'ordine, questo ispirò comunque attacchi contro il Bakufu e contro gli stranieri in Giappone: l'incidente più famoso fu l'omicidio del commerciante britannico Charles Lennox Richardson, per la cui morte il governo Tokugawa dovette pagare un'indennità di centomila sterline britanniche. Altri attacchi inclusero il bombardamento di navi straniere a Shimonoseki. Queste azioni furono contrastate da ritorsioni armate da parte delle potenze straniere, come il Bombardamento di Shimonoseki e quello di Kagoshima, e da spedizioni punitive del Bakufu, come quando lo shogun Tokugawa Keiki sconfisse le forze Chōshū nel loro tentativo di catturare i cancelli imperiali a Hamaguri nel 1864.

Assistenza militare straniera
Nonostante il bombardamento di Kagoshima il dominio di Satsuma era diventato uno stretto alleato del Regno Unito e con il suo supporto perseguì una politica di modernizzazione della sua marina e esercito. Esperti militari anglo-americani possono essere stati coinvolti direttamente in questi sforzi militari. L'ambasciatore britannico Harry Smith Parkes supportò le forze ostili allo Shogunato in uno sforzo di stabilire un governo imperiale legittimo e unificato in Giappone. In questo periodo i leader di regioni meridionali, come Saigō Takamori di Satsuma, o Hirobumi Ito e Inoue Kaoru di Chōshū coltivarono connessioni personali con i diplomatici britannici, tra cui Ernest Mason Satow.
Anche lo shogunato stava preparandosi al conflitto modernizzando le sue forze. In linea con i progetti di Parker i britannici fino a quel punto gli alleati principali dello Shogunato si dimostrarono riluttanti a fornire assistenza. I Tokugawa pertanto si affidarono principalmente all'esperienza francese, confortati dal prestigio militare di Napoleone III, acquisito nella guerra di Crimea e nella seconda guerra di indipendenza italiana. Lo Shogunato si impegnò intensamente nella costruzione di un esercito e di una marina moderni e potenti: venne costituita una marina moderna con un nucleo di otto navi da guerra a vapore, che era già la più potente dell'Asia. Nel 1865 venne costruito a Yokosuka, sotto la guida dell'ingegnere francese Léonce Verny, il primo arsenale navale moderno del Giappone. Nel gennaio 1867 era arrivata una missione militare francese per riorganizzare l'esercito e creare una forza di élite, e venne acquistata negli Stati Uniti una rivoluzionaria nave da guerra corazzata costruita in Francia (la CSS Stonewall). A causa però della neutralità dichiarata delle potenze occidentali gli Stati Uniti si rifiutarono di consegnare la nave; quando cessò la neutralità il vascello venne ottenuto dalla fazione imperiale, che lo impiegò nella battaglia di Hakodate con il nome di Kōtetsu (letteralmente “corazzato in ferro”).

Colpo di stato (1866-68)
In seguito a un colpo di stato interno a Chōshū e alla sua nuova rivolta lo Shogunato annunciò la sua intenzione di guidare una spedizione di spegnere l'insurrezione. Chōshū si alleò segretamente con la provincia di Satsuma. Comunque alla fine del 1866 lo shogun Iemochi e l'imperatore Komei morirono e gli subentrarono rispettivamente da Yoshinobu e Meiji. Questi eventi resero una tregua inevitabile. Il 9 novembre 1867 l'imperatore Meiji inviò un ordine segreto a Satsuma e Chōshū che comandava l'uccisione del suddito traditore Yoshinobu. Ma appena prima di ciò e in seguito a una proposta del daimyo di Tosa, Yoshinobu rimise la sua posizione e autorità all'imperatore, chiamando un'assemblea generale di daimyō per creare un nuovo governo. Lo shogunato Tokugawa era terminato.
La resa di Yoshinobu aveva creato un vuoto nominale ai massimi livelli di governo, pertanto il suo apparato di stato continuò a esistere. Inoltre il governo dello shogunato, la famiglia Tokugawa in particolare era rimasta una forza prominente nell'evolvente ordine politico e avrebbe mantenuto molti poteri esecutivi, una prospettiva che i sostenitori della linea dura di Satsuma e Chōshū trovavano intollerabile. Gli eventi culminarono il 3 gennaio 1868 quando questi ultimi occuparono il palazzo imperiale di Kyoto e fecero in modo che il quindicenne imperatore Meiji dichiarasse il giorno successivo la piena reinstaurazione del suo potere. Sebbene la maggioranza dell'assemblea consultiva imperiale si accontentasse della formale dichiarazione del potere imperiale e fosse favorevole a continuare la collaborazione con i Tokugawa (con il concetto di kōgiseitaiha), Saigō Takamori minacciò l'assemblea obbligandola a proclamare l'abolizione del titolo di "shogun" e la confisca delle terre di Yoshinobu.
Sebbene accolse inizialmente queste richieste il 17 gennaio 1868 Yoshinobu dichiarò che non sarebbe stato vincolato alla proclamazione di Restaurazione e chiese alla corte di rescinderla. Il 24 gennaio Yoshinobu decise di preparare un attacco contro Kyoto occupata dalle forze di Satsuma e Chōshū. Questa decisione venne spinta dalle notizie di una serie di incendi a Edo, a partire dalle fortificazioni esterne del castello di Edo, la principale residenza dei Tokugawa. Di ciò venne accusato un ronin di Satsuma, che quel giorno aveva attaccato un ufficio governativo. Il giorno successivo le forze dello shogunato attaccarono la residenza a Edo del daimyo di Satsuma, dove si trovavano molti oppositori dello shogunato agli ordini di Takamori che si erano nascosti per creare problemi. Il palazzo venne dato alle fiamme e tutti gli oppositori uccisi o successivamente giustiziati.

Indebolimento del fronte shogunale
Battaglia di Toba-Fushimi
Il 27 gennaio 1868, forze dello shogunato si scontrarono con forze di Chōshū e Satsuma vicino a Toba e Fushimi nelle vicinanze di Kyoto. Parte dei 15.000 uomini dello shogunato erano state addestrate da consiglieri militari francesi, ma la maggior parte consisteva di forze tradizionali di samurai. Le forze di Chōshū e Satsuma erano sopravanzate di 3 a 1, ma erano completamente modernizzate. Dopo un inizio inconclusivo il secondo giorno l'imperatore diede il suo stendardo ufficiale alle truppe in difesa e nominò generale in capo uno dei suoi parenti Komatsumiya Akihito (1846-1903), ufficializzando le sue forze come esercito imperiale (kangun). Inoltre, convinti dai cortigiani imperiali, diversi daimyo locali, fino a questo punto fedeli allo shogun, iniziarono a defezionare per unirsi alla fazione imperiale. Tra questi vi furono il daimyo di Yodo il 5 febbraio o quello di Tsu il 6, facendo pendere il bilancio militare in favore della fazione imperiale. Il 7 febbraio Tokugawa Keiki, apparentemente disturbato dal consenso imperiale alle azioni di Satsuma e Chōshū, abbandonò il combattimento e fuggì da Osaka, a bordo della nave da guerra Kanrin Maru ritirandosi a Edo. Demoralizzati dalla sua fuga e dal tradimento di Yodo e Tsu le forze dello shogunato si ritirarono lasciando la vittoria alla fazione imperiale, sebbene si è comunemente ritenuto che avrebbero potuto vincere lo scontro. Il suo castello di Osaka venne attaccato il 1º marzo mettendo fine alla battaglia di Toba-Fushimi.
Contemporaneamente il 28 gennaio 1868 si svolse la battaglia navale di Awa tra la marina dello Shogunato e quella di Satsuma, che divenne la prima battaglia navale giapponese tra flotte moderne. La battaglia sebbene di piccola importanza, terminò in favore dello Shogunato.

Appoggio occidentale a Meiji
Sul fronte diplomatico i ministri delle nazioni straniere, raccolti nel porto aperto di Hyogo (Kōbe) dall'inizio di febbraio, emisero una dichiarazione congiunta nella quale lo Shogunato veniva ancora considerato il solo governo legittimo del Giappone, dando la speranza a Tokugawa Yoshinobu che le nazioni straniere (specialmente la Francia) avrebbero potuto considerare un intervento in suo favore. Comunque pochi giorni dopo una delegazione imperiale visitò i ministri dichiarando che lo Shogunato era stato abolito, che i porti sarebbero stati aperti in conformità ai trattati internazionali e che gli ospiti stranieri sarebbero stati protetti. I ministri decisero infine di riconoscere il nuovo governo.
L'aumento di sentimenti antistranieri condusse comunque a molti attacchi contro di essi nei mesi successivi. L'8 marzo 1868 undici marinai francesi della corvetta Dupleix furono uccisi da samurai della provincia Tosa sulle strade di Kyoto.

Resa di Edo
A partire da febbraio, con l'aiuto dell'ambasciatore francese Léon Roches, venne formulato un piano per fermare l'avanzata della corte imperiale a Odawara, l'ultimo punto strategico di ingresso a Edo, ma Yoshinobu fu contrario al piano. Scioccato, Léon Roches si dimise dalla sua posizione. All'inizio di marzo sotto l'influenza del ministro britannico Harry Parkes, le nazioni straniere firmarono un patto di stretta neutralità, accordandosi che non sarebbero intervenuti e non avrebbero consegnato forniture militari a nessuna delle due fazioni fino alla risoluzione del conflitto.
Saigō Takamori condusse vittoriosamente forze imperiali nel Giappone settentrionale e orientale, vincendo la battaglia di Koshu-Katsunuma. Circondò Edo nel maggio 1868, fino alla resa senza condizioni di Katsu Kaishu, ministro dell'esercito dello Shogun. Alcuni gruppi continuarono a combattere dopo la resa, ma furono sconfitti nella battaglia di Ueno. Nel frattempo il comandante in capo della marina dello Shogun, Enomoto Takeaki, si rifiutò di cedere le sue navi e fuggì a nord con i resti della marina (otto corazzate a vapore): Kaiten, Banryū, Chiyodagata, Chōgei, Kaiyō Maru, Kanrin Maru, Mikaho e Shinsoku) e 2.000 marinai, nella speranza di organizzare un contrattacco insieme con i daimyo settentrionali. Venne accompagnato da una manciata di consiglieri militari francesi (tra cui Jules Brunet), che avevano dato formalmente le dimissioni dall'esercito francese per accompagnare i ribelli.

Resistenza della Coalizzazione Settentrionale
Dopo la resa di Yoshinobu la maggior parte del Giappone accettò il governo dell'imperatore, ma un nucleo di sostenitori dello shogunato condotti dal clan Aizu continuò la resistenza nel settentrione. In maggio diversi daimyo settentrionali dei feudi Sendai, Yonezawa, Aizu, Shonai e Nagaoka per un totale di circa 50.000 truppe si allearono nella Coalizzazione Settentrionale (Ouetsu Reppan Domei), per opporsi alle truppe imperiali. La flotta del Bakufu al comando di Enomoto Takeaki raggiunse il porto di Sendai il 26 agosto.
Sebbene la Coalizione Settentrionale fosse numerosa, era male equipaggiata e si affidava a metodi di combattimento essenzialmente tradizionali. Gli armamenti moderni erano scarsi e venne tentato all'ultimo momento di costruire cannoni in legno, rinforzati con corde, per sparare proiettili di pietra. Questi cannoni, installati su postazioni difensive, potevano sparare solo quattro o cinque proiettili, prima di saltare. D'altra parte il daimyo di Nagaoka riuscì a procurarsi due delle tre mitragliatrici Gatling esistenti allora in Giappone, così come 2.000 fucili francesi moderni.
Nel maggio 1868 il daimyo di Nagaoka inflisse pesanti perdite alle truppe imperiali nella battaglia di Hokuetsu, ma perse infine il suo castello il 19 maggio. Le truppe imperiali continuarono ad avanzare verso nord, sconfiggendo la Shinsengumi nella battaglia del passo Bonari, che aprì la strada all'attacco del castello di Aizuwakamatsu nella battaglia di Aizu nell'ottobre 1868, rendendo così insostenibile la posizione del Sendai.
La coalizione crollò e il 12 ottobre 1868 la flotta lasciò Sendai per l'Hokkaidō, dopo aver acquisito altre due navi (la Oe e la Hou-Ou, precedentemente prestate dal feudo di Sendai allo Shogunato) e circa 1.000 altri soldati: i resti di truppe dello Shogunato al comando di Otori Keisuke, della Shinsengumi al comando di Hijikata Toshizo e di Yugekitai al comando di Katsutaro Hitomi, così come numerosi altri consiglieri militari francesi (Fortant, Garde, Marlin, Bouffier).
Il 26 ottobre Edo venne ribattezzata Tokyo, e iniziò ufficialmente l'Era Meiji. Dopo una mese di combattimenti, Aizu ammise finalmente la sconfitta il 6 novembre, in seguito alla quale il giovane corpo di guerrieri Byakkotai ("Corpo della Tigre Bianca") commise un suicidio di massa.

Campagna dell'Hokkaidō
Creazione della Repubblica di Ezo
In seguito alla sconfitta nell'Honshū Enomoto Takeaki fuggì nell'Hokkaidō con i resti della marina e una manciata di consiglieri militari. Insieme organizzarono un governo con l'obbiettivo di stabilire una nazione insulare indipendente dedicata allo sviluppo dell'Hokkaidō. Il 25 dicembre dichiararono formalmente la Repubblica di Ezo, l'unica esistita in Giappone, sull'esempio del modello statunitense e Enomoto ne venne eletto presidente con una larga maggioranza. La repubblica tentò di stabilire contatti con le legazioni straniere di Hakodate, come gli Stati Uniti, la Francia e la Russia, ma non riuscì a raccogliere nessun supporto o riconoscimento internazionale. Enomoto si offrì di conferire il territorio allo shogun Tokugawa sotto il governo imperiale, ma la proposta venne declinata dal consiglio Imperiale Governante.
Durante l'inverno le difese intorno alla penisola meridionale di Hakodate furono fortificate e al centro fu eretta la nuova fortezza di Goryokaku. Le truppe furono organizzate con un comando franco-giapponese: il comandante in capo fu Otori Keisuke, assistito dal suo vice, il capitano francese Jules Brunet. Al loro comando c'erano quattro brigate, ognuna comandata da un ufficiale francese (Fortant, Marlin, Cazeneuve, Bouffier) e divisa in due semibrigate con un comando giapponese.

Sconfitta e resa finale
Il 20 marzo, la Marina Imperiale raggiunse il porto di Miyako, ma anticipandone l'arrivo i ribelli di Ezo organizzarono un audace piano per impossessarsi della nuova potente nave da guerra Kotetsu. Tre navi da guerra furono inviate per un attacco a sorpresa, in quella che divenne nota come battaglia navale di Miyako. A causa del maltempo, problemi a un motore e al decisivo uso di una mitragliatrice Gatling contro le squadre di abbordaggio, la battaglia terminò con una vittoria imperiale.
Le forze imperiali consolidarono rapidamente il loro controllo delle isole principali e nell'aprile 1869 inviarono la flotta, con una forza di fanteria di 7.000 uomini a Ezo, iniziando la battaglia di Hakodate. Le forze imperiali avanzarono con rapidità, vinsero la prima battaglia navale giapponese su larga scala tra marine moderne, la Battaglia navale di Hakodate, e in breve tempo circondarono la fortezza di Goryokaku in cui rimanevano soli 800 difensori. Sebbene Enomoto avesse deciso di combattere fino alla fine ed avesse inviato i suoi oggetti di valore al suo avversario perché fossero tenuti al sicuro, Otori lo convinse ad arrendersi dicendogli che decidere di vivere oltre la sconfitta è la scelta veramente coraggiosa: «Se veramente vuoi morire puoi farlo in qualunque momento». Enomoto si arrese il 18 maggio 1869 e accettò il governo dell'imperatore Meiji. La Repubblica cessò di esistere il 27 giugno 1869.

Conseguenze
Perdono e occidentalizzazione
Successivamente alla vittoria il nuovo governo proseguì nell'unificazione del paese sotto un unico, legittimo e potente governo imperiale. Il potere politico e militare dei vari feudi venne progressivamente eliminato, questi trasformati in prefetture (abolizione del sistema han) e molti samurai convertiti a responsabilità amministrative. Grazie al ruolo chiave giocato nella vittoria, uomini dei feudi occidentali di Satsuma, Chōshū e Tosa occuparono per decenni i posti chiave nel governo, una situazione a volte definita «oligarchia Meiji» e formalizzata con l'istituzione del Genrō.

[Il Genrō, letteralmente "anziani uomini di stato", era un corpo extra-costituzionale che nel Giappone del periodo Meiji e dell'epoca Showa ha rappresentato una delle caratteristiche più interessanti della vita politica giapponese.
Esso non era previsto dalla Costituzione, ma era la fonte reale dell'autorità del Governo: sceglieva il Primo Ministro, consigliava l'Imperatore su tutte le questioni di politica interna ed estera.
Il Genrō (il nome si usa tanto per l'istituzione quanto per ogni individuo che vi appartiene), era un anziano uomo di stato che, al momento di ritirarsi dalla vita politica, riceveva un rescritto imperiale con l'ordine di continuare a porgere i suoi consigli all'Imperatore.
Questa usanza ebbe origine nell'era Meiji, quando il regime costituzionale era alle sue prime esperienze e si sentiva il bisogno di dare una certa continuità alla nuova politica dell'Impero.
I Genrō formarono una specie di comitato fuori del Gabinetto e col passare del tempo, assumendo il regime parlamentare una forma sempre più decisa, molte delle prerogative prima spettanti al Genrō, passarono al Primo Ministro; ecco perché, a partire dagli anni trenta del XX secolo, l'istituzione del Genrō cominciò ad essere desueta. Infatti esisteva allora un solo Genrō (con un'età di 89 anni), Kinmochi Saionji, superstite di quella schiera di uomini che crearono il nuovo Giappone nell'era Meiji.
Saionji fu interpellato dall'Imperatore a proposito delle dimissioni del Primo Ministro Hirota; ma a seguito delle successive dimissioni del Primo Ministro Hayashi fu interpellato solo indirettamente, tramite il Guardasigilli.]

I principali precedenti sostenitori dello Shogun vennero imprigionati in attesa di giudizio e scamparono di stretta misura alla condanna capitale. Ciò avvenne grazie all'insistenza di Saigo Takamori e Iwakura Tomomi, sebbene in grande misura anche ai consigli di Parks, l'inviato britannico, che secondo Ernest Saw disse a Saigo «la severità verso Keiki Yoshinobu o i suoi sostenitori, specialmente riguardo a punizioni personali, avrebbe danneggiato la reputazione del nuovo governo rispetto alle potenze europee». Dopo due o tre anni, la maggior parte venne liberata e furono chiamati a servire nel nuovo governo, dove diversi perseguirono brillanti carriere, per esempio Enomoto Takeaki, precedente leader delle forze dello shogunato, divenne inviato in Russia e in Cina e ministro dell'Educazione.
La fazione imperiale non perseguì il suo obiettivo di espellere gli interessi stranieri in Giappone, ma assunse invece una politica più progressista mirata alla continua modernizzazione del paese e la successiva rinegoziazione dei trattati ineguali con le potenze straniere, sotto il motto Ricca nazione, forte esercito (fukoku kyōhei). Questa modifica dell'atteggiamento verso gli stranieri avvenne durante le prime fasi della guerra civile: l'8 aprile 1868 vennero eretti nuovi cartelli in Kyoto (e successivamente in tutto il paese) che specificatamente ripudiavano la violenza contro gli stranieri. Durante il conflitto l'imperatore Meiji ricevette personalmente gli inviati europei, prima in Kyoto e in seguito a Osaka e Tokyo. Inoltre l'accoglimento a Tokyo del duca Alfredo di Sassonia-Coburgo-Gotha come «come suo pari di sangue» Sebbene l'inizio dell'Era Meiji testimoniò un riscaldamento delle relazioni tra la corte imperiale e i poteri stranieri, le relazioni franco-giapponesi si irrigidirono a causa del supporto iniziale dato allo Shogun, sebbene una seconda missione militare venne inviata in Giappone nel 1874 e una terza nel 1884. Una stretta collaborazione riprese nel 1886, quando la Francia aiutò il Giappone a costruire la sua prima marina moderna, sotto la direzione dell'ingegnere navale Louis-Émile Bertin. La modernizzazione del paese era già stata diffusamente iniziata durante gli ultimi anni dello shogunato (il periodo "Bakumatsu") e il governo Meiji adottò infine la stessa politica, sebbene fosse in grado di mobilizzare più efficientemente l'intera nazione verso la modernizzazione.
Dopo la sua incoronazione Meiji emise il Giuramento dei cinque articoli che promuoveva la costituzione di assemblee deliberative, prometteva nuove opportunità per le persone comuni, aboliva le «malvagie tradizioni del passato» e cercava la conoscenza nel mondo «per rinforzare le fondamenta del governo imperiale». Tra le importanti riforme del governo Meiji c'è l'abolizione del sistema han nel 1871 che rimpiazzò i domini feudali e i loro governanti ereditari con prefetture governate da governatori incaricati dall'imperatore. Altre riforme inclusero l'introduzione della scuola obbligatoria, e l'abolizione delle distinzioni di classe. Le riforme culminarono con l'emissione della Costituzione Meiji nel 1889. Comunque, nonostante il supporto dato alla corte imperiale dai samurai, molte delle prime riforme Meiji furono a loro detrimento: la creazione di un esercito di coscritti tratti dalle classi comuni, così come la perdita dei privilegi e degli stipendi ereditari, inimicarono molti precedenti samurai. Le tensioni erano particolarmente acute nel sud, portando alla ribellione di Saga del 1874 e a una ribellione in Chōshū nel 1876. Ex-samurai di Satsuma guidati da Saigo Takamori che aveva lasciato gli incarichi governativi in opposizione alle politiche verso gli stranieri, iniziarono la ribellione di Satsuma nel 1877. Combattendo per il mantenimento della classe dei samurai e un governo più virtuoso il loro slogan fu «Nuovo governo, alta moralità» (Shinsei Kōtoku). Alla fine subirono un'eroica, ma totale, sconfitta nella battaglia di Shiroyama.

Successive descrizioni della guerra
Nei sommari moderni la restaurazione Meiji viene spesso descritta come una rivoluzione senza spargimenti di sangue, che condusse alla modernizzazione del Giappone. In realtà la guerra Boshin dimostra chiaramente che il conflitto fu in realtà piuttosto violento, furono mobilitate 120.000 truppe con circa 3.500 morti. Sebbene vennero usate armi e tecniche tradizionali, entrambe le fazioni utilizzarono armamenti, incluse corazzate e mitragliatrici Gatling e tecniche di combattimento moderne apprese dai consiglieri militari.
Le successive descrizioni giapponesi della guerra tendono a essere molto romanticizzate, mostrando la fazione Shogun che combatte con metodi tradizionali, contro una fazione imperiale già modernizzata. In Giappone sono state realizzate molte drammatizzazioni della guerra Boshin. Jirō Asada ne ha tratto un romanzo in quattro volumi Mibu Gishi-den. Basati sul romanzo sono stati tratti un film diretto da Yōjirō Takita, “Quando l'ultima spada è estratta” (Mibu gishi den) e un programma televisivo della durata di dieci ore con protagonista Ken Watanabe.
Il film del 2003 L'ultimo samurai combina in un unico racconto situazioni narrative appartenenti sia alla guerra Boshin e alla ribellione di Satsuma del 1877. Gli elementi del film pertinenti alla prima modernizzazione delle forze militari giapponesi, così come il diretto coinvolgimento di stranieri (soprattutto francesi) sono correlate alla guerra Boshin e ai pochi anni che la precedettero. Al contrario la resistenza suicida delle forze samurai tradizionali condotte da Saigō Takamori contro l'esercito imperiale modernizzato sono relative alla successiva Ribellione Satsuma.

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