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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Periodo Meiji
Periodo Meiji (Meiji jidai, "periodo del regno illuminato") è il nome con cui in Giappone si indica il periodo di 45 anni di regno dell'Imperatore Mutsuhito, dal 23 ottobre 1868 al 30 luglio 1912.
L'era cominciò con la deposizione dell'ultimo shōgun Tokugawa Yoshinobu (che avrebbe continuato a vivere isolato a Shizuoka per tutto il periodo Meiji), e l'imperatore Meiji fu perciò il primo imperatore dotato di potere politico dopo diversi secoli di shōgunato. L'imperatore continuò l'intensa campagna di riforme iniziata vent'anni prima, nota come Rinnovamento Meiji, modificando la struttura politica, sociale ed economica del paese. Le ristrutturazioni vennero fatte in senso occidentale e colpirono l'università, l'apparato statale con quello giuridico e portarono alla creazione di una costituzione giapponese.
Dopo la morte dell'imperatore, nel 1912, l'Imperatore Yoshihito ascese al trono, cominciando il periodo Taishō.

La restaurazione Meiji
La restaurazione Meiji non fu tanto un fenomeno di reazione tradizionalista alla penetrazione straniera (nel 1858 Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti avevano in effetti imposto trattati ineguali), né si limitò a sostituire il potere dello shogun con quello dell'imperatore o a rafforzare l'autorità dei daimyo. Questo era forse l'obiettivo dei grandi feudatari che si assunsero il peso militare della lotta contro i Tokugawa. Ben più ambiziosi erano invece gli scopi di quel gruppo di intellettuali, militari e funzionari, tutti provenienti dal ceto dei samurai, che assunsero i posti-chiave nel governo una volta rovesciato lo shogun. Questa élite dirigente era ben consapevole dell'inferiorità politica e militare del Giappone rispetto alle potenze occidentali e dell'arretratezza delle sue strutture economico-sociali: era dunque decisa a colmare il dislivello in tempi il più possibile rapidi, senza paura di ricalcare i modelli dei più avanzati stati europei. L'operazione fu condotta con risolutezza e rapidità eccezionali. Nel giro di pochi anni, senza violenti sommovimenti sociali, il Giappone compì quella transizione dal sistema feudale allo stato moderno che nella maggior parte dei paesi europei si era realizzata in tempi lunghissimi, accelerati solo da traumatici processi rivoluzionari. Nel 1871 fu proclamata l'uguaglianza giuridica di tutti i cittadini, i diritti feudali vennero aboliti e i feudi trasformati in circoscrizioni amministrative. I feudatari vennero largamente indennizzati, mentre ai samurai fu assegnata una pensione vitalizia. Fu inoltre inaugurata una prima linea ferroviaria, fu introdotta l'istruzione elementare obbligatoria, fu unificata la moneta, fu creato un sistema fiscale moderno in luogo dei vecchi tributi in natura, fu organizzato un esercito nazionale basato sulla coscrizione obbligatoria. Procedeva intanto l'opera di modernizzazione economica: sia nell'agricoltura, dove si incentivò la piccola proprietà, sia, e soprattutto, nell'industria, che si sviluppò praticamente da zero, grazie al massiccio investimento di capitali statali. Questa fu la prima, e finora l'unica, rivoluzione "dall'alto", che in pochissimi anni stravolse un paese che passò dall'essere il fanalino di coda del mondo, con un'economia inesistente, a diventare una delle potenze economiche e militari più forti al mondo già alla fine del XIX secolo.

Rinnovamento Meiji
Il Rinnovamento Meiji, altrimenti detto Rivoluzione o Restaurazione Meiji, fu il radicale cambiamento nella struttura sociale e politica del Giappone che riconsegnò il potere all'imperatore dopo secoli di dominio degli shogun.
Ebbe luogo tra il 1866 e il 1869, tra la fine del periodo Edo (anche detto del tardo shogunato Tokugawa) e l'inizio del periodo Meiji. Il più importante resoconto di prima mano degli eventi del 1862 - 69 redatto da uno straniero è, probabilmente, quello del diplomatico inglese Sir Ernest Satow.

Storia
La formazione dell'alleanza Satcho nel 1866 tra Saigō Takamori, del feudo di Satsuma, e Kido Kōin, del feudo di Chōshū, segna l'inizio del rinnovamento Meiji. Questa alleanza si fece sostenitrice della causa imperiale contro lo shogunato Tokugawa (Tokugawa bakufu, 1603-1868), che controllava la politica e l'esercito giapponese dal 1603.
Il bakufu Tokugawa ebbe ufficialmente fine il 9 novembre 1867, quando il quindicesimo shogun Tokugawa Yoshinobu "consegnò i propri poteri nelle mani dell'imperatore" e si dimise dalla carica dieci giorni più tardi. Era l'effettiva restituzione del potere al sovrano, Yoshinobu abbandonò la scena politica, ma le forze fedeli allo shogunato si rifiutarono di cedere le armi.
Poco dopo, nel gennaio 1868, cominciò la guerra Boshin (Guerra dell'anno del drago) con la battaglia di Toba-Fushimi, alla periferia di Kyoto, in cui l'esercito comandato dai signori di Chōshū e Satsuma sconfisse quello delle forze lealiste dello shogunato. Queste ultime subirono una serie di altre sconfitte, sia in battaglie campali che navali. Quanto restava delle forze dello shogun si ritirò verso la fine del 1868 in Hokkaidō, al comando del comandante della marina militare Enomoto Takeaki, che fondò la repubblica di Ezo. Il nuovo stato ebbe vita breve: nel maggio 1869, con la battaglia di Hakodate, le truppe dello shogunato furono assediate nella loro roccaforte e dovettero capitolare.
La resa rappresentò la fine dello shogunato e del suo regime feudale. Il 3 gennaio del 1869, dopo la fuga in Hokkaido delle truppe dello shogunato, l'Imperatore Mutsuhito proclamò ufficialmente la restaurazione del potere imperiale con il seguente comunicato:

« L'imperatore del Giappone annuncia ai sovrani di tutti i paesi esteri ed ai loro sudditi di aver concesso allo shogun Tokugawa Yoshinobu di rimettere il potere di governo come da sua richiesta. Da questo momento eserciteremo la suprema autorità in tutti gli affari interni ed esterni del paese. Di conseguenza il titolo di imperatore deve sostituire quello di Taikun, con il quale erano stati conclusi i trattati. Stiamo per nominare gli incaricati a condurre gli affari esteri. È auspicabile che i rappresentanti delle potenze che hanno siglato i trattati avallino questa dichiarazione. »
January 3, 1869
Mutsuhito

I capi del rinnovamento Meiji dichiaravano di aver agito soltanto nell'interesse del potere imperiale. Questo non era del tutto vero. Il potere passò dallo shogunato Tokugawa a una nuova oligarchia formata da nobili della corte imperiale e da esponenti dei feudi che avevano sostenuto il rinnovamento, in particolare provenienti da Satsuma (Ōkubo Toshimichi e Saigō Takamori) e di Chōshū (Hirobumi Ito, Aritomo Yamagata, e Kido Kōin), ma anche da Hizen e da Tosa; gli uomini appartenenti a questa ristretta cerchia, successivamente ribattezzati con il termine genrō, pur mirando all'emancipazione del Giappone dalle potenze occidentali, si fecero promotori di un processo di riforma ispirato proprio ai sistemi statuali occidentali che, soprattutto grazie all'apporto di Hirobumi Ito, culminò con l'adozione della Costituzione Meiji, la prima costituzione intesa in senso moderno in Asia.

Gli effetti
Il rinnovamento Meiji fu il movimento che catalizzò il Giappone verso la sua industrializzazione e che portò la nazione ad assurgere a potenza militare dal 1905 al motto di Ricchezza Nazionale e Forza Militare (fukoku kyohei, letteralmente “paese ricco, esercito forte”).

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