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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Il 25 agosto 1866 veniva firmato lo storico trattato di amicizia tra Italia e Giappone.

In occasione del giorno esatto nel quale ricorre il 150° anniversario di tale evento (oggi, 25 agosto 2016) concludiamo questa serie di articoli, a cura di Giovanna Coen, ad esso dedicati.

Il trattato

La conferenza, iniziata la mattina dell’11 agosto, durò tre giorni.

“Esaminati reciprocamente i pieni poteri, il nostro Plenipotenziario e i suoi colleghi giapponesi lavorarono alacremente; l’interprete Scoda Saburo parlava perfettamente il francese. Il progetto di trattato preparato dal comandante Arminjon venne accettato di massima; si decise che la convenzione commerciale del 25 giugno ne avrebbe fatto parte integrale, che il trattato scriversi in italiano, francese e giapponese, sarebbe stato ratificato il più presto possibile, ma che sarebbe entrato in vigore dal 1° gennaio 1867.
Erano rimaste sospese alcune questioni di forma che furono appianate dal signor M. de Cachon, il quale poté intervenire alla terza conferenza.
Fu quindi fissato un intervallo di otto giorni, per preparare le copie e procedere poi alla firma.”

Dal resoconto del comandante Arminjon.

“Il 25 agosto era fissato per la firma del trattato. Le copie giapponesi e francesi furono confrontate con moltissima diligenza dal signor M. de Cachon e dagli interpreti e letterati giapponesi, i quali impiegarono per questa operazione quasi l’intera giornata. Alle ore 4 pomeridiane i Plenipotenziari del Taikun e io apponevamo la firma e i suggelli e dal quel punto l’Italia entrava in relazioni diplomatiche regolari coll’Impero di Nipon….

Shibata ed Asaina mi porsero la copia giapponese da spedirsi a Firenze in una cassetta di pino con drappo di seta verde, nella quale posi anche le copie in lingua italiana e francese avviluppate nella medesima stoffa.
In quel momento facemmo con il vino di sciampagna un brindisi al re Vittorio Emanuele ed un altro al Taikun del Giappone…..

- Ci fu poi uno scambio di doni -

…I nostri doni destarono meraviglia de’ commissari giapponesi; e ad onor del vero devo notare che questi diedero prova di molta intelligenza e di molto gusto nello esaminare la collezione: Più di ogni altra cosa apprezzarono i mosaici, le fotografie e le armi…

…Prima di prendere commiato, Shibata mi disse che i membri del grande Consiglio erano disposti a darmi udienza, l’indomani o quell’altro giorno che più mi fosse in grado. Dopo la firma del trattato, i commissari giapponesi si mostravano più espansivi di prima. Essi ripetutamente esprimevano il desiderio che quell’atto internazionale fosse il primo anello di relazioni amichevoli ed inalterabili col loro paese:

<<Voi sapeste apprezzare le difficili circostanze nelle quali versa il Giappone, e non domandaste più di quello che possiamo concedervi; ve ne siamo grati, e la vostra condotta leale ci assicura che fra noi regnerà sempre la concordia>>

Queste dichiarazioni commuovevano vivamente il mio animo, perché io le credeva come le credo anche adesso sincerissime….

Il 27 agosto lasciammo il Dai-ciugi per ritornare a Yedo colla barca a vapore. Il giorno innanzi la Magenta aveva alzato la gala delle bandiere, per festeggiare il primo atto politico del regno d’Italia con l’estremo Oriente….

….Fissai la partenza per il primo di settembre, in attesa del postale del 30 agosto, per decidere se prima di dirigere per il Pe-Cheli io doveva approdare a Shanghai, per avere le ultime istruzioni aspettate da Firenze….

…Scrissi pertanto al gran Consiglio le lettera seguente, che il luogotenente di vascello della marina danese, cav. Sten de Bille (ndr: imbarcato sulla Magenta), s’incaricò gentilmente di trasmettere a Yedo al suo indirizzo.

Ai Ministri degli Affari Esteri del Taikun del Giappone.
In seguito alle notizie arrivate dall’Europa  col postale di oggi (ndr: esito battaglia di Lissa) mi vedo nell’obbligo di affrettare la partenza della corvetta Magenta onde compiere senza ritardo la missione affidatami dal Governo di S.M. il Re mio Augusto Sovrano. Il primo settembre mi dirigerò verso Shanghai, non senza vivo rincrescimento di lasciar questo paese, nel quale ebbi dalle Eccellenze Loro sì onorevole accoglienza. Mi sia permesso intanto di esprimere il convincimento che il trattato di amicizia e di commercio sottoscritto il 25 di questo mese, aprirà per l’Italia e per il Giappone un’epoca di felici ed utili relazioni, Sarà per me memoria gratissima aver contribuito alla conclusione di questo atto solenne. Ringrazio nuovamente le Eccellenze Loro della benevolenza di cui mi hanno dato sì chiare prove. Ho l’onore, ecc.
F.to V. ARMINJION

La notte medesima, verso le due del mattino, giunse da Yedo un ufficiale giapponese con la risposta del Go-roju, la quale era concepita ne’ termini seguenti.

<<Al Plenipotenziario d’Italia

Dalla vostra lettera di ieri abbiamo inteso che per le notizie venute dall’Europa siete nell’intendimento di ritornare nel vostro paese e che volete partire domani per Shanghai. Noi siamo sicuri che il trattato di commercio e di amicizia conchiuso tra le due nazioni sarà pegno validissimo d’amicizia e gioverà al commercio.
Con questa vi auguriamo salute e un pronto e felice compimento del lungo viaggio per mare.

Con rispetto e considerazione.
22° giorno del 7° mese del 2° anno di K-o.
INUYE KAWACHI-NO-KAMI
MATSUDAIRA IWO-NO-KAMI
MATSUDAIRA NOSCI-NO-KAMI>>

….Un mese dopo, intesi a Pekino la morte del Taikun Minamoto Yemochi, avvenuta in Osaka il 28 agosto, precisamente tre giorno dopo la firma del nostro trattato.

Era fatale coincidenza, consimile a quella due volte verificatasi all’occasione de’ trattati degli Stati Uniti di America; ma mi è conforto il credere questa volta che al luttuoso caso fosse estranea la nostra presenza ne’ lidi giapponesi."

Il trattato si compone di 23 articoli ed a questo sono allegati i “Regolamenti Commerciali” (in tutto sei), inoltre è stata sottoscritta ed è allegata una “Convenzione Addizionale che si compone di 11 articoli, e l’allegato “Tariffa per l’Importazione” e “Tariffa per l’Esportazione”

Il ritorno della Magenta

Salpata da Montevideo al comando dell'ammiraglio Vittorio Arminjon, il 2 febbraio 1866, la pirocorvetta Magenta, prima nave da guerra della regia Marina Italiana a compiere la circumnavigazione del globo, fece ritorno in Italia, approdando al porto di Napoli il 28 marzo 1868, dopo 25 mesi di navigazione.

Oltre al Trattato di Amicizia e Commercio con il Giappone, concluse anche il primo Trattato di Amicizia e Commercio tra il regno d’Italia e l’Impero cinese.

Oltre alle ragioni diplomatiche, la spedizione aveva anche finalità scientifiche e naturalistiche.
Durante la traversata furono condotti interessanti rilievi topografici e idrografici, effettuate osservazioni sulla fauna marina e raccolte collezioni zoologiche e archeologiche.

Nonostante la scarsità di mezzi e le esigue risorse economiche destinate alla spedizione, il viaggio si concluse con un bilancio positivo.
Vennero portate in Italia 5.986 spoglie di animali di 2000 nuove specie, in gran parte vertebrati.

Il ritorno della pirocorvetta Magenta fu accolta da un'Italia fredda e indifferente.

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