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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Periodo Jōmon
Il periodo Jōmon (Jōmon-jidai) è il periodo di storia giapponese che va da circa il 10.000 a.C. fino al 300 a.C.
Con "Jōmon" ci si riferisce al popolo e alla cultura giapponese di quell'epoca; occorre comunque tener ben presente che, data la vastità del periodo temporale coperto, non sono esistiti un popolo e una cultura "Jōmon" monolitici, quanto piuttosto più popoli e culture accomunati dall'uso di certe tecniche (in particolare dalla tecnica di produzione di vasellame).
Origine del nome
Il termine «Jōmon» è una traduzione in giapponese del termine inglese cord-marked (segnato dalle corde) e si riferisce ai motivi con cui era decorato la maggior parte del vasellame di argilla tipico di questo periodo, che veniva creato utilizzando corde o bastoni con corde avvolti intorno ad essi. Il termine è stato introdotto nel 1879 da Edward Sylvester Morse, studioso statunitense e professore di zoologia presso l'Università di Tokyo, che nel libro Shell Mounds of Omori descrisse i ritrovamenti del kaizuka (cumuli di conchiglie - resti degli scarti, principalmente conchiglie, di insediamenti preistorici) di Omori (da lui scoperto due anni prima).
Il popolo Jōmon produsse vasellame e figure in argilla decorati con disegni ottenuti imprimendo nell'argilla umida bastoncini, corde intrecciate o non intrecciate con una sofisticazione in continua crescita. Le decorazioni a corda, pur avendo una funzione decorativa, avevano in realtà anche la funzione pratica di impedire la formazione di crepe sul vaso quando veniva posto sul fuoco. In generale il vasellame di questo periodo viene detto Jōmon doki (vasellame Jōmon).

Suddivisione dei periodi Jōmon
Il periodo Jōmon viene ulteriormente suddiviso in sei sotto periodi (a loro volta ulteriormente suddivisi) e caratterizzati dalla tipologia del vasellame prodotto, le date sono da considerare in maniera indicativa, dato che non esiste un preciso accordo tra gli archeologi e che i periodi sono identificati dal tipo di vasellame prodotto.
Jōmon Incipiente (10.000 – 7.500 a.C.): suddiviso in Linear applique, Nail impression, Cord impression e Muroya inferiore
Jōmon Iniziale (7.500 – 4.000 a.C.): suddiviso in Igusa, Inaridai, Mito, Tado inferiore, Tado superiore, Shiboguchi e Kayama.
Primo Jōmon (4.000 – 3.000 a.C.): suddiviso in Hanazumi, Sekiyama, Kurohama, Moroiso A, Moroiso B e Juusanbodai.
Medio Jōmon (3.000 – 2.000 a.C.): suddiviso in Katsusaka/Otamadai, Kasori E1 e Kasori E2
Tardo Jōmon (2.000 – 1.000 a.C.): suddiviso in Horinouchi, Kasori B1, Kasori B2e Angyo 1
Jōmon Finale (1.000 - 400 a.C.): suddiviso in Angyo 2e Angyo 3

Jōmon Incipiente
Circa dal (10.000 al 7.500 a.C.): condizioni di vita più stabili fecero sorgere nel periodo intorno al 10.000 a.C. una cultura mesolitica, o come alcuni studiosi argomentano neolitica. I membri dell'eterogenea cultura Jōmon sono forse i distanti antenati degli Ainu, il popolo aborigeno del giappone moderno.
Secondo le prove archeleogiche il popolo Jōmon creò i primi esemplari di vasellame al mondo, datati a circa l'XI millennio a.C. (ritrovamenti del sito di Odai-Yamato), così come i primi manufatti in pietra levigata. L'antichità di questi esemplari venne stabilita per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale mediante il metodo di datazione del carbonio 14.
La produzione di vasellame tipicamente implica un qualche tipo di vita sedentaria, poiché il vasellame è molto fragile e pertanto inutile ad una società di cacciatori-raccoglitori in costante movimento. Pertanto gli Jōmon furono probabilmente la prima popolazione sedentaria o perlomeno semi sedentaria del mondo. A causa di ciò le prime forme di agricoltura sono a volte attribuite al Giappone (Ingpen & Wilkinson) nel 10.000 a.C., duemila anni prima della loro diffusione nel Medioriente.
I più antichi esemplari di vasellame ritrovato sono privi di decorazioni (mumon) successivamente compaiono vasellami con decorazioni in successione bean applique (toryumon), linear applique (ryukisenmon) e simili a unghie (tsumegatamon). Per la fine del periodo compare un quinto tipo di decorazione (oatsu), quest'ultima ha segni di corda su tutta la superficie ed una base piatta con un bordo spesso (a differenza della base appuntita o arrotondata dei tipi precedenti). La tecnologia di produzione del vasellame non è comunque ancora ben sviluppata, non si ritrova in tutti i siti del Jōmon Incipiente e quelli ritrovati non sono solitamente di buona fattura.
La caccia è la principale fonte di cibo ed i siti sono stati ritrovati in corrispondenza di caverne.

Jōmon Iniziale
Circa dal 7.500 al 4.000 a.C. Cominciano a comparire siti con case in legno costruite su fosse poco profonde. Inizia lo sfruttamento delle risorse marine (i primi ritrovamenti di cumuli di conchiglie risalgono a questo periodo).

Primo Jōmon
Circa dal 4.000 al 3.000 a.C. Nel Primo Jōmon, grazie ad un clima lievemente più caldo aumenta la popolazione. Il livello dei mari è più alto di 2-3 metri di quello odierno, pertanto la linea costiera si spingeva più all'interno. I villaggi assumono una natura maggiormente a lungo termine, aumentano le dimensioni delle case e delle staccionate, anche se pare che venissero occupate stagionalmente. Il vasellame diventa più elaborato e compaiono stili regionali. La maggior parte hanno fondo piatto.

Medio Jōmon
Dal 3000 al 2000 a.C. Circa. Grazie al periodo di clima favorevole iniziato nel periodo precedente la cultura Jōmon raggiunge il suo apice, a questo periodo risalgono gli insediamenti più grandi ritrovati ed a questo periodo risalgono molti tipi elaborati di vasellame. Non è certo che gli insediamenti fossero occupati tutto l'anno o solo su base stagionale (alternando la residenza nelle montagne nei mesi estivi e autunnali con le pianure nell'inverno e primavera).
Al periodo Jōmon Medio appartengono i pezzi più appariscenti e barocchi, grazie all'affinamento della tecnica vengono prodotti vasi con orli sporgenti e grandemente decorati, decorazioni in rilievo, forme sinuose che rappresentano fiamme. Il vasellame che presenta questo tipo di orli viene detto suien doki - suien significa “spumeggiante” (perché ricorda gli spruzzi delle onde che si infrangono a riva). A causa di questi stili elaborati si è ipotizzato che avessero un significato simbolico o rituale.
Molti elementi della cultura giapponese risalgono a questo periodo e riflettono un'immigrazione mista dall'Asia continentale, settentrionale e dalle zone meridionali dell'Oceano pacifico. Tra questi elementi ci sono la mitologia Shintoista, i costumi matrimoniali, gli archetipi architettonici e sviluppi tecnologici come la laccatura, la tessitura, la metallurgia e la produzione del vetro.

Tardo Jōmon e Jōmon Finale
Il numero di insediamenti e la popolazione declina bruscamente. Aumenta l'attività rituale ed in tutto il Giappone diventano più numerosi i siti di sepolture e vengono ritrovati molti manufatti rituali (bastoni, falli in pietra e statuette). Anche se l'incisione e la scultura di statuette in forme decorative era popolare nel Medio Jōmon ritorna l'uso delle decorazioni a corda, ma in questo caso porzioni delle decorazioni dopo essere state applicate vengono rimosse e la superficie lisciata. Viene sviluppata la tecnica di cottura del vasellame in un'atmosfera riducente.
Mentre ci sono evidenze dello sviluppo dell'agricoltura durante lo Jōmon Finale, il suo impatto sulla popolazione è minimo: le piante coltivate sono solo un'integrazione della dieta, mentre la maggior parte del cibo proviene dalla caccia e dalla raccolta. Lo sviluppo dell'agricoltura (con la diffusione della coltivazione del riso) segnerà il successivo Periodo Yayoi.

Fonti di sussistenza
All'inizio del periodo Jōmon le principali fonti di sussistenza sono la raccolta, la caccia e la pesca. Alla fine del periodo comincerà a diffondersi l'agricoltura.

Raccolta
L'arcipelago giapponese offre diversi tipi di piante commestibili, più circa un centinaio di funghi. La loro disponibilità dipende però dal periodo stagionale. Nei siti Jōmon sono stati ritrovati finora circa una cinquantina di specie di piante diverse, in gran parte noci, nocciole, castagne, castagne d'India, ma anche resti di grano saraceno, felci, zucche, ofioglosso comune e funghi. Bisogna tener presente però che il terreno acido del Giappone non si presta alla conservazione dei resti di materiali organici. A partire dal Medio Jōmon cominciò a svilupparsi una forma rudimentale di agricoltura e orticoltura: sono state ritrovate indicazioni in alcuni siti della coltivazione intenzionale di alberi di castagne. Nei siti della prefettura di Nagano sono stati ritrovati attrezzi in pietra utilizzati per scavare tuberi e radici: dato che questa regione è coperta da dense foreste, si è ipotizzato che venissero tagliate delle radure per permettere loro di crescere meglio.

Caccia
Le specie più cacciate erano il cinghiale (tutto l'anno) ed il cervo (in primavera). Venivano anche cacciati animali di dimensioni minori (come scoiattoli volanti, volpi, scimmie e conigli). La caccia veniva effettuata con arco e frecce, oppure utilizzando trappole. Le trappole sono state molto utilizzate nel Jōmon Incipiente (ma apparentemente in maniera poco organizzata) e man mano sempre meno (ma sono stati ritrovati resti di quelle che probabilmente erano staccionate usate per guidare la selvaggina fino alla trappola).
L'unico animale domestico pare che sia stato il cane, usato probabilmente nella caccia. Era un importante membro della società e sono state ritrovate numerose tombe di cani.

Pesca
Soprattutto nelle regioni del Kantō e dell'Hokkaidō sono stati ritrovati grandi cumuli di conchiglie, gli scarti della pulitura dei molluschi pescati. L'analisi dei resti indica che la maggior parte venivano pescati in primavera. A causa della grandi dimensioni di alcuni mucchi si è ipotizzato che ci potesse essere un commercio in carne di mollusco. Sono stati anche ritrovati ossi di tonno, salmone, testuggini, foche e delfini, così come ami d'osso, punte d'arpione dentellate, resti di reti e pesi per le reti.

Kaizuka
I kaizuka (cumuli di conchiglia) sono mucchi di scarti lasciati da insediamenti preistorici, in questo caso cumuli di gusci e di residui di conchiglie, nelle cui vicinanze si sono ritrovati oggetti d'uso domestico, manufatti in pietra, ossa di cacciagione (cervi e cinghiali) ed i primi vasi in ceramica. Il primo Kaizuka fu scoperto da Morse nel 1877.

Dogū
A partire dalla fine del Jōmon iniziale (circa 5.000 a.C.) cominciano ad essere prodotte anche delle statuette in argilla dette dogū (bambola di terra), probabilmente collegate al senso religioso dell'epoca. Rappresentano animali o figure antropomorfe, generalmente femminili dai fianchi e seni esagerati, con occhi rotondi e cerchiati.
Le prime dogū sono tozze e spesso prive di arti superiori, nel Jōmon medio l'aspetto si evolve, compare la caratteristica testa a forma di cuore, il corpo ha un aspetto cruciforme e le decorazioni sono generalmente semplici incisioni che evidenziano la zona del ventre. Vengono dette "dogū a forma di cuore".

Varianti regionali
Nella regione del Tōhoku sono state ritrovate diverse varianti di dogū, tra cui quelle sedute anziché in piedi, con ginocchio che forma un angolo retto.
Nella pianura del Kantō sono state ritrovate dogū chiamate mimizuku no dogū (dogū dalla testa di civetta/gufo), a causa dell'aspetto della testa: svasata alla base, la mascella evidenziata da un solco che la unisce alle orecchie, le sopracciglia formano una linea retta sopra al naso, gli occhi e la bocca sono disegnati con tre solchi profondi e compaiono piccole protuberanze sul capo
Nelle prefetture di Saitama e Ibaraki sono state ritrovate dogū, risalenti all'ultimo periodo Jōmon di colore rosso ocra, con il capo ornato da una corona ed il viso decorato da disegni a cordicella, gambe corte e spesso prive di piedi, incisioni a forma di corda su tutta la figura.
Sempre al tardo periodo Jōmon risalgono invece gli shakōki dogū (dogū con occhiali da neve), così detti per la forma particolare degli occhi che paiono coperti da protezioni simili a quelle d'osso che usano gli Inuit. Inoltre i vestiti non sono più semplici incisioni ma sono veri e propri disegni tracciati con la tecnica della cordicella. Poiché molti sono stati ritrovati sul sito di Kamegaoka, nella prefettura di Aomori, questi tipi di dogū sono collettivamente chiamati Kamegaoka shiki doki (ceramica nello stile Kamegaoka).

Funzione delle dogū
Esistono diverse teorie sulla funzione di queste statuette e forse più d'una è vera.
Sulla base del fatto che spesso vengano ritrovate in frammenti o rotte, spesso nei cumuli dei kaizuka molti archeologi ritengono che fossero talismani su cui trasferire il dolore/pericolo/rischio/sfortuna che poteva impedire o nuocere ad un evento (per esempio un parto) e che venissero frantumate e gettate via una volta realizzato l'auspicio.
O in maniera simile potrebbero essere state “bambole della medicina”, a cui si trasferiva la malattia e si distruggeva quindi la parte corrispondente a quella malata (infatti spesso sono state ritrovate mancanti di una parte specifica)
Un'altra ipotesi (basata sui tratti femminili esagerati) è che fossero divinità femminili protettrici della salute o forse divinità correlate ai miti della fecondità della terra (in considerazione anche del fatto del periodo di sviluppo dell'agricoltura).
Secondo un'altra ipotesi potrebbero essere stati oggetti del corredo funerario
Infine potevano essere stati semplici giocattoli per i bambini

Miti della fondazione
Le origini della civilizzazione giapponese sono sepolte nella leggenda. L'11 febbraio 660 a.C. è la data tradizionale in cui il Giappone è stato fondato dall'Imperatore Jinmu. Questa comunque è una versione della storia giapponese che risale alle prime registrazioni scritte risalenti in un periodo tra il VI secolo e l'VII secolo, dopo che il Giappone ebbe adottato il sistema di scrittura cinese, introdotto dai coreani.
Secondo la storia della creazione ritrovata nel Kojiki (Memorie degli eventi antichi risalente al 712) ed il Nihongi o Nihon-shoki (Cronache del Giappone risalenti al 720), le isole giapponesi vennero create da due dei, il maschio Izanagi e la femmina Izanami, discesi dai cieli per eseguire questo compito. Essi portano con loro altri esseri, i kami (divinità o forze sovrannaturali), come quelli che influenzano il mare, i fiumi, i boschi e le montagne. Due di queste divinità, la dea del sole Amaterasu e suo fratello, il dio della tempesta Susanoo, si combatterono l'un l'altro, fino alla vittoria di Amaterasu.
In questo periodo diversi imperatori lottarono per il potere. Con lo scopo di legittimare le proprie rivendicazioni al trono questi commissionarono collezioni di poemi contenenti storie di eredità mitologiche del potere da Amaterasu (che è ancora la divinità più venerata del pantheon Shinto) mediante il suo nipote Ninigi-no-Mikoto fino all'imperatore Jinmu rivendicato come proprio antenato. Questo mito-propaganda venne ripreso dagli storici del XIX secolo ed usato come pilastro fondamentale del Kokutai, l'ideologia nazionalistica giapponese
Fonti cinesi più affidabili descrivono una nazione chiamata “Wa” governata da vari clan familiari che adorano le divinità dei propri clan.

Il Kojiki fino a Jinmu
Di seguito la sintesi del Kojiki fino a Jinmu.
Nel Takamagahara (il prato nel più alto livello dei cieli) nacquero molte divinità. Al di sotto si trovava una massa liquida in tempesta. Due divinità, Izanagi, "Colui che invita", e Izanami, "Colei che invita", furono inviate per trasformare la massa liquida in terra. Izanami immerse la sua lancia nel liquido e le gocce che caddero si solidificarono, creando l'isola di Onogoro, l'"Isola che si solidificò da sola". Successivamente i due dei furono inviati a popolarla. Da queste due divinità ne nacquero molte altre nei modi più diversi, ma uno, il Dio del Fuoco, mentre veniva alla luce da Izanami bruciò la stessa madre che morì.
Izanagi, disperato, si recò nel regno dei morti per riportare in vita la sua amata. Ma quando vide il corpo di lei cosparso di vermi fu visto da Izanami che, piena di rabbia e vergogna, lo cacciò dallo Yomi. Izanagi si recò presso un fiume per purificarsi dopo quella esperienza e mentre si lavava con l'acqua del fiume da varie parti nacquero divinità. Tra queste vi erano Amaterasu, "Luce del paradiso", e il dio del mare e delle tempeste Susanoo, "Maschio impetuoso".
Izanagi mandò Amaterasu nel Takamagahara, a regnare nei cieli, mentre a Susanoo venne affidato il mare. Ma questo disobbedì al padre e per questo motivo fu cacciato. Prima di andare in esilio però convinse la sorella ad avere tanti figli con lei, ma presto iniziarono i litigi sul perché li avessero fatti e Susanoo, in preda all'ira, costrinse Amaterasu a rifugiarsi in una grotta. Ciò fece piombare l'universo nell'oscurità. Le altre divinità preoccupate dalla situazione tesero alla dea una trappola, attraverso uno specchio e dei gioielli, per farla uscire dalla grotta la cui entrata fu chiusa per sempre.
A Susanoo non rimase altra soluzione che andar via. Nel suo esilio passò nei pressi di Izumo dove sconfisse un mostro ad otto code che mangiava i bambini. E fu proprio in una di queste code che egli trovò la spada che offrì in segno di perdono a sua sorella. Secondo gli scritti Okuninushi, il figlio di Susanoo, riporta la pace sulla terra, ma celebrato come eroe, viene più volte tradito dai fratelli gelosi e anche dal padre. Egli più volte muore e più volte torna in vita. Okuninushi ha dei figli i quali accolgono la richiesta di Amaterasu di lasciare che i suoi discendenti regnino sulla terra. Il figlio del pronipote di quest'ultima, Jinmu, diventa il primo sovrano del Giappone.

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