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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Bunka no Hi

Il 3 novembre di ogni anno in Giappone è festa nazionale. Si celebra il Giorno della Cultura, o Bunka no hi, quindi non si va al lavoro e la scuola e gli uffici pubblici sono chiusi.

Scopo di questa festa è la promozione del patrimonio culturale giapponese, delle arti e dello sviluppo accademico, con parate ed esibizioni di vario tipo. Inoltre, l’Imperatore premia con una medaglia coloro che durante l’anno si sono distinti per aver contribuito allo sviluppo della cultura giapponese.

Inizialmente, prima del 1948, il Bunka no Hi festeggiava la costituzione che era stata varata alla fine della Seconda Guerra mondiale, il 3 novembre del 1946. Tuttavia il 3 Novembre era una giornata di festa già dal 1868, quando si festeggiava il Tenchō-setsu, ossia il compleanno dell'imperatore Meiji, che da allora aveva di fatto ripreso a governare il Giappone.

Con la morte dell'imperatore nel 1912, il 3 novembre non fu più una festa nazionale fino al 1927, quando la festa fu reinserita nel calendario giapponese col nome di Meiji-setsu. Infine nel 1948 si decise di dedicare tale festa alla cultura e le si diede il nome corrente.

A oggi in questa giornata si organizzano festival e parate a tema, con caratteristiche diverse in base alle città o cittadine dove vengono svolte.

Per esempio, ad Hakone, nella prefettura di Kanagawa, si tiene la “Daimyo Gyoretsu Parade”, ossia la Parata dei Signori Feudali, una processione che riproduce il periodo Edo e che vuole i partecipanti vestiti con abiti risalenti a quell’epoca. Segue poi una seconda parata colorata con un centinaio di Geisha che fanno una particolare danza.

A Tokyo, presso il tempio Meiji si tiene una cerimonia di tiro con l'arco e un torneo che include il tradizionale tiro con l'arco a cavallo (yabusame), sempre molto suggestivo e di grande successo.

A Kamakura invece possiamo ammirare i tesori dei Templi Kenchoji ed Engakuji, grazie a un rituale annuale che i giapponesi chiamano Homotsu Kaze-Ire, letteralmente “mostrare i tesori all’aria aperta per prevenire gli insetti”. Quindi, dal 1° al 3 novembre si potranno vedere gli oggetti preziosi che durante gli altri giorni dell’anno sono chiusi nei due Templi.

A Odawara City, sempre nella prefettura di Kanagawa, si potrà assistere (dal 3 novembre fino a metà del mese) ad un’esibizione dei Crisantemi che ha luogo al Castello di Odawara.

A Tokyo, precisamente nel quartiere tradizionale Asakusa, si tiene il cosiddetto “Shirasagi-no-mai”, un rituale shintoista che letteralmente significa “Danza dell’airone bianco”. Viene eseguito al Tempio Sensoji.

NOTA
Da parte nostra vorremmo festeggiare questa ricorrenza ricordando il valore che la cultura ha nel nostro mondo, in particolare quando viene utilizzata per una crescita individuale e sociale.

La conoscenza e lo studio di una cultura diversa dalla nostra ci può aiutare infatti a capire differenze e origini di queste e, come risultato, avere una migliore conoscenza di noi stessi.

Come scrive Alan Macfarlane (antropologo e viaggiatore), parlando proprio del Giappone:

“Ero pieno di certezze, di sicurezze e di idee non verificate. Non prendevo nemmeno in considerazione la possibilità che il Giappone potesse metterle in discussione. Eppure il Giappone rappresentò una sorta di shock culturale, tale da frantumare le mie idee preconcette, sotto i colpi di un’affascinante diversità.”

Nella ricerca e comprensione del diverso sta quindi la miglior ricerca ed accettazione di noi stessi.

Ma, riferendoci nello specifico al Giappone, anche se il discorso ha una valenza universale, dobbiamo ricordare che parlare di cultura e di ricerca va ben oltre alla conoscenza di pochi e folkloristici stereotipi che, ahimè, vengono sempre più spesso propinati come cultura.

Anzi, a ben guardare, questa “approssimazione culturale”, che sconfina nell’esotismo, nasconde a volte proprio la volontà di affermare la diversità come fattore che distanzia, anziché creare uno scambio interculturale che invece avvicina.

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