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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

I nomi in Giappone hanno delle caratteristiche molto particolari e, nel passato,  potevano essere cambiati nel corso della vita così come, ancora oggi, possono essere aggiunti dei nomi d’arte.

Si rileva infatti come in Giappone sia sempre stata molto più importante la discendenza che il nome, e quindi l’appartenenza a un clan o a una scuola, piuttosto che la discendenza di sangue, prerogativa invece dell’Occidente. Erano infatti molto frequenti le adozioni, con la relativa assunzione di nuovi nomi, proprio a rappresentare il cambio di vita.

MYOJI – Cognome

In passato solo le classi nobiliari e samurai potevano avere un cognome che veniva anteposto al nome (questo è ancora usato), e solitamente era il nome del clan.
La gente comune usava come cognome l’attività che svolgeva durante la vita (per esempio “Yaoya” era il fruttivendolo), o un soprannome (“adana”), o il posto dove vivevano.

YOMYO – Nome da bambini

Questo nome, solitamente corto e semplice, veniva dato ai ragazzi delle classi nobiliari e samurai al sesto giorno dalla nascita. Il nome spesso finiva in “maru”.
All’età di 15 anni con la celebrazione della cerimonia di “Genpuku” Veniva assunto il nome comune o “zokumyo”.

ZOKUMYO – Nome da adulti

E’ il nome che può essere paragonato al primo nome occidentale o nome cristiano.
Era l’unico nome permesso  ai non nobili o appartenenti alla classe samurai fino alla restaurazione Meiji.
Questo nome spesso finiva in “ichiro” o “taro”(figlio più vecchio), “jiro” (secondo figlio), “saburo”(terzo figlio).
Se usati senza il prefisso significano rispettivamente “maschio grande”, “secondo maschio”, “terzo maschio”, e così via; “ro” significa uomo.
In epoche più antiche questo nome finiva con “emon”, ”suke”, ”nojo”, ”bei”, che anticamente davano un carattere di maggiore ufficialità.
I nomi dei ragazzi spesso finivano in “o”, ”ro” o “kichi”, tutte questi suffissi indicavano virilità.
Altri nomi erano invece composti da numeri indicanti il giorno ed il mese di nascita o l’età del padre alla nascita del figlio. Pertanto “Ichizo” significa 13 e “Goroku” 56.

NANORI o NA - Nome comune per le classi nobili e samurai

Il Nanori è in realtà un tipo di lettura dei kanji, utilizzato principalmente per i nomi.
Tutti gli ideogrammi infatti hanno in genere una lettura standard, a eccezione dei nomi che invece hanno una lettura particolare, Nanori appunto, che deve essere imparata di volta in volta.

Letteralmente “nanori” significa “dire (o dare) il proprio nome” quindi, per estensione, “presentarsi”.

Anche questo nome può essere paragonato al primo nome occidentale o nome cristiano, però era concesso solo alla classi nobili o samurai, in aggiunta o sostituzione al nome comune (Zokumyo).
Questo nome veniva usato solo nelle occasioni solenni e spesso veniva apposto come firma sui documenti ufficiali.

Il "nanori” veniva spesso usato insieme al nome del Clan, pertanto nel nome Minamoto no Yoritomo, Minamoto è il nome del clan, “no” è una preposizione di possesso/appartenenza, e Yoritomo è il “nanori” o nome reale.
Altri esempi di nanori sono: Masashige, Yashisado, Yoshitsune.
Solitamente sono composti da due caratteri kanji e fanno riferimento a parti di un discorso come nomi, aggettivi o verbi.

GASEI e AZANA - Nome di artisti

Gli artisti e i letterati, quando iniziavano a frequentare una scuola d’Arte, usavano cambiare nome assumendo un nome da artista.
Questo nome si componeva di un cognome o nome del casato “gasei”, seguito dal nome d’arte personale “azana”.

Il gasei era quindi solitamente preso dal nome della scuola alla quale l’artista apparteneva e che generalmente portava il nome del Maestro fondatore della scuola (come per esempio Utagawa o Torii), mentre l’azana era normalmente composto con il carattere cinese (kanji) del Maestro della scuola.

Per esempio mollti studenti di Toyokuni, presero nel loro “azana” il carattere “kuni” (nazione) come, ad esempio Kunisada o Kuniyoshi.

Un’artista inoltre era solito cambiare il proprio nome più volte durante la sua carriera, per meglio seguire e rappresentare l’ispirazione del momento.
Il Maestro, una volta cambiato nome, era solito regalare a un allievo sia il suo vecchio nome che il suo sigillo, come segno di riconoscimento.
Questa usanza ha creato parecchi problemi nell’attribuzione delle opere d’arte, tanto che molte possono essere attribuite a una scuola, ma difficilmente all’artista specifico.
Un caso estremo fu quello di Hokusai che usò più di cento nomi durante i sui settant’anni di carriera.

KAIMYO – Nome postumo nella religione buddhista

Al momento del decesso, se di religione buddhista, al defunto veniva assegnato un nuovo nome, che, generalmente ricordasse quanto aveva fatto in vita.

Nomi degli Imperatori

Va ricordato infine che gli Imperatori cambiavano nome anche quando salivano al trono, proprio a significare che da quel momento cambiavano vita e diventavano discendenti di Amaterasu.
Gli Imperatori vengono ricordati con il loro nome postumo.

Per un ulteriore approfondimento (ahimè, in inglese) potete cliccare sull'immagine qui sotto.

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