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Considerazioni sulla lotta a terra (ne-waza)

Il ne waza è il naturale proseguimento di un combattimento iniziato in piedi, ma se nel tachi waza occorre una prontezza di riflessi immediata, ciò non è indispensabile nella lotta a terra, in quanto il ragionamento e la calma riflessione hanno preponderanza.

Velocità e controllo immediato sono però necessari nel passaggio tra la lotta in piedi e la lotta a terra, per approfittare della posizione debole dell'avversario a seguito di una tecnica di proiezione che lo porta a terra, senza che venga assegnato l'ippon.

Il regolamento arbitrale consente anche l'uso di movimenti particolarmente abili per portare a terra l'avversario, senza peraltro che ne derivi un qualsiasi punteggio, atti a poter continuare il combattimento in ne waza. Esistono diversi atleti, specializzati nella lotta a terra, che usano questi movimenti per portarsi in una situazione di vantaggio a loro congeniale. Possiamo pertanto considerare parte indispensabile del bagaglio tecnico di un judoka lo studio del ne waza, anche se esso costituisce una parte statisticamente minore del combattimento.

E' sicuramente un'arma in più a disposizione del combattente, ma teniamo presente che ci sono molti atleti specializzati nell'evitare la prosecuzione a terra del combattimento. Un esempio per tutti, di altissimo livello, è stato il giapponese Shozo Fujii. Anche a livello arbitrale, spesso il combattimento a terra viene interrotto per far riprendere agli atleti la posizione in piedi.

Possiamo perciò dire che il mondo del ne waza è affascinante e quasi infinito, ma per un atleta agonista sarà fondamentale affinare prima le sue capacità nel tachi waza e successivamente dedicarsi al ne waza, sia per ampliare il suo panorama tecnico e avere più chance in gara, sia per sfruttare la preparazione atletica che l'allenamento specifico non manca di dare in termini di fiato, resistenza alla forza e muscolatura.

Come per le tecniche di proiezione, anche le tecniche di controllo hanno i loro metodi di allenamento. Metodi che variano da un insegnante all'altro, ma spesso trascurati e lasciati a una forma di improvvisazione didattica. E' bene invece avere le idee molto chiare su come è strutturato il katame waza per potersi allenare e per insegnare ai propri allievi buone tecniche ed esercizi specifici per svilupparle.

Dal punto di vista della didattica è bene che l'insegnamento cominci con osae komi waza, nogare kata e hairi kata. Questo perché l'allievo deve sapere, per mettere a frutto i suoi sforzi, come arrivare a eseguire un'immobilizzazione e come, nel caso venga immobilizzato, effettuare delle tecniche per liberarsi o difendersi. Quando questi tre punti sono stati spiegati, il randori a terra si svilupperà più velocemente e con molta più efficacia. Shime e kansetsu waza con i relativi fusegi kata (metodi di difesa), renraku e kaeshi waza si potranno inserire gradualmente, articolandoli fra loro con le tecniche insegnate o che si verranno a sviluppare nel randori.

Un altro suggerimento è quello di spiegare sempre tecniche che siano la conseguenza logica dei movimenti che già gli allievi conoscono, in modo da dare loro la possibilità di arrivare naturalmente all'applicazione, senza dover cambiare o modificare quello che hanno appreso precedentemente. Inoltre è importante abbinare allo studio del combattimento a terra un'assidua pratica del katame no kata per educare e potenziare una corretta respirazione, che solo attraverso l'esercizio del kata si può insegnare agli allievi.

Gli atleti, campioni e aspiranti campioni, dovrebbero chiarire bene il loro grado di conoscenza  della materia per poter programmare un determinato sforzo nell'allenamento e nello studio, là dove si sentono più carenti. Ad esempio, se si riconosce di non saper sfruttare le occasioni che ci capitano nel seguire un'azione a terra, dobbiamo spingere lo studio nell'analizzare le tecniche preferite di nage waza (tokui waza) e legarle con tecniche di controllo.

Nelle gare di Judo attuali, molti combattenti si preoccupano soprattutto di ostacolare le prese e far trascorrere dei minuti preziosi buttandosi continuamente a terra, non permettendo all'avversario di trovare il tempo e lo spazio per eseguire tecniche di nage waza, e questo nonostante le nuove regole arbitrali (e la loro interpretazione) siano molto più severe nei confronti di questo atteggiamento. In questi casi bisogna scegliere le situazioni che si verificano più di frequente e trovare le azioni di katame waza adatte, per sfruttare delle preziose occasioni per ottenere la vittoria.

Questo tipo di analisi delle proprie capacità è possibile nella corretta programmazione e sviluppo dell'allenamento in dojo. Si può costruire così un sistema efficace per mettere a fuoco determinate lacune del combattimento e per migliorare velocemente nel katame waza.
Vorrei citare, a conclusione, il grande maestro Gunji Koizumi su alcuni punti fondamentali del ne waza:

“Le anche sono il punto di controllo per l'intero corpo, le ginocchia per le gambe, i gomiti per le braccia. Questi punti sono deboli se attaccati lateralmente con il braccio piegato ad angolo retto. Al tempo stesso l'azione di tali giunture è di vitale importanza sia nell'attacco che nella difesa. Ogni vostro movimento o azione ha inizio da un loro movimento. L'uso locale di mani o piedi è vano, come un meccanismo senza base.
Vi sono tre modi di usare il meccanismo del corpo. Uno consiste nell'usarlo come una solida struttura, irrigidendo tutte le giunture e atteggiandolo ad arco. In tal modo voi potete liberare il vostro corpo dal controllo dell'avversario e potete concentrare il suo peso su un solo punto. Il secondo sta nel rilassare tutti i muscoli ed usare il corpo come un asciugamano bagnato sul corpo dell'avversario. Questo vi permetterà di localizzare o neutralizzare lo sforzo dell'avversario nello spingere o nel tirare. Il terzo consiste nel mutare la curva della spina dorsale, onde far agire il peso concentrato del corpo su un punto del corpo dell'avversario. Questa forma è particolarmente importante nelle azioni di bloccaggio, non solo perché  assai efficace, ma anche perché risparmia una inutile fatica muscolare.”

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