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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

Breve storia del JUDO

Il judo ha origine dall'antico jujitsu; il fondatore Jigoro Kano studiò e approfondì diverse scuole di jujitsu arrivando ad ottenere il grado di maestro (Shihan) in due di queste, Tenshin shin'yo (specializzata in Katame waza, lotta corpo a corpo, strangolamenti, leve articolari) e Kito (specializzata in Nage waza, tecniche di atterramento al suolo).
Nel 1882, in quanto shihan di due stili potè fondarne uno nuovo, approfondendo il proprio metodo che prese il nome di Judo Kodokan, che significa: scuola dove si insegna la via della cedevolezza.
Questo avvenne in un periodo favorevole per il Giappone, infatti fino ad allora, per oltre mille anni, il potere era stato nelle mani dello Shogun (generale dell'esercito) e della classe sociale dei samurai, ma a seguito di alcuni eventi il potere imperiale riprese il comando, determinando per il Giappone l'inizio dell'era moderna.
Ci furono cambiamenti culturali nella vita dei giapponesi dovuti a influenze occidentali e ciò provocò un rifiuto per tutto quello che apparteneva al passato, come la cultura guerriera, di cui il jujitsu faceva parte, che scomparve quasi del tutto. L'uso delle armi da fuoco prese il posto delle antiche arti del combattimento tradizionale e le scuole di arti marziali (dojo) chiusero per mancanza di allievi.
Jigoro Kano, professore universitario di Inglese ed economia, con ottime capacità pedagogiche, capì l'importanza di unire lo sviluppo fisico e le capacità nel combattimento, per la crescita intellettuale dei giovani.
Inizialmente eliminò dalla disciplina tutte le azioni di attacco armato che potevano causare ferimenti gravi degli allievi.
Successivamente studiò e approfondì il Nage waza (tecniche di atterramento al suolo) ottenendo così un sistema di combattimento efficace e appagante.
Ma il vero e proprio cambiamento rispetto al jujitsu si ebbe con la formulazione dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina: Seiryoku zen'yo, il miglior impiego dell'energia fisica e mentale e Jita kyo'ei, cioè tutti insieme per crescere e progredire.
Attraverso la pratica del judo l'uomo migliora se stesso e contribuisce al miglioramento della società e questo è possibile solo con la partecipazione intelligente di tutti.
Lo scopo finale del jujitsu era il raggiungimento della massima abilità nel combattimento; nel judo l'abilità è il mezzo per giungere alla condizione mentale del "miglior impiego dell'energia".
Il judo fu considerato estremamente educativo e poteva, nello stesso tempo, essere utilizzato per difendersi dalle aggressioni, infatti nel judo si trovano due tipiche espressioni della cultura giapponese antica, Bun-bu, cioè la penna e la spada, la virtù civile e la virtù guerriera.
Nel judo sono contenute 3 discipline: rentai (cultura fisica), shobu (arti guerriere), sushin (coltivazione intellettuale).
Il judo ebbe una incredibile diffusione in Giappone e fu esportato nel resto del mondo da commercianti e militari e anche da maestri giapponesi, allievi diretti di Jigoro Kano, che lo fecero conoscere in Inghilterra e in Francia.
Jigoro Kano morì nel 1938, quando il Giappone stava entrando nella seconda guerra mondiale.
Dopo la sconfitta, la nazione rimase sotto il controllo degli USA per dieci anni e il judo fu censurato perché considerato uno degli aspetti pericolosi della cultura giapponese, infatti fu proibita la pratica di questa disciplina e i libri e filmati sull'argomento vennero distrutti.
Successivamente il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) reintegrò il judo fra le discipline sportive, tanto che nel 1964 a Tokyo è diventato ufficialmente disciplina olimpica.

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