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150 Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia   Nel 2016 saranno trascorsi centocinquanta anni da quando, nel 1866 (secondo anno dell'era Keiō), Giappone e Italia hanno dato avvio alle relazioni diplomatiche con la conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio. Da allora un costante flusso di persone tra i due Paesi ha permesso di costruire ottime relazioni...                  [continua]

KATA

"Nelle fattorie tradizionali giapponesi, la luce e la ventilazione di solito si ottenevano rimuovendo l'intonaco di argilla da una sezione del muro internamente ed esternamente, lasciando esposta la struttura della parte in bambù. Questo genere di rozza finestra, chiamata renji-mado (finestra-traliccio), fu inserita nell'architettura della cerimonia del tè, e molte case da tè sono infatti dotate di renji-mado. La luce che entra da tale tipo di finestra viene magnificamente filtrata dalla griglia di bambù, creando così un gioco di luci e ombre. E' un tipo di illuminazione determinata più dalla disposizione delle ombre che dalla presenza della luce. Le arti bugei hanno sviluppato degli schemi. Grazie ad innumerevoli esperienze in battaglia, tali schemi hanno acquisito la loro forma definitiva a costo di spargimenti di sangue, carneficine e immensi sforzi. Sono sequenze di combattimento: attacchi e contrattacchi; lo sfruttamento della debolezza dell'avversario nel posizionamento, nelle armi e nell'armatura; la manipolazione di ogni sfaccettatura, mentale e fisica, che può servire ad aumentare la possibilità di distruggere il nemico nel combattimento a distanza ravvicinata. Tali sequenze di combattimento sono i kata delle arti bugei. Per il bugeisha sono indispensabili. Danno coerenza al suo studio. I kata sono la struttura intorno alla quale l'allenamento viene organizzato.

Gli schemi suggeriti dai kata non riguardano solo le discipline bugei. Ogni arte tradizionale giapponese si serve di schemi preordinati suggeriti dal maestro agli allievi. Nella cerimonia del tè, il praticante esegue il kata della preparazione del tè con gli stessi identici gesti rituali impiegati due secoli fa. Li ha imparati dal suo insegnante, che a sua volta li ha appresi allo stesso modo. La medesima cosa avviene per i kata delle arti bugei. Codificati dai guerrieri feudali ed elaborati dai loro successori, i kata marziali hanno gradualmente assunto una forma immutabile. Il moderno praticante che li apprende e li ripete viene cosi introdotto al vero nucleo della conoscenza, una pedagogia che ha trovato conferma sul campo di battaglia.

Chi non li conosce direttamente non ritiene conveniente assumere questo rispettoso punto di vista riguardo ai kata classici di combattimento. Tali persone li ritengono sterili, inutili sequenze ripetitive di scarso valore in un combattimento reale. Per coloro che non ne conoscono il significato, l'aspetto esteriore di un kata è quello di un balletto coreografico, con schemi rigidamente codificati e privi di qualsiasi creatività e spontaneità.

La vera natura dei kata viene rivelata solo se è osservata dalla prospettiva interiore del praticante. Coinvolto nell'esecuzione dei kata, egli si rende conto che esso propone numerose sfide nella sua applicazione pratica, nella scelta del tempo di attacco e della distanza, aspetti che richiedono una vita intera per essere esplorati pienamente. Ciò che a un profano può sembrare una forma di apprendimento schiavizzante, quasi robotica, è, per l'esperto, un metodo di istruzione che gli permette di avere accesso al suo potenziale. La pratica dei kata porta il bugeisha a incontri che gli aprono opportunità di creatività e autoespressione che coloro che non seguono la Via non potrebbero neppure sognare. All'interno della struttura della forma, ci aspetta una libertà senza legami. Tramite l'imitazione di movimenti preordinati, l'autoconsapevolezza viene soggiogata. Il nostro vero Io viene alla luce. E' un Io interiore che pervade ciascun kata con le sue uniche e inimitabili qualità.

Una struttura filtrata dai raggi del sole: questo è il kanji che rappresenta il kata. Il non praticante vede solo la luce che la finestra lascia filtrare, perchè il suo punto di vista, che guarda dall'esterno verso l'interno, è ristretto all'ingresso della casa del tè. E' a coloro che sono penetrati nei recessi della stanza che la trama e le sottigliezze dei kata vengono rivelate. Il kata, inoltre, è una sorta di illuminazione molto particolare, perché può accendere una luce negli spazi dominati dall'animo umano."

Dave Lowry, Sword and Brush. The spirit of the Martial Arts

I Kata (forme) del judo sono dei particolari esercizi che esprimono, per così dire, la teoria del judo. Con essi sono tramandati degli aspetti fondamentali della disciplina, difficilmente trasmissibili altrimenti, visto il grandissimo numero di praticanti nel mondo e la difficoltà di comprendere il judo senza il vissuto corporeo. Sebbene i Kata rappresentino il collegamento con la tradizione del Judo non sono qualcosa di statico e immutabile come qualcuno ha pensato, anzi il prof. Kano auspicava una loro evoluzione attraverso lo studio e la comprensione di ogni praticante.

I Kata fondamentali del Judo sono:

Randori-no-Kata o forme del randori (Nage-no-Kata e Katame-no-Kata);
Kime-no-Kata o forme dell'intenzione;
Ju-no-Kata o forme della cedevolezza;
Koshiki-no-Kata o forme delle cose antiche;
Itsutsu-no-Kata o kata delle cinque forme

A questi sono stati aggiunti vari kata, elaborati da illustri maestri del passato, certamente con l'intento positivo di trasmettere una loro idea o visione del judo. Non è stato però aggiunto niente di essenziale all'impalcatura del metodo così come è stata costruita da Jigoro Kano "shihan", attraverso le cinque Forme su esposte. Tra questi, di particolare interesse per la formazione del judoista è il Kodokan-Goshin-Jutsu (Arte della difesa personale del Kodokan). Comuni a tutti i Kata sono lo studio della corretta respirazione, della posizione, degli spostamenti, dell'impiego corretto dell'energia in rapporto all'energia dell'altro, della forza, dell'attenzione e della concentrazione. Ogni Kata poi contiene un particolare insegnamento che, superata la fase di studio e il problema tecnico, si svela nella sua pienezza dopo anni di studio e dedizione verso la pratica.

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